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Le Anfore: la nuova collezione di Elena e Stefano Casadei

20 Novembre 2018 Jessica Bordoni
Fino a qualche anno fa, chi utilizzava le anfore era considerato un outsider, uno sperimentatore piuttosto estremo. Oggi i vini in anfora sono diventati di moda e molte Cantine, dal Friuli alla Sicilia, si cimentano con questa tecnica millenaria.
Stefano Casadei, titolare con la famiglia del Castello del Trebbio nel Chianti, della Tenuta Casadei in Maremma, e dell’azienda Olianas in provincia di Nuoro, è stato tra i primi a credere nelle potenzialità degli antichi vasi in terracotta. E oggi, con la figlia Elena, lancia la preziosa collezione “Le Anfore”.    

Dall'esperienza in Azerbaijan

«Nel 2007 sono stato chiamato a lavorare in Azerbaijan, nelle montagne del Caucaso, da un grande gruppo vinicolo con 200 ettari vitati», spiega Stefano Casadei. «Lì ho scoperto l’uso delle anfore e nel tempo ho deciso di utilizzarle anche per caratterizzare i miei vini aziendali». Oggi circa il 30% della produzione di Casadei fa un passaggio in anfora. «Se è vero che i vitigni più semplici tendono ad appiattirsi, al contrario quelli più complessi tirano fuori note particolarmente interessanti. L’anfora è una grandiosa cassa di risonanza: se il grappolo non è perfetto, l’imperfezione viene amplificata. Nel 2017 tutto è stato più difficile: il caldo ha fatto maturare in fretta le uve, ma nonostante la siccità siamo riusciti a preservare il profilo acido di eleganza e finezza che a mio avviso un vino deve sempre possedere».    

Anfora georgiana e anfora toscana: due stili diversi

La collezione comprende sette etichette completamente vinificate e affinate in due diversi tipi di anfora: quelle in stile georgiano, ovvero aperte tipo tino; e quelle toscane, con un sigillo che ne permette la chiusura. «Le anfore, con capienza di 10 ettolitri, vengono interrate a 2-3 metri di profondità per permettere un minore passaggio di ossigeno e un miglior controllo della temperatura», spiega la giovane Elena Casadei, impegnata in prima linea nel progetto, che ormai porta avanti da 6 anni.

Al centro i vitigni e il terroir

«Le Anfore nascono da un’idea di enologia più semplice e naturale, vocata a produrre vini che esprimono fedelmente le caratteristiche di diversi terroir e vitigni», prosegue la produttrice. «Ogni anno io stessa seleziono esclusivamente le varietà che hanno prodotto i migliori risultati in anfora tra tutti i vini delle tenute di famiglia, supervisionando personalmente la fase di vinificazione, decidendone i tempi di macerazione e affinamento».    

Le Anfore Casadei: note di degustazione

Tutte le uve provengono dai vigneti di proprietà in Toscana e in Sardegna gestiti in biodinamica seguendo il protocollo aziendale biointegrale che limita al massimo gli interventi nel rispetto dell’ambiente e della terra. Alla vista, i vini colpiscono per pulizia e limpidezza. Risultano piuttosto aperti, netti nella loro complessità aromatica. L’anfora permette un maggiore fissaggio di colore e favorisce la stabilizzazione proteica.
Il Trebbiano, Toscana Igt 2017
La batteria dei bianchi comprende il Trebbiano (frutto di 120 giorni di macerazione), il Semidano Migiu (88 giorni) e il Moscato di Alessandria (25 giorni). Tra tutti ci ha colpito il Trebbiano, Toscana Igt 2017 dai terreni argillosi con buona presenza di calcare del Castello del Trebbio. «La diraspatura e una soffice pigiatura precedono la fermentazione che avviene rigorosamente senza lieviti aggiunti», precisa Elena Casadei. Il vino resta poi in contatto con le proprie bucce per circa 120 giorni. «A conclusione della malolattica il vino viene travasato e prosegue l’affinamento in anfora per altri quattro mesi». Giallo oro carico, ha un interessante bouquet di gelsomino, tè al bergamotto e cannella con sentori di frutta candita, mela cotogna e confettura di albicocca. Al palato è ricco, avvolgente, dotato di grande freschezza. Chiusura fruttata e persistente.
Cannonau di Sardegna Doc 2017
La selezione sul fronte dei rossi include il Syrah (30 giorni di macerazione), il Cannonau (25 giorni) e il Sangiovese (30 giorni). Tra tutti spicca il Cannonau di Sardegna Doc 2017, dai terreni argilloso-sabbiosi della tenuta Olianas. «In questo caso l’affinamento, a conclusione della malolattica, è proseguito per otto mesi in anfora». Naso intenso e complesso di macchia mediterranea, su tutti mirto e liquirizia. In bocca è articolato ed elegante con un finale sapido piacevolmente tannico.
Malvasco, Isola dei Nuraghi Passito Igt 2017
La linea comprende anche il Malvasco, Isola dei Nuraghi Passito Igt 2017 a base di Malvasia (50%) e Nasco (50%) «L’appassimento avviene in parte in pianta e in parte nei graticci. Si prosegue poi con una leggera pigiatura e successiva macerazione a freddo. Dopo due giorni le uve vengono pressate e il mosto viene rimesso in anfora per concludere la fermentazione alcolica. Dopo la malolattica il vino viene pulito per poi ritornare in anfora e proseguire il suo affinamento di altri cinque mesi». Al naso note di miele e frutta candita. In bocca la dolcezza è ben supportata da una spalla acida e una buona freschezza.

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