Dal mondo Dal mondo Riccardo Oldani

La Spagna progetta il futuro guardando al Prosecco. Il bando dell’Oive

La Spagna progetta il futuro guardando al Prosecco. Il bando dell’Oive

La Spagna vanta numeri di eccellenza nel panorama vitivinicolo mondiale. Ora guarda al futuro traendo ispirazione da quanto hanno fatto diretti concorrenti come Italia, Cile e Nuova Zelanda. Oive, l’organizzazione nazionale del vino spagnolo, ha pubblicato un’approfondita analisi a novembre e ora ha lanciato un bando per definire le strategie di sviluppo a medio termine.

Non è questo il momento di restare con le mani in mano per chi opera nel mercato del vino. Le profonde trasformazioni che gli ultimi mesi hanno impresso a tutto il mondo vitivinicolo impongono analisi approfondite e rapide soluzioni. Impegno a cui non si è sottratta l’Oive, Organización Interprofesional del Vino de España, che lo scorso novembre ha prodotto una corposa analisi del settore, e che ora ha lanciato un bando, assegnato entro fine luglio, per la definizione di un piano d’azione di sviluppo a medio termine. Da realizzare, cioè, entro 5-10 anni.

Spagna

Infografica riassuntiva del settore vitivinicolo in Spagna (fonte Oive).

Guardando all’Italia

L’Oive vuole capire meglio quali sono le tendenze in atto nei principali mercati di consumo, individuare quali siano i punti di forza delle propria produzione su cui puntare maggiormente e, soprattutto, valutare le strategie seguite dai principali paesi concorrenti, primo fra tutti l’Italia. Anzi, nel bando l’organizzazione fa un preciso riferimento, per quanto riguarda il nostro Paese, al caso del Prosecco e al percorso che ha portato dalla produzione di alte quantità di vino sfuso a privilegiare la vendita in bottiglia, con un alto valore aggiunto. La Spagna ancora oggi vanta un alto quantitativo di sfuso, rispetto al totale del vino commercializzato; evidentemente ora vuole impegnarsi per dare una diversa dignità e un più elevato valore sul mercato al suo prodotto. Altri casi che si intendono studiare sono quelli della Nuova Zelanda e del Cile.

Numeri di primo piano

Il Paese iberico parte, in questo progetto di rilancio, da alcuni punti molto significativi. La Spagna detiene il primato mondiale di estensione di territorio dedicata a vigneto, ben 950 mila ettari, di cui oltre il 13% è condotta con criteri “ecologici”, cioè, in sostanza, biologici. È anche il terzo produttore mondiale, dopo Italia e Francia, con 38 milioni di ettolitri l’anno e vanta anche una notevole diversità, attestata dalle oltre 100 denominazioni di origine protetta. Sono oltre 4.000 le imprese che producono o confezionano vino, senza contare tutto l’indotto rappresentato da una miriade di attività, dalla manifattura del vetro e delle bottiglie a quella del sughero e dei tappi, dall’enoturismo alla fabbricazione di macchinari e alle attività commerciali. Parliamo di aziende in gran parte votate all’innovazione, che investono ogni anno 570 milioni di euro per migliorare i processi produttivi, l’impatto ambientale.


Distribuzione regionale del Pil generato dalle attività vitivinicole in Spagna (percentuali eccedenti il Pil nazionale).
Fonte Afi su base dati MAPA.

Una fetta importante del Pil

Il peso economico di tutto questo movimento è imponente. L’attività vitivinicola genera ogni anno 23.700 milioni di euro di affari, pari al 2,2% del Pil nazionale e produce, per ogni euro investito, 1,75 euro di ritorno in valore diretto e indiretto. La principale regione produttiva è quella di Castilla-La Mancha, che genera circa il 48,1% dell’intero volume d’affari, seguita da La Rioja, con il 15,5%. Gli addetti direttamente impegnati dalla filiera vitivinicola sono 427.700, pari al 2,4% di tutti i lavoratori spagnoli, mentre i viticoltori sono circa 561 mila. Allo stato il settore frutta nel complesso più di 3.800 milioni in imposte, dirette e indirette. Tutto questo si traduce anche in una forte spinta all’export. La Spagna è il maggiore esportatore del mondo in volume e il terzo in valore.

La posizione di mercato coperta dalla Spagna nei cinque principali paesi in cui esporta (dati in valore e in volume risalenti al 2019).
Fonte Afi su base dati Intracen

Il valore dell’export

I Paesi di destinazione sono 189, di cui 89 effettuano acquisti per valori superiori al milione di euro. Parliamo di un valore di export che supera i 3 miliardi di euro, con una bilancia commerciale ampiamente positiva per il paese iberico.  Un processo attualmente in atto è la sempre maggiore internazionalizzazione delle imprese vitivinicole spagnole, che negli ultimi cinque anni hanno consolidato il loro volume d’affari verso l’estero.

Il numero di viticoltori in Spagna, per regione di produzione.
Fonte MAPA.

Legame culturale

Un aspetto su cui Oive punta molto è poi il forte radicamento della cultura del vino nel territorio. Un fenomeno che contribuisce a ridurre lo spopolamento delle campagne e coinvolge i giovani. Secondo l’organizzazione, nel 2019 il 27% della superficie dedicata a nuovo vigneto in Spagna ha visto l’impegno diretto di giovani imprenditori. Anche il modello cooperativo, che resta fortemente diffuso in Spagna così come in Italia, svolge una funzione di coesione sociale e di rafforzamento dei vincoli tra le comunità locali e la viticoltura.

Le prossime sfide

Oltre alle novità indotte dal Covid-19, una forte spinta all’innovazione proviene, infine, dall’esigenza di contrastare i cambiamenti climatici, una sfida che per l’Oive è di fondamentale importanza e che detterà i ritmi e gli obiettivi di cambiamento del settore negli anni a venire.

Foto di apertura: © M W – Pixabay

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© Riproduzione riservata - 29/06/2021

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