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La rassegna del Pigato fino al 2 settembre ad Albenga

28 Agosto 2012 Elena Erlicher
Non è solo il Pigato protagonista della Sagralea (www.sagralea.it), lo storico evento dedicato a uno dei vini bandiera della Liguria che da 45 anni anima le serate di fine estate ad Albenga. Nella frazione di Salea, regione Terraconiglio, in un grande spazio espositivo di 25 mila metri quadri, si possono assaggiare anche tutti gli altri vini Doc della regione, come il Rossese, l’Ormeasco e il Vermentino. Salea, Ortovero e Cisano sono le zone più rinomate per la produzione del Pigato. UN BIANCO STORICO - Il vino ha origini antiche (forse greche) ed era già molto apprezzato in epoca medioevale dai marchesi Clavesana, antica famiglia piemontese il cui potentato arrivava fino alla Liguria. Il nome Pigato deriverebbe dalle “pighe”, macchioline scure che punteggiano gli acini del vitigno; una teoria alternativa, invece, lo fa risalire al termine latino pix-picis, cioè la pece che rivestiva le antiche anfore vinarie. Qualunque sia la sua storia, il vino riscuote ancora oggi un grande successo. Sono quasi 150 mila i visitatori che ogni anno affluiscono nella piccola frazione per degustare le sue diverse interpretazioni. Oltre al vino gli oltre 200 stand della rassegna offrono olio e prodotti gastronomici e artigianali (Cooperativa Macchia Verde, tel. 0182.21.221 - 329.15.49.651). PRODOTTI TIPICI - In collina, alle spalle della cittadina, è molto diffusa l’olivicoltura, mentre nella piana è affermata la produzione altamente specializzata di ortaggi e frutta, anche con l’impiego di serre in vetro e in plastica. Quindi, oltre all’olio extravergine (al quale è dedicato anche il Museo Sommariva di Albenga, all’interno della cinta muraria medioevale), sono imperdibili i cosiddetti “4 di Albenga”, e cioè l’asparago violetto, il pomodoro cuor di bue, il carciofo spinoso e la zucca trombetta. Tra la frutta, le pesche e le albicocche la fanno da padrone. E non si possono dimenticare il basilico e le altre erbe aromatiche. Nella zona è rinomato anche il miele. Intensa è, infine, la floricoltura, dalle orchidee alle margherite, dai ciclamini alle primule e ai crisantemi. DOVE MANGIARE - Le specialità della zona, come asparago violetto e carciofi, sono ben interpretate dal Pernambucco, in una insolita collocazione all’interno di un giardino (viale Italia 35, tel. 0182.53.458). Ha da poco festeggiato i 10 anni il piccolo Babette, che in un ambiente raccolto e curato offre piatti di mare e di terra; il fiore all’occhiello sono i dolci (viale Pontelungo 26; tel. 0182.54.45.56, www.ristorantebabette.com). Un ex convento del Quattrocento ospita l’Osteria dei Leoni, dove concludere in bellezza con una bavarese al passito di Pigato (vico Avarenna 1, tel. 0182.51.937). Spingendosi fuoriporta, fino ad Alassio, si può vivere un’esperienza particolare a Il Palma: prima di mettersi a tavola lo chef Viglietti spiega la propria filosofia e interroga gli ospiti sui loro gusti (via Cavour 5, tel. 0182.64.03.14, www.ilpalma.com). DA VISITARE - Albenga, con Vado e Ventimiglia, è una delle tre città romane del Ponente ligure. Tra i resti di epoca romana si possono ammirare i ruderi di un anfiteatro, un teatro, un acquedotto e il Pilone sul Monte, monumento funerario del II secolo. La cittadina mantiene inalterata anche la struttura medioevale con case addossate e le famose torri; notevoli sono quella comunale, quelle di Casa Cazzulini, di palazzo Costa e del palazzo vescovile. All’interno del palazzo vecchio del comune si può visitare il Museo Civico Ingauno (gli Ingauni sono l’antica popolazione ligure da cui Albenga prende il nome). Nell’attiguo battistero del V secolo è conservato uno splendido mosaico bizantino che gareggia in bellezza con quelli di Ravenna. Nel Museo Diocesano sono esposti un San Giovanni attribuito al Caravaggio e il Martirio di Santa Caterina di Guido Reni.
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