Gli assaggi en primeur durante la manifestazione organizzata da wein.kaltern hanno permesso di fotografare la nuova vendemmia che, a detta di molti produttori, è destinata a diventare la migliore degli ultimi 15 anni. Nel calice territorio, bevibilità, eleganza e stile
Così antico eppure così moderno, identitario e insieme passepartout. Il Kalterersee – sostantivo che identifica il vino rosso a base Schiava (min. 85%) prodotto nel comprensorio attorno al lago di Caldaro, in tedesco Kalterer See – è al centro di un apprezzabile rinnovamento qualitativo e stilistico. Merito di un gruppo di viticoltori decisi e coesi, di un territorio lacustre particolarmente vocato e di una comunità locale che si è fatta sistema per valorizzare l’unicità del paesaggio e dell’offerta (eno)turistica.
L’Anteprima del Kalterersee
L’occasione per toccare con mano la vitalità dello storico centro vinicolo altoatesino è stata la 3ª edizione dell’Anteprima del Kalterersee, organizzata il 26-28 marzo dall’associazione wein.kaltern che da ormai 25 anni si occupa della promozione del vino di Caldaro attraverso incontri, degustazioni e iniziative. Tra queste c’è la Charta del Kalterersee, una autoregolamentazione sottoscritta dai produttori già nel 2010. Durante l’Anteprima, in programma alla Tenuta Windegg, 21 Cantine di Caldaro hanno presentato en primeur l’annata 2025 del Kalterersee, il vino più emblematico del territorio. La manifestazione ha riunito stampa e trade di nazionalità italiana, tedesca e, per la prima volta, anche di Belgio e Olanda.
Interpretazione ed evoluzione nel tempo
Una masterclass guidata da Eros Teboni, Best sommelier in the World Wsa 2018, ha permesso di esplorare da un lato la varietà espressiva del Kalterersee in relazione alle condizioni pedoclimatiche, al terroir e all’approccio stilistico dei produttori, dall’altro la sua sorprendente capacità evolutiva, con etichette targate 2018 e 2016. L’immagine di vino rustico, “alla buona” e da consumare entro l’annata è un vecchio ricordo. Un tempo contava la quantità, oggi conta il carattere. La Schiava di Caldaro, che in zona vanta le tipologie Classico e Superiore (si sta lavorando all’introduzione dell’Uga, che verosimilmente si chiamerà Spiegel, in italiano specchio) è un vino moderno dall’indole fruttata, beverina, disimpegnata ma non banale, accessibile nel gusto e nel prezzo.

Un ponte tra ieri e domani
Nell’ultimo decennio, il cambio di mentalità dei produttori, accelerato dall’apertura e dagli stimoli offerti dalle nuove generazioni, ha permesso di fare il salto qualitativo che serviva, definendo in primis nuovi standard di eccellenza in vigna e cantina, ma anche una comunicazione e un marketing più agile ed efficace. Un modus operandi e uno storytelling al passo con i tempi senza perdere le proprie radici che, al contrario, diventano il punto di forza per raccontare il legame indissolubile tra il vino-vitigno e la sua terra di elezione. Perché il Kalterersee è un ponte tra ieri e domani: “unserer neuer alter Wein”, il “nostro nuovo vino vecchio” come amano ripetere i produttori.
La Schiava a Caldaro
Nel territorio di Caldaro, tra i maggiori comuni vitati dell’Alto Adige, si contano circa 760 ettari di vigne (quelli destinati alla frutticoltura sono 860) su un totale di 5.850 complessivi a livello provinciale. La Schiava si estende su una superficie di circa 300 ettari, mentre il resto è occupato dalle altre principali varietà autoctone e internazionali diffuse in regione, dallo Chardonnay al Lagrein. La maggior parte delle vigne nella zona classica si trova tra i 250 e i 350 metri, alcune si spingono fino ai 400 metri. La varietà è delicata, a Caldaro la chiamano “la diva” per la sua richiesta continua di attenzioni; ama il calore ma non eccessivamente: se si sale troppo si rischia di non raggiungere la maturazione.
Kalterersee ambasciatore dell’Alto Adige
«Elegante, autentico, di facile beva, il Kalterersee non è un vino chiassoso, non cerca di mettersi in mostra», spiega Sighard Rainer, presidente di wein.kaltern. «Racconta il sole, il lago e la gente che lo coltiva con passione da generazioni. È una componente imprescindibile della cultura del gusto quotidiana di Caldaro, profondamente radicata nel territorio e nelle persone che lo abitano. Sia le aziende a conduzione familiare che la Cantina sociale di Caldaro, con i suoi 520 soci, sono fortemente impegnate per rendere ancora migliore e più conosciuto questo ambasciatore dell’eccellenza enologica di tutto l’Alto Adige».
L’andamento climatico del 2025
Il dna della Schiava può essere riassunto nella filosofia “less is more”. È un’uva con pochi tannini, poca acidità e dunque poco alcol e poco corpo. Ha doti da interprete del terroir come il Pinot nero, con cui condivide anche la veste chiara e la leggiadria del timbro. Gli assaggi della vendemmia 2025 fotografano un’annata molto promettente, per tanti la migliore degli ultimi 15 anni, in scia alla 2023 e in contrasto con la difficile 2024. L’inizio dell’anno è stato contrassegnato da temperature miti e una germinazione anticipata. Dopo una primavera temperata, il clima secco e soleggiato di giugno si è rivelato ideale per la fioritura. A luglio c’è stato un netto calo delle temperature con condizioni meteorologiche instabili, ma le malattie fungine sono state contenute. Ad agosto caldo e siccità, seguiti da un settembre capriccioso che ha imposto ai viticoltori di agire tempestivamente anticipando le date di vendemmia.
Capacità espressiva e struttura
La resa, leggermente inferiore rispetto agli anni precedenti, ha permesso di portare in cantina uve sane e di ottima qualità, favorendo in particolare le varietà autoctone come la Schiava e il Lagrein. Le 21 etichette di Kalterersee 2025 in degustazione all’Anteprima di Caldaro, a dispetto della loro giovane vita (la maggior parte degli assaggi erano campioni di botte), si distinguono per un buon potenziale in termini di espressività aromatica e una buona complessità strutturale. In molti casi, l’utilizzo dell’acciaio è stato associato a quello della botte grande o della barrique sia nuova che di più passaggi; e questo aiuta a spiegare le doti di corpo e profondità rilevate.
Tipicità e qualità
L’uso del legno appare nel complesso ben ponderato, al netto di qualche esagerazione isolata, e anche lo spettro delle riduzioni, a cui la varietà tende naturalmente in cantina, risulta circoscritto. La qualità è nel complesso medio-alta e il fil rouge territoriale si esprime con chiarezza senza però cristallizzarsi. L’uniformazione/appiattimento – che è la pecca attribuita più spesso alla produzione altoatesina – qui resta lontana. E, sempre a proposito di capacità di distinguersi, qualche produttore ha scelto di raffreddare le bottiglie nella glacette e servire la Schiava intorno ai 13-15 °C, come la bevono i caldaresi, sottolineando ancora una volta la versatilità, la beva rinfrescante e l’apprezzabilità anche nei mesi più caldi.
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