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Incendi Napa Valley: la California conta i danni

Incendi Napa Valley: la California conta i danni

È ancora troppo presto per conoscere le reali conseguenze economiche sulla produzione vinicola in Napa Valley, a una decina di giorni dal picco di incendi che ha colpito la regione californiana (leggi la testimonianza di Albiera Antinori). I titoli di cronaca parlano da soli, delineano l’impatto umano dei roghi più devastanti che la Napa ricordi: 41 vittime, 40.000 sfollati, 5.700 proprietà distrutte, più di 86 mila ettari bruciati. Migliaia di persone che hanno visto drasticamente cambiare la loro vita nel giro di qualche ora. Oggi si cerca di tornare alla normalità, ma il prezzo da pagare sarà più alto delle mere perdite economiche, anche per il mondo del vino.

Gli incendi in piena vendemmia

A complicare il tutto, siamo in piena stagione di vendemmia. Fortunatamente si stima che il 90% delle uve sia già stato raccolto in Napa e Sonoma prima dell’insorgere dell’emergenza – un po’ meno a Mendocino (75%), stando ai dati dei Napa Valley Vintners (NVV) e del Wine Institute californiano. Le Cantine in grado di riprendere le attività ora stanno proseguendo a vendemmiare: in Napa Valley sono rimasti in pianta soprattutto grappoli di Cabernet Sauvignon (che non dovrebbe risentire del fumo, grazie allo spessore delle bucce tipico della varietà).

 

 

Le conseguenze su scala internazionale

Niente allarmismi. La California da sola produce l’85% del vino americano, ma le conseguenze degli incendi sul mercato vinicolo internazionale saranno trascurabili. Questo perché la costa settentrionale (Mendocino, Napa e Sonoma) riveste una grande importanza dal punto di vista qualitativo, ma pesa circa il 12% del volume di produzione complessivo: il grosso proviene dalla Central Valley. E anche nelle aree raggiunte dalle fiamme l’impatto è stato “a macchia di leopardo”. Il San Francisco Chronicle ha messo a disposizione una mappa interattiva dell’incendio: guarda qui

Si contano i danni

La Napa brucia anche ora. Resistono ancora alcuni focolai, soprattutto sulle colline circostanti, anche se la situazione è decisamente migliorata e le fiamme sono sotto controllo. Secondo il Wine Institute, le aziende vinicole gravemente compromesse sono meno di una decina (su circa 1.200 fra Mendocino, Napa e Sonoma), mentre NVV segnala danni per una ventina di produttori soci. Anche Signorello – le immagini della Cantina avvolta dalle fiamme sono diventate presto virali – è riuscita a salvare buona parte della produzione, riporta Decanter.com.

 

 

Far ripartire l’enoturismo

Non è da sottovalutare anche l’impatto sull’enoturismo, un comparto trainante per l’economia delle aziende vinicole in Napa Valley. Normalmente, riporta Mike Veseth su Wine Economist, la Napa conta la presenza di quasi 17 mila turisti per più di 5 miliardi di dollari ogni giorno: far ripartire anche questo settore rimane uno dei punti chiave su cui concentrarsi nei prossimi mesi.

Napa Stands Strong!

Ben più grave è la condizione delle case di chi lavora in vigna e cantina. Un problema cruciale, dato che la componente umana è la base su cui poggia l’intero settore. La situazione si sta pian piano distendendo, anche se il numero altissimo di sfollati ed edifici inagibili rappresenta un grosso ostacolo al ritorno della normalità. Ma i Napa Vintners assicurano: “La coesione e lo spirito di resilienza della comunità che popola la nostra valle è forte. I vicini si aiutano a vicenda, e insieme supereremo questo momento terribile”.

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© Riproduzione riservata - 19/10/2017

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