Senza confini Senza confini Anita Franzon

Nuova Zelanda, dove la viticoltura è più sostenibile

Nuova Zelanda, dove la viticoltura è più sostenibile

Il 22 aprile scorso si è celebrato l’Earth Day. In occasione di quest’iniziativa ideata per la sensibilizzazione verso la salvaguardia del Pianeta Terra, i viticoltori della Nuova Zelanda hanno pubblicato il report riguardante il Bilancio per la Sostenibilità 2022. Presentando i dati raccolti nei 1840 vigneti e le 310 aziende certificate nell’ambito del programma Sustainable Winegrowing New Zealand (SWNZ), il rapporto evidenzia come la sostenibilità renda unica l’industria vinicola neozelandese sulla scena mondiale.

Per approfondimenti: Winetitles Media, Decanter e Food&Wine

Oltre il 96% di tutta la superficie vitata in Nuova Zelanda è ora certificata come sostenibile attraverso il programma SWNZ, con il 10% delle aziende vinicole in possesso di certificazione biologica.
«È un risultato che ci rende orgogliosi», ha affermato Edwin Massey, addetto alla sostenibilità per l’ente New Zealand Winegrowers. Che continua: «Grazie ai dati di SWNZ, abbiamo l’opportunità unica di raccontare il nostro cammino verso una maggiore sostenibilità nel vino. Prendersi cura delle persone e del luogo è un valore che condividiamo con i nostri clienti». Sono sei le aree tematiche coinvolte in questo progetto: l’acqua, i rifiuti, il controllo di parassiti e malattie, il suolo, i cambiamenti climatici e l’uomo.

L’esempio della Nuova Zelanda: ogni piccolo gesto conta

«Le azioni individuali positive di ogni Cantina neozelandese si sommano per dare un grande impatto sull’intera industria vinicola del Paese contribuendo a un cambiamento duraturo», aggiunge Massey. E conclude: «Per i nostri viticoltori sostenibilità significa coltivare uva e produrre vini famosi in tutto il mondo in modo tale da poter proteggere il territorio per le generazioni future. Ogni piccolo gesto conta. Significa che i consumatori possono fidarsi del fatto che la loro bottiglia di vino neozelandese sia stata prodotta nel rispetto della Terra e dei suoi abitanti» (Winetitles Media).

Obiettivo carbon neutrality entro il 2050

Attraverso il programma lanciato nel 1995, i coltivatori possono ottenere la certificazione solo superando severi test. Dopodiché vengono sottoposti a controlli periodici condotti da una società indipendente che valuta la sostenibilità complessiva delle loro operazioni verificando il raggiungimento degli obiettivi. In tutto il Paese il 99% dei viticoltori ricorre ora a metodi non chimici per la gestione di parassiti e malattie. Ma c’è di più. L’intero settore vinicolo neozelandese vuole essere carbon neutral entro il 2050; i produttori si stanno attualmente concentrando sulla riduzione delle emissioni, sulla conservazione dell’acqua e sul miglioramento della salute del suolo.
Nonostante oltre la metà dei produttori si sia impegnata a usare bottiglie più leggere, il 12% abbia installato pannelli solari, il 21% abbia implementato le iniziative di efficienza energetica e nel 97% dei vigneti si ottimizzi l’irrigazione, c’è ancora molta strada da fare (Decanter).

Un impegno duraturo per un miglioramento continuo

“Tutto ciò che facciamo ha un effetto a catena: attraverso le viti che piantiamo, le impronte e le eredità che lasciamo”, si legge nel rapporto. La sostenibilità in Nuova Zelanda diventa, dunque, un esempio per le altre regioni del vino.
«È certamente un risultato di cui possiamo essere orgogliosi. Il vero lavoro è però garantire non solo la sostenibilità, ma l’essere in grado di elevare la nostra posizione a un impegno duraturo per il miglioramento continuo», conferma ancora Edwin Massey. Secondo Massey l’industria vinicola della Nuova Zelanda si è giustamente guadagnata il posto tra le nazioni produttrici di vino più progressiste al mondo (Food&Wine).

Foto di apertura: in Nuova Zelanda il 10% delle aziende vinicole possiede una certificazione biologica © M. Spiske – Unsplash

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© Riproduzione riservata - 28/04/2022

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