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La tecnica antichissima del Passito di Saracena

6 Maggio 2010 Civiltà del bere
Alle falde del Pollino, sul versante meridionale della catena montuosa che separa la Basilicata dalla Calabria, nasce un vino da meditazione che anche di recente ha ottenuto riconoscimenti prestigiosi. A Saracena (Cosenza), piccolo comune di circa 4 mila abitanti, operano alcune Cantine che, recuperando un’antichissima tradizione, rinnovano ricette e tecniche di lavorazione tramandate di generazione in generazione. La caratteristica principale di questo prezioso e raro nettare è rappresentata dalla bollitura del mosto ottenuto da uve Guarnaccia e Malvasia, o anche Odoraca, raccolte tra la fine di settembre e i primi di ottobre, e pressate in maniera molto soffice. Raggiunta la riduzione di un terzo, e aumentando quindi la concentrazione degli zuccheri, si unisce questo mosto a quello di un altro autoctono, il Moscatello di Saracena, i cui grappoli sono stati tagliati con un po’ di anticipo rispetto alla canonica vendemmia e poi fatti appassire per circa un mese, procedendo a un’attenta cernita. Il Moscatello è rinomato per i suoi profumi intensi: gli acini vengono selezionati a mano e pigiati delicatamente con le dita. Se ne utilizzeranno circa 15 chili per ogni quintale di mosto che era stato lasciato a raffreddare e poi versato in botti di legno. In passato le doghe erano di gelso, la pianta legata alla nobile storia dell’arte della seta nella Calabria del Medioevo e del Rinascimento. Per agevolare la fermentazione si può aggiungere un po’ di mosto crudo. Ogni Cantina ha i suoi accorgimenti e segreti circa le percentuali di uvaggio, la durata della macerazione sulle bucce e la maturazione, complice anche l’evoluzione tecnologica. Il Passito di Saracena lo si beve giovane. Ha il colore dell’ambra, è dolce, molto aromatico, morbido, fine, persistente, con sentori che hanno fatto sbizzarrire la fantasia dei migliori degustatori: frutta esotica, canditi di cedro, datteri, fichi secchi, miele, caramello, mandorle, uva sultanina, cachi e bergamotto. In quest’area del Parco nazionale del Pollino che guarda verso la Piana di Sibari, giardino di profumi sin dalla mitica Enotria, e poi dall’VIII secolo a.C. curato dai primi colonizzatori achei, la cultura del Moscatello è sopravvissuta nelle famiglie quale insostituibile messaggero di letizia per le ricorrenze più importanti. Tra i produttori le Cantine Viola, con l’etichetta Passito Moscato, e Feudo dei Sanseverino, con il Moscato Passito al governo di Saracena. Le bottiglie disponibili sono, nel complesso, poche migliaia.

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