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Le Famiglie dell’Amarone dicono no alla modifica del disciplinare

7 Maggio 2013 Monica Sommacampagna
Le 12 Cantine delle Famiglie dell’Amarone compatte per dire “no” alla produzione di Amarone indiscriminata nelle zone meno vocate della Valpolicella. Dopo la chiusura di un tavolo di concertazione con il Consorzio Tutela Vini Valpolicella, sancita il 3 maggio scorso con una lettera al suo presidente Christian Marchesini, alcuni dei nomi più noti della Valpolicella – Allegrini, Begali, Brigaldara, Masi, Musella, Nicolis, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Venturini e Zenato – hanno spiegato ieri le ragioni del loro dissenso alla “Bottega del Vino” di Verona. NO AI VIGNETI IN PIANURA - Al centro dello scontro la ventilata possibilità, nella prossima assemblea consortile di venerdì 10 maggio, di abrogare il paragrafo 2 dell’articolo 4 del disciplinare di produzione per l’Amarone della Valpolicella Docg modificato con decreto ministeriale del 30 novembre 2011, che recita: “Pertanto sono da escludere, in ogni caso, ai fini dell’idoneità alla produzione dei vini di cui all’articolo 1, i vigneti impiantati su terreni freschi, situati in pianura o nei fondovalle". «Questa norma invece è importante per scoraggiare chi vorrebbe coltivare uve da Amarone ovunque», ha detto la neopresidente delle Famiglie dell’Amarone Marilisa Allegrini. «Se guardiamo ai dati di produzione tra il 2009 e il 2012 notiamo che, nonostante le riduzioni di percentuale di cernita promosse dal Consorzio, in 3 anni si è passati da 12 a 17 milioni di bottiglie. Se noi produttori di collina dichiariamo sempre la stessa quantità, viene da pensare che la produzione in fondovalle (il 25% sui 7.000 ettari complessivi della denominazione), vietata dalla norma, sia invece cresciuta. Occorrerebbe invece non espandere più i vigneti di pianura». SERVE DISTINGUERE TRA AMARONE E AMARONE - «Fare Amarone in collina costa!», ha detto Tiziano Castagnedi di Tenuta Sant'Antonio. «Per valorizzare la produzione storica occorrerebbe verticalizzare la produzione, puntare cioè sulla collina per produrre Amarone e sul fondovalle per Ripasso e Valpolicella», ha proposto Sandro Boscaini di Masi, past president e referente al tavolo di concertazione delle Famiglie dell’Amarone con il Consorzio Tutela Vini Valpolicella. Sabrina Tedeschi, infine, evidenzia l’importanza di distinguere tra le selezioni di Amarone di collina e di pianura. La parola, insomma, alla viticoltura di un territorio altamente vocato che, secondo le Famiglie dell’Amarone, ha la priorità sulle tecniche di cantina.

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