Senza confini Senza confini Anita Franzon

Liv-ex Power 100: la Borgogna domina il mercato secondario

Liv-ex Power 100: la Borgogna domina il mercato secondario

Ogni anno l’indice internazionale Liv-ex fotografa con la classifica Power 100 lo stato del mercato secondario del vino. “Un panorama in continua evoluzione”, si legge nei commenti alla pubblicazione, dove emerge, ancora una volta, la Borgogna. Come novità è invece da segnalare l’assenza di Bordeaux tra i primi 10 produttori di vini pregiati nella lista.

Per approfondimenti: Liv-ex, Decanter e Vitisphere

Anche la Borgogna potrebbe, però, dover affrontare nuove sfide. A tal proposito, il caporedattore di Liv-ex Rupert Millar ha dichiarato: «Proprio come abbiamo visto nel 2019, la crescita della Borgogna è vertiginosa, ma l’impennata potrebbe essere rapidamente ostacolata». In generale, tutti i prezzi dei brand citati nella lista sono aumentati, ma «la direzione del mercato nel 2022 suggerisce che il cambiamento è già presente», conclude Millar (Decanter).

La Borgogna regna incontrastata

Con ben 39 aziende su 100, 6 in più rispetto al 2021 (15 in più rispetto al 2017), la Borgogna domina la classifica Power 100 del 2022 stilata da Liv-ex e pubblicata lo scorso 22 novembre. Il rapporto mostra chiaramente come la Borgogna sia la regione più forte nel settore del vino pregiato: nella top 5, guidata da Domaine Leroy per il terzo anno consecutivo, si trovano solo nomi borgognoni. La scalata di questa regione ha, però, determinato la frenata di altri vini, in particolare di Bordeaux. Ma Liv-ex avverte che l’aumento dei prezzi potrebbe portare a un calo dell’appeal tra gli acquirenti, sempre più aperti ala ricerca di nuovi vini di alta qualità in altre regioni; una tendenza già annunciata nelle classifiche 2020 e 2021.

La “presenza discreta” dello Champagne

La Power 100 2022 è stilata in base a diversi criteri calcolati da Liv-ex e dalle operazioni avvenute sulla sua piattaforma tra 12.332 etichette per 1.694 marchi in un periodo di tempo compreso tra il 1 ottobre 2021 e il 30 settembre 2022 (Vitisphere). Domaine Leroy, per esempio, ha visto il prezzo medio dei suoi vini salire di quasi il +60% in 12 mesi. In seconda posizione si trova Domaine Arnoux-Lachaux, che in un anno ha scalato 60 posizioni grazie a un’esplosione della domanda e a un conseguente aumento esponenziale del prezzo. Solo gli Champagne Dom Pérignon, Louis Roederer (Cristal) e Krug hanno impedito alla Borgogna di conquistare tutti i primi 10 posti. Anche lo Champagne ha dunque mostrato un forte slancio e sembra destinato a competere con la Borgogna per qualità e valore. Liv-ex lo ha definito come “una presenza discreta” nel mercato secondario.

Bordeaux scende, ma rimane una “proposta solida”

La forte domanda di Borgogna e Champagne significa che, per la prima volta, il vino di Bordeaux non è rappresentato tra i top 10 brand della Power 100, dove è presente, in tutto, con 25 tenute (nel 2021 erano 30, nel 2017 erano, invece, ben 53). Ma Liv-ex ha affermato che comunque i vini di Bordeaux rimangono una “proposta solida”: Mouton Rothschild è stato lo Château bordolese con il punteggio più alto nella classifica, guadagnandosi il 13° posto, subito prima di Petrus. “Sarebbe facile vedere come negativa la situazione dei marchi di Bordeaux. Il commercio totale della regione continua a ridursi e il numero di marchi tra i primi 100 è sceso a un nuovo minimo”, scrive Liv-ex. Ma: “Bordeaux offre comunque una forte e ineguagliata combinazione tra reputazione del marchio, prestigio, disponibilità, longevità e, sempre di più, un buon rapporto qualità-prezzo”.

L’impennata italiana si è attenuata, ma le prestazioni sono ottime

Presente con 12 produttori, l’Italia segue Borgogna e Bordeaux, davanti allo Champagne. L’impennata avvenuta negli anni scorsi, in particolare nel 2020, si è leggermente attenuata: Tenuta San Guido esce dalla top 10, trovandosi – prima tra le Cantine italiane – al 30° posto, seguita da Giacomo Conterno al 32°, poi da Gaja (38°), Masseto (40°), Bartolo Mascarello (42°), Tignanello (49°), Comm. G.B. Burlotto (57°), Bruno Giacosa (60°), Ornellaia (80°), Quintarelli (84°, unica azienda fuori da Toscana o Piemonte), Giuseppe Rinaldi (85°) e Poggio di Sotto (96°). La migliore performance l’ha, però, ottenuta il Tignanello di Marchesi Antinori: l’unico brand italiano nella top 100 a salire in classifica (scalandola di 16 posizioni) rispetto all’anno precedente. In generale, un po’ come per il Bordeaux, il commercio totale in valore e volume degli italiani è ancora forte ma l’andamento dei prezzi è rallentato, soprattutto rispetto a Borgogna e Champagne.

Foto di apertura: © J. Speetjens

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© Riproduzione riservata - 01/12/2022

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