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Moscato di Scanzo: una rarità tutta lombarda

24 Novembre 2018 Roger Sesto

Il Moscato di Scanzo è un’uva oggi coltivata nel solo comune omonimo della Bergamasca e nelle aree limitrofe. È di origine ellenica ed è stato portato a dimora sui colli di Scanzo dai coloni romani. Questa varietà ama terreni ben esposti e asciutti, suoli magri e ricchi di scheletro, calcareo-marnosi.

Dai grappoli spargoli, allungati e alati, ha acini piccoli e scuri, dalla buccia sottile e pruinosa. Punto di forza di questa varietà sono la sua rarità e il suo legame con un territorio molto piccolo. Dà origine a un passito del tutto unico. La sua preziosità è anche un punto di debolezza. L’area di coltivazione è di soli 31 ettari, per una produzione complessiva di 60.000 mezze bottiglie l’anno. Per questo è quasi impossibile divulgare il prodotto al di fuori del territorio d’origine.

 

Grappoli di Moscato di Scanzo in appassimento

 

Il Moscato di Scanzo De Toma

Tra i protagonisti di questa viticoltura di nicchia vi è l’azienda De Toma di Scanzorosciate (Bergamo), fondata nel 1894 da Giacomo De Toma, tra i primi a produrre in epoca “moderna” il Moscato di Scanzo passito, rilanciando una secolare tradizione che pareva sopita. Oggi la Cantina è condotta da Stefania Castoldi e dal marito Giacomo De Toma, pilota-comandante d’aereo e agronomo per “hobby”. Dopo un appassimento di 40 giorni e una lenta fermentazione, il nettare riposa in acciaio (per conservare il carattere varietale del vitigno) per 22 mesi e in bottiglia per altri 6. Il tutto per un vino speziato, dai ricordi di rosa, salvia, ciliegie e cassis, per un sorso caldo di alcol, fresco, concentrato ma di grande armonia.

 

Giacomo De Toma

 

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