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Per Nino Negri è tempo di cru

20 Gennaio 2020 Civiltà del bere
Per Nino Negri è tempo di cru

Emblema dell’enologia valtellinese, l’azienda modello del Gruppo Italiano Vini ha deciso di allargare la produzione di etichette single vineyard per esaltare i diversi terroir. Il direttore Danilo Drocco racconta la genesi e le peculiarità dello storico Vigneto Fracia e dei due nuovi cru Sassorosso e Ca’ Guicciardi.

Circa 2.500 chilometri di muretti a secco costruiti nell’arco di due millenni fanno della Valtellina il più grande anfiteatro terrazzato d’Italia. Tra i primati c’è anche quello di vigneto di montagna più esteso d’Europa con una superficie intorno ai 1.000 ettari, di cui 700 dedicati alla produzione dei prestigiosi Sfursat e Valtellina Superiore Docg. «Il nostro è il Nebbiolo più a nord del mondo», commenta Danilo Drocco, enologo e direttore della storica Nino Negri, azienda modello del Gruppo Italiano Vini, che possiede 35 ettari nelle sottozone più prestigiose – Grumello, Sassella, Inferno e Valgella – a cui se ne aggiungono 120 gestiti attraverso legami consolidati con i piccoli conferitori locali.

La Valtellina come Pantelleria quando si parla di sole

«Ci troviamo al confine italo-svizzero e la corona di catene montuose che circonda la valle garantisce una naturale protezione dalle perturbazioni atmosferiche, salvaguardandoci dai venti freddi settentrionali e dagli umidi scirocchi meridionali». Lo sviluppo orizzontale da est a ovest – un unicum in tutto l’arco alpino – permette un’esposizione solare dall’alba al tramonto e la forte inclinazione del versante vitato amplifica la radiazione. Alcuni studi hanno attestato che la quantità di insolazione della Valtellina è la stessa dell’isola di Pantelleria.

Danilo Drocco, enologo e direttore di Nino Negri


Le radici sulla roccia rendono unica la Chiavennasca

Da ricordare anche le notevoli escursioni termiche giorno-notte, che favoriscono una maturazione ottimale del Nebbiolo, localmente detto Chiavennasca. «L’ambiente dà molto ma in cambio chiede fatica, sacrificio e passione. Le piante crescono sulle pendici dei monti, tra i 250 e i 700 metri di altitudine, e impongono quindi una lavorazione manuale, “eroica”. I terreni, sabbiosi e granitici, sono poco profondi e le radici insistono direttamente sulla roccia madre. Questo conferisce una particolare sapidità al Nebbiolo di Valtellina che, a mio avviso, è tra le sue caratteristiche distintive rispetto ai cugini di Langa».

Vendemmia 2019, una buona annata

Negli ultimi 20 anni la viticoltura valtellinese è cresciuta molto e si è attrezzata per prevenire i cambiamenti climatici. «Gestione della chioma, riduzione della produzione per pianta e inerbimento del vigneto sono ormai pratiche consolidate. Nel 2019, sebbene non siano mancate piogge e grandinate, non abbiamo avuto particolari problemi. L’estate si è rivelata calda ma non siccitosa, seguita da un autunno assai favorevole. Abbiamo vendemmiato un’uva matura, di buona acidità, destinata a darci prodotti profumati ed equilibrati. In generale, rispetto al passato, i vini di Valtellina sono tendenzialmente più longevi e più ricchi in alcol, con tannini più morbidi».

Il sogno: diventare la nuova Borgogna italiana

Piemontese di origine, Danilo Drocco per 30 anni si è occupato professionalmente del Barolo e delle Langhe, prendendo il posto nel 2017 di Casimiro Maule, che era stato alla guida della Cantina dal 1971. Dopo un biennio di lavoro si può già cogliere l’evoluzione stilistica impressa ai vini aziendali, pur nel rispetto delle antiche tradizioni. «La mia formazione è legata al modello francese teso all’esaltazione del terroir. Da qui la volontà di lavorare su piccoli appezzamenti con vinificazioni parcellari, nella convinzione che la Valtellina possa ambire a diventare la nuova Borgogna italiana. È arrivato il momento di produrre dei Valtellina Superiore da singola vigna». Accanto allo storico Vigneto Fracia, a partire dalla vendemmia 2019 entreranno in produzione anche i cru Sassorosso e Ca’ Guicciardi, per i quali è stata richiesta ufficialmente la possibilità di indicare il nome del vigneto in etichetta.

Un momento della vendemmia nel Vigneto Fracia

Il pionieristico Vigneto Fracia

Il Valtellina Superiore Vigneto Fracia è l’emblema del pionierismo firmato Nino Negri. «È stato tra i primi single vineyard della valle. I filari si trovano in Valgella, senza dubbio la zona più fredda della Tenuta, con forti escursioni termiche. Ne nasce un rosso di bella acidità, dai profumi fragranti con note mediterranee di rosmarino, basilico e lavanda».

Sassorosso e Ca’ Guicciardi, da Grumello e Inferno

Alfiere della sottozona Grumello è invece il Valtellina Superiore Sassorosso, che sorge sul dosso di una roccia. «Il colore è piuttosto scarico e anche il carattere ricorda quello del Pinot nero, con note di frutta fresca e speziatura delicata. Il tannino ha trama fitta, ma tutt’altro che irruenta».
Chiude la triade il Valtellina Superiore Ca’ Guicciardi, il cui nome fa riferimento all’abitazione di una storica famiglia locale. «Di fatto l’azienda lo vinifica dagli anni Cinquanta; fino alla vendemmia 2018 è però stato chiamato Carlo Negri, in omaggio al figlio del fondatore Nino che acquistò la vigna. Siamo nella sottozona più calda, l’Inferno, fatta di piccole vallette in cui l’azione dei venti risulta meno evidente. Le numerose rocce affioranti inoltre assorbono il calore durante il giorno e lo rilasciano la notte. Ne consegue una maturazione più veloce e un Nebbiolo con più colore, struttura, potenza di tannino. È infatti l’unico che mi ricorda un po’ i vini di Langa».

L’emblematico Sfursat 5 Stelle

E lo Sfursat 5 Stelle? «Per noi continua e continuerà ad essere un prodotto emblematico. È il vino che ha fatto la storia della Valtellina, dandole una visibilità italiana e internazionale. In questi mesi stiamo portando avanti con il Consorzio uno studio sull’appassimento tradizionale, che nel caso dello Sfursat 5 Stelle si protrae per 100 giorni in fruttaio grazie all’azione naturale dei venti. In tal caso non seguiamo la logica dei cru; la provenienza delle uve può cambiare di anno in anno proprio in funzione della loro idoneità all’appassimento».

Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 6/2019. Se sei un abbonato digitale, puoi leggere e scaricare la rivista effettuando il login. Altrimenti puoi abbonarti o acquistare la rivista su store.civiltadelbere.com (l’ultimo numero è anche in edicola). Per info: store@civiltadelbere.com

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