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Non solo Tokaj. Il vino ungherese si presenta

19 Dicembre 2013 Anna Rainoldi
Il vino ungherese si fa ambasciatore della sua terra. In occasione dell'anno culturale Italia-Ungheria, il Console Generale István Manno ha scelto di valorizzare il tema enologico fra le eccellenze che accomunano le due nazioni. A differenza nostra, il comparto vinicolo ungherese è fatto di piccole cifre: la superficie vitata complessiva corrisponde, in Italia, alla regione Veneto, e la relativa produzione, limitata in quantità, non ne consente una vasta diffusione sul mercato internazionale. Al di là delle dinamiche economiche, l'importanza del vino d'Ungheria risiede nel suo valore culturale: la qualità elevata, la cura produttiva e la varietà di vitigni autoctoni rappresentano con efficacia l'anima della nazione e la sua tradizione vinicola. SETTE ETICHETTE DA SCOPRIRE - Una cena di gala a Milano, presso Palazzo Spinola, offre l'occasione per degustare sette di queste eccellenze produttive, scelte dalla wine and gastronomic adviser Helga Gál dalla selezione del Ministero degli esteri ungherese. Apre l'aperitivo uno spumante, il Balatonboglár Prestig Brut 2005 di Garamvári, da Pinot nero e Chardonnay dell'area meridionale del lago Balaton, subito seguito dal bianco autoctono Királyleányka 2012, più aromatico, prodotto da Szöke nella regione vinicola settentrionale del Mátra (accanto all'omonima catena montuosa). OSARE IN BIANCO - Anche nel seguito placè il vino è protagonista. Ai tavoli - distinti con il nome di sette regioni vinicole ungheresi - la sequenza delle etichette detta legge sulla scelta delle portate, dove le materie prime della tradizione sono rivisitate in chiave moderna, in abbinamento ai calici da degustare. Si parte con il Badacsony Rózsakö 2011 di Szatmári, bianco autoctono vinificato in acciaio e prodotto sui terreni vulcanici del Balaton, che sposa perfettamente il purè di baccalà aromatizzato con paprika, budino di manioca e mousse di prezzemolo. Notevolissimo il secondo bianco, Nagy-Somló Furmint 2010 di Györgykovács, una micro-cantina a nord del lago Balaton con un solo ettaro a conduzione, e un totale di 6-7 mila bottiglie prodotte (solo bianchi); splendida riuscita anche del piatto che lo accompagna: crema di spinaci ai funghi porcini con due tipi di fegato d'anatra. BORDEAUX E SANGUE DI TORO - Passiamo ai rossi, entrambi annata 2009. Si comincia con un esempio dello storico Bikavér o "sangue di toro", prodotto nella regione di Eger da Thummerer; la base di Franconia è in blend con Cabernet Franc, Merlot, Kadarka e Blauer Portugieser (tutti i vitigni sono vinificati separatamente in botte; il Bikavér prevede almeno un anno di legno). Anche il versante culinario si fa più strutturato, con arista arrosto e guancia al vapore di magalica (varietà pregiata di suino) accompagnate da crema di mais alla ricotta di pecora, cavoli, crauti e verza. Il secondo vino è Cuvée Kopár di Attila Gere: Cabernet Franc, Merlot e Cabernet Sauvignon dalla regione ungherese più meridionale di Villány. Compagno ideale nel piatto, una saporita sella di cervo con pita di barbabietola e purè di piselli gialli al rosmarino. IL CELEBRE DOLCE ASZÚ - Gran finale con il Tokaj Aszú 6 puttonyos 2003 di Sauska. Il celebre vino dolce della regione Tokaj (il termine Aszú indica appunto l'acino attaccato dalla Botrytis) è qui presentato nella versione di questa giovane Cantina, fondata 6 anni fa dall'omonimo imprenditore ungherese dopo una vita spesa in Usa. Il dolce di ricotta e confettura di pesca, aromatizzato con formaggio verde, regge la struttura del nettare dorato nel calice, che degnamente conclude una splendida cena.

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