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La crisi dei consumi in Italia è un falso problema. Lo dice Antinori

22 Marzo 2011 Civiltà del bere
Non siamo mai stati pionieri o conquistadores, ma è quello che dobbiamo diventare per scampare alla crisi. Sembra essere questo il messaggio lanciato da Piero Antinori, presidente dell’Istituto del vino italiano di qualità Grandi Marchi, intervenendo nel recente dibattito sulla crisi dei consumi interni. «Quello della crisi dei consumi interni di vino è un falso problema, preoccupiamoci piuttosto di vendere bene nel resto del mondo» ha affermato Antinori. «Anche in Francia – ha proseguito – i consumi interni sono calati, ma questo non ha distolto dalla conquista di nuovi mercati di sbocco» cosa che, invece, il nostro Paese non riesce a fare. «Negli ultimi dieci anni – ha sottolineato – gli Stati Uniti hanno visto raddoppiare i consumi interni, per non parlare dei Paesi Bric (Brasile, Russia, India e Cina) dove 3 miliardi di persone e centinaia di milioni di nuovi ricchi si “occidentalizzano” attraverso i nostri status symbol, vino di qualità in primis. In Cina – che è già un mercato potenziale da un miliardo di bottiglie l’anno – ogni 100 litri di vino provenienti dall’estero solo 5 portano l’etichetta italiana. E ancora, Hong Kong, hub principale per la distribuzione del vino in Asia, il vino italiano si colloca in settima posizione, con una quota di penetrazione del 2,3%, contro il 33% della Gran Bretagna – che distribuisce per lo più vino francese – o il 31% della Francia». Secondo Antinori, l’Italia pensa, come sempre, a conservare e dimentica di crescere: questo è questo il vero problema del nostro vino, non il calo del consumo interno. Il made in Italy enologico è un prodotto sempre più globale le cui potenzialità devono essere sfruttate a pieno. «Allarmarsi per un calo fisiologico dei consumi interni è come guardare la pagliuzza per non vedere la trave» ha concluso Antinori.

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