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Il vino naturale è un punto di approdo, non d’arrivo

15 Settembre 2020 Massimo Zanichelli

Nasce dopo un lungo percorso che vede protagonisti i prodotti biologici, biodinamici e sostenibili, tutti certificati (mentre lui non lo è). Tra i requisiti, condivisi da gruppi o associazioni, le fermentazioni spontanee, e al bando gli additivi e i solfiti aggiunti.

Ci sono parole di uso comune che, smettendo di indossare il proprio ordinario significato per entrare nell’immaginario collettivo come uno slogan, generano una serie di effetti a catena. È il caso, nel mondo del vino, del termine “naturale”, che non è quasi più possibile usare nel suo significato più immediato (“di cosa che è in natura, che è secondo natura, conforme all’ordine della natura”, Vocabolario Treccani), senza dover specificare una serie di cose.

Una nuova corrente di pensiero

L’espressione vino naturale – che per molti risulta pleonastica (ogni vino non dovrebbe essere naturale per definizione?), per altri addirittura implausibile (nessun vino è realmente naturale essendo la mano dell’uomo determinante nella sua realizzazione), per tutti provocatoria (gli altri vini sono forse tutti “artificiali”?) – identifica oggi una particolare corrente di pensiero e produzione che si oppone al mainstream del vino industriale, massificato, prodotto dell’enologia più tecnica.

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