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Nella nuova cantina Vistarino valorizza i cru del Pinot nero

24 Ottobre 2018 Aldo Fiordelli
Da "outlet del vino sfuso" per i milanesi a patria di uno dei migliori Pinot neri italiani. È il salto più alto che l’Oltrepò potesse spiccare, grazie all’energia di Ottavia Giorgi di Vistarino. È stato il Conte Augusto Giorgi di Vistarino a importare dalla Francia questo nobile vitigno nella sua tenuta nel 1850 e oggi, a oltre un secolo, è la sua trisnipote Ottavia a farne l’orgoglioso stendardo per i vini dell’azienda di famiglia.
Le colline di Gianni Brera e Gualtiero Marchesi storicamente hanno imbottigliato solo il 30% del vino prodotto, lasciando il resto in damigiane per il rosso da tutti i giorni. Gli acquisti di sfuso da Trentino e Veneto che fanno il prezzo della tipologia hanno caratterizzato negli ultimi anni questa terra come l’outlet dello sfuso. La stessa Conti di Vistarino, fino a circa 10 anni fa, nella cantina di Scorzoletta acquistava ingenti quantità di vino dai conferitori. Poi, dopo uno sversamento doloso di 5 mila ettolitri, l’azienda ha cambiato strada.    

Il progetto Cru dedicato al Pinot nero

«Come prima cosa abbiamo individuato le parcelle migliori, quelle che permettono al Pinot nero di esprimere al meglio le proprie caratteristiche. È il progetto Cru che mette in bottiglia singoli territori di eccellenza». Da qui derivano Bertone, il più fine da bere. Tavernetto, col carattere più esuberante. E Pernice, un Pinot nero fine sì, ma non privo di profondità e di austerità. Senza scomodare la Borgogna per i soliti confronti, un "grand cru" italiano.    

Con una nuova cantina Vistarino interpreta al meglio i suoi cru

Per un progetto votato all’interpretazione di mini-terroir, l’azienda necessitava anche di una cantina nuova, che permettesse al team tecnico di interpretare al meglio i doni della natura. Così quest’anno è stata rinnovata accanto la cantina, uno scrigno di stile e tecnologia nella valle dello Scuropasso, di fronte a villa della Fornace, capolavoro di architettura settecentesca e residenza di famiglia. Per i nuovi impianti di Pinot nero, Ottavia Vistarino ha privilegiato la scelta di portainnesti e cloni (tutti importati direttamente dalla Francia) con caratteristiche produttive precise: bassa produzione, grappolo e acino piccolo e grande potenziale aromatico...    

A ogni clone la sua parcella ideale

Ma non solo. I nuovi impianti (una media di 10 ettari all’anno) hanno una densità minima di 5.000 piante/ha e ognuno è stato preceduto da un’attenta valutazione sui singoli appezzamenti. «La geografia della Tenuta è caratterizzata da un mosaico di piccole unità sparpagliate su una superficie molto estesa. Il lavoro di zonazione per ottimizzare l’interazione tra vitigno e terroir è stato davvero molto lungo e dettagliato e continuerà nei prossimi anni fino a coprire l’intero patrimonio vitato» spiega Ottavia Vistarino. Incrociando dati sui suoli, sull’altitudine (che tocca i 500 metri slm) e sull’esposizione, l’azienda ha potuto collocare ogni clone nella sua parcella ideale. E grazie all’analisi dei risultati delle ultime vendemmie, è riuscita a individuare progressivamente le vigne più vocate e a costruirsi una mappa (tutt’ora in evoluzione) di potenziali cru.

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