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Le Cantine che hanno fatto l’Italia (1): Lungarotti

15 Aprile 2011 Emanuele Pellucci
“È stato Giorgio Lungarotti a disegnare l’Umbria nella mappa enologica mondiale”, scrisse un giorno Hugh Johnson in uno dei suoi volumi. Mai elogio più meritato è stato espresso per l’opera di un imprenditore-vignaiolo. È infatti grazie a lui e ai suoi ottimi vini se questa piccola regione italiana, e in particolare l’allora sconosciuta zona di Torgiano, si è ritagliata uno spazio fin dalla seconda metà degli anni Settanta nel panorama vitivinicolo internazionale. [emember_protected] Fondata nel 1962, la Cantina Giorgio Lungarotti Spa – dall’azienda agraria che già produceva vini di qualità venduti però sfusi, imbottigliando solo per casa o per gli amici – si fece subito conoscere. E dopo pochi anni iniziò a espandere la commercializzazione all’estero. Primo obiettivo: l’Inghilterra. «Giorgio trovò un primo buon importatore nel gruppo IDV, che possedeva i negozi Peter Dominic», racconta Teresa Severini, allora giovane studentessa ma già pronta a iniziare a girare il mondo per l’azienda di famiglia. «Il Rubesco fu subito apprezzato per il suo stile che richiamava il Chianti Classico, ma con la sorpresa della qualità, del nome e del territorio nuovo che era l’Umbria, una terra che dimostrava di avere le potenzialità della più conosciuta Toscana. Partimmo perciò in quarta con questo vino, ben distribuito nei negozi e nei ristoranti italiani, e con esso anche il bianco Torre di Giano e successivamente il Rubesco Riserva. La cosa importante è che ancora oggi quando andiamo in Inghilterra la gente si ricorda della “sorpresa-Rubesco”». Un esordio felice, dunque, che aprì la strada alla conquista del secondo, e più importante, mercato: quello degli Stati Uniti. Il primo importatore fu un italo-americano, Fantozzi & Trucco. «Ricordo con rimpianto», dice Teresa, «l’aria di grande entusiasmo e curiosità che si respirava negli anni Settanta, quando accompagnavo Giorgio nelle prime missioni. Noi tutti produttori italiani ci sentivamo veramente pionieri, ed era bellissimo; una sensazione che oggi si è persa totalmente. Allora la gente ti ascoltava a bocca aperta, aveva voglia di capire il vino, ma anche l’Italia. La destinazione delle nostre bottiglie era principalmente la ristorazione italiana, che per il nostro vino ha sempre costituito il canale privilegiato». Dopo gli Usa, sempre verso la metà dei Settanta, Lungarotti sbarca nel vicino Canada, e successivamente la commercializzazione si allarga alla Germania e agli altri mercati europei e asiatici. Oggi l’azienda esporta in 45 Paesi. «Immaginate quanto lavoro è stato fatto, quanti viaggi e degustazioni, ma soprattutto quanto è stato strategico e lungimirante l’aver creato a Torgiano il sistema integrato tra vino, cultura e ospitalità, con il Museo del Vino e l’hotel Le Tre Vaselle e, in seguito, il Museo dell’olivo e dell’olio e strutture agrituristiche. In ultimo perfino una spa specializzata in vinoterapia. Il visitatore che ci viene a trovare non ci dimentica ed è pronto a ricercare il nostro vino ovunque». In oltre 35 anni di viaggi in giro per il globo per far conoscere e soprattutto vendere i vini Lungarotti, Teresa Severini ha accumulato un’infinità di ricordi, conosciuto personaggi, intrecciato amicizie che sono andate anche oltre il rapporto lavorativo. «Sarebbe sufficiente ricordare i tanti viaggi organizzati da Civiltà da bere, dove spesso ero l’unica donna, quasi una mascotte del “circo Khail”, in mezzo solo a produttori uomini e tutti più grandi di me, per riempire le pagine di un libro. In quelle occasioni importatori, ristoratori e giornalisti in ogni parte del mondo facevano carte false per essere invitati alle degustazioni, tanto professionali come nessuno aveva mai organizzato». Dal libro virtuale della memoria di Teresa escono comunque situazioni, nomi e aneddoti che vale la pena ricordare. Come quando nel Duemila fu nominata dall’Opera di Chicago, insieme ad altre due famose produttrici, “Winemaker of the year” e in quell’occasione conobbe Hillary Clinton con la quale parlò di vino. Oppure quando a Torgiano, per i 25 anni del Wwf, arrivò il principe Filippo di Edimburgo e Teresa pronunciò il discorso ufficiale. «Un altro importante riconoscimento», racconta, «fu quando nei primi anni Ottanta la Cantina Lungarotti fu tra le 100 aziende invitate a New York alla prima edizione di Wine Experience. O come quando sono stata chiamata a partecipare a una tradizionale e suggestiva “cerimonia di auspicio” svoltasi in un antico tempio in occasione della firma del contratto con l’importatore giapponese». Teresa Severini rammenta con piacere altri incontri e conoscenze che hanno segnato in qualche modo le tappe del successo dei vini Lungarotti nel mondo. «Tutta la nostra famiglia, da Giorgio a mia mamma Maria Grazia e a mia sorella Chiara, è sempre stata innamorata del nostro lavoro stabilendo rapporti caldi e piacevoli con quanti venivamo in contatto. Mi piace ricordare l’ambasciatore Giorgio Smoquina, così come Vinicio Ortolani, due persone che ci aiutarono a capire il Canada quando decidemmo di entrare in questo difficile ma importante mercato. 1962 Giorgio Lungarotti fonda a Torgiano la Cantina Giorgio Lungarotti Spa. 1972 Iniziano le esportazioni di Rubesco e Torre di Giano prima in Inghilterra e poi negli Stati Uniti. Vini, specie il rosso, accolti con grande sorpresa per la qualità e l’origine. 1974 I Lungarotti inaugurano a Torgiano il Museo del Vino che da subito diviene all’estero motivo di grande interesse e richiamo. 1976 Già presenti negli Stati Uniti, i prodotti Lungarotti sbarcano in Canada, grazie anche al supporto dell’ambasciata italiana e dell’Ice. 2000 Teresa Severini è nominata “Winemaker of the year” a Chicago. OGGI Export: 45% Bottiglie più esportate:  Brezza 300.000 Rubesco 250.000, Torre di Giano 100.000, Rubesco Riserva 10.000, San Giorgio 6.000 Primi mercati: Germania, Stati Uniti, Svizzera, Danimarca e Canada. [/emember_protected]

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