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Nebbiolo Prima: Barolo 2020 identitari e Barbaresco 2021 fruttati

15 Febbraio 2024 Elena Erlicher
Nebbiolo Prima: Barolo 2020 identitari e Barbaresco 2021 fruttati

Durante l’anteprima, in scena dal 1° al 4 febbraio, sono state presentate le nuove vendemmie del re delle Langhe e dei suoi accoliti. Si registra un cambio di prospettiva per un evento incentrato più sull’esperienza e la conoscenza del territorio

Nuove annate e nuova location a Nebbiolo Prima. L’Anteprima dedicata alla stampa italiana ed estera – mentre Grandi Langhe è aperto agli operatori del settore a Torino – quest’anno ha presentato il Barolo 2020 con la sua Riserva 2018, il Barbaresco 2021 con la Riserva 2019 e il Roero Docg 2021 con la Riserva 2020 nella sede inaugurata lo scorso settembre di Albeisa.

Una nuova sede

Il Consorzio che riunisce 314 soci che utilizzano l’omonima antica bottiglia progettata per questi grandi vini, oggi ancora più green e leggera, per i suoi 50 anni si è regalato una nuova sede nello storico palazzo Govone nel centro storico di Alba (Cuneo). È qui che, dal 1° al 4 febbraio, i professionisti giunti dalla Penisola, dall’Europa e da Oltreoceano hanno potuto assaggiare 175 vini, uno per azienda (tra cui 29 prove di botte), in anteprima. Ma la manifestazione non si ferma qui. Dopo le sessioni di degustazioni mattutine si spostava nei vigneti delle Langhe con visite guidate ad aziende, dove venivano allestiti banchetti per walk-around tasting con altre Cantine del territorio, per terminare ogni giornata con cene con i produttori nei migliori ristoranti di Alba.

Il format rinnovato

«Quest’anno il format è stato rivisto dando anche spazio al lato esperienziale e di conoscenza del territorio», ha sottolineato Marina Marcarino, presidente di Albeisa e produttrice di Barbaresco con Punset a Neive. «I produttori hanno proposto un’etichetta a testa, invece di due, snellendo i tempi di degustazione a favore dei seminari di approfondimento con studiosi come Anna Schneider del Cnr-Ipsp di Torino e l’agronomo Edmondo Bonelli. Abbiamo pensato di proporre anche un’attività pratica di potatura in vigna alla Scuola enologica di Alba, guidata dall’agronomo Edoardo Monticelli».

L’andamento vendemmiale

Venendo ai vini e alle annate in anteprima, la 2020 e la 2021 hanno avuto un andamento altalenante, simile nella seconda parte dell’anno, ma contraddistinte da un inverno differente. Per entrambe la stagione invernale è stata mite e con scarse precipitazioni, caratteristiche che ricordano l’annata che stiamo vivendo, la 2024. Ma, mentre nel 2020 tra febbraio e aprile c’è stato un aumento delle precipitazioni, con una seconda parte della primavera che si è dimostrata fin troppo piovosa; nel 2021 la primavera è stata meno piovosa, ma le vigne non ne hanno sofferto perché era caduta più neve in inverno. L’estate, in entrambe i casi, è stata calda e asciutta, facendo presagire una vendemmia precoce; ma le notti fresche di settembre hanno garantito una buona escursione termica per tannini e antociani di qualità.

Il cambiamento climatico si è fatto sentire

In generale, i vigneti delle Langhe non hanno registrato grandi sofferenze a causa del cambiamento climatico; anzi le estati calde e poco piovose forse sono un bene e scongiurano il pericolo di eventuali attacchi fungini. Qui, contrariamente al resto della Penisola, il rischio peronospora non è sentito, e i grandi e improvvisi quantitativi d’acqua (come le bombe d’acqua) sono ben gestiti da viticoltori capaci. «L’acqua, del resto, rimane un elemento determinante per il comportamento e lo sviluppo della vite», come ricorda l’agronomo Edmondo Bonelli, che ha condotto un’interessante masterclass sulla geologia delle Langhe.

Il suolo è una variabile da considerare

Nell’Albese il suolo è molto diversificato, con percentuali di sabbia, limo e argilla che variano a seconda della zona. Si possono riscontrare grandi differenze anche all’interno della stessa menzione, perché a volte le Mga sono molto estese: si pensi, per esempio, a quella di Bussia, che comprende il territorio di due comuni (Barolo e Monforte d’Alba). «Storicamente qui si pratica la viticoltura sulle terre bianche, che hanno una maggior presenza di calcare», spiega Bonelli, «ma negli ultimi decenni, con il cambiamento climatico, anche le terre rosse, più fertili e profonde e con una buona presenza di ferro, sono diventate adatte alla produzione del Barolo.

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