Senza confini Senza confini Anita Franzon

Planeta, Pasqua e Ca’ del Bosco. Il trionfo italiano ai Wine Star Awards di Wine Enthusiast

Planeta, Pasqua e Ca’ del Bosco. Il trionfo italiano ai Wine Star Awards di Wine Enthusiast

Abbiamo raggiunto telefonicamente Alessio Planeta, Riccardo Pasqua e Maurizio Zanella per un commento e qualche riflessione dopo la vittoria del titolo, rispettivamente, di winemaker, azienda innovatrice e Cantina europea dell’anno secondo la prestigiosa rivista statunitense.

Ogni anno, da 24 edizioni, la prestigiosa rivista nordamericana Wine Enthusiastt conferisce una serie di premi – i Wine Star Awards – alle persone e alle aziende che hanno contribuito a lasciare il segno nel settore del vino e di altre bevande alcoliche a livello mondiale. Tra i premiati per il 2023 ci sono illustri nomi italiani: al siciliano Alessio Planeta è andato il riconoscimento di “enologo dell’anno”; Pasqua Vini si è aggiudicata il titolo di “innovatori dell’anno”; mentre Ca’ del Bosco è stata eletta “Cantina europea dell’anno”. Abbiamo intervistato Alessio Planeta, ad e responsabile tecnico di Planeta, il ceo di Pasqua Vini Riccardo Pasqua e Maurizio Zanella, fondatore di Ca’ del Bosco, per fare il punto sull’enologia contemporanea, tra visione, innovazione di prodotto e comunicazione. Senza mai dimenticare l’importanza di andare controcorrente.

Alessio Planeta: dalla Sicilia al mondo con un’enologia contemporanea

Alessio Planeta è il quarto italiano a conquistare il titolo di Winemaker of the year grazie alla sua “storia avvincente” e “all’influente posizionamento del vino siciliano sulla scena internazionale”, come si legge nella motivazione del premio. Planeta, non a caso, è un’azienda in grado di creare un ponte tra l’isola e gli appassionati di vino a livello globale, così come racconta lo stesso enologo: «In Sicilia, come nel resto del mondo, oggi il mantra è fare un’enologia “di territorio” con lo scopo di trasferire le caratteristiche di un luogo dentro la bottiglia. L’enologia contemporanea è fatta di bassissimo intervento, di scelte viticole e tecniche, di conoscenza e attenzione. Un’enologia senza magia, ma consapevole e rigorosa».

Il focus sulla sostenibilità

Tra le motivazioni del premio assegnato dai Wine Star Awards ad Alessio Planeta c’è poi il focus sulla sostenibilità lontano dalla retorica di un termine troppo spesso abusato. «Per noi contano le molte certificazioni che abbiamo ottenuto, tra le quali Organic e Sostain, di cui siamo stati anche promotori», afferma l’enologo. «Sono i nostri luoghi che, con la loro estetica, raccontano la sostenibilità più di ogni parola». Grazie a questa combinazione di fattori, oggi la percezione del vino siciliano è in costante crescita: «È il risultato del lavoro trentennale di un gruppo di persone, all’inizio erano poche, oggi sono molte, che con impegno, dedizione e visione è riuscito a rompere la barriera che c’era tra la Sicilia e il resto del mondo».

I prossimi obiettivi di Planeta

Conclude Planeta: «Oggi mi piacerebbe che oltre alla percezione, aumentasse anche la quota dei vini siciliani, migliorando le nostre competenze commerciali. Operazioni come Sicilia en primeur hanno permesso di far conoscere i nostri vini alla stampa di tutto il mondo, così come le visite in cantina hanno aperto un dialogo e la conoscenza con consumatori italiani e internazionali. Ricordo le parole di Veronelli che diceva che facevamo “vini d’argento con uve d’oro”. Ora, forse, ci stiamo avvicinando all’oro. E riusciamo a raccontarlo».

L’innovazione per la famiglia Pasqua

«La famiglia Pasqua vanta oltre 100 anni di eredità nel settore vinicolo, ma non riposa mai sugli allori». Ecco perché Wine Enthusiast l’ha scelta per rappresentare gli innovatori del 2023. È la prima Cantina italiana a ricevere tale riconoscimento. D’altronde, spiega Riccardo Pasqua: «Abbiamo l’ambizione di portare la storia centenaria della nostra famiglia nel futuro con codici stilistici che coniughino nuovo e heritage. Innovazione per noi vuol dire innanzitutto contribuire a guardare il mondo da un punto di vista diverso. Come diceva Robert Kennedy: alcuni guardano le cose e si chiedono perché, noi sognamo cose che non ci sono mai state e ci chiediamo perché no?. Tutti i progetti che abbiamo sviluppato in questi ultimi anni sono partiti dal desiderio di esplorare l’inesplorato e di accettare sfide stimolanti».

Riccardo Pasqua: bisogna uscire dagli schemi convenzionali

«Penso per esempio a un progetto come Mai Dire Mai con uno stile di vinificazione più verticale e austero dell’Amarone», continua Riccardo Pasqua. Che aggiunge: «Oppure a Hey French You Could Have Made This Bud You Didn’t, bianco fermo multivintage che impiega tecniche di vinificazione più vicine ad altri mondi. La differenza la fa la voglia di creare qualcosa uscendo dagli schemi convenzionali, ma con un’identità ben precisa che sappia conquistare chi sceglie i nostri vini». D’altronde il claim aziendale è House of the Uncoventional. Cosa significa? Lo spiega ancora Riccardo Pasqua: «Si tratta di una dichiarazione d’intenti che definisce la nostra visione improntata allo spirito audace, al desiderio di inclusività e alla curiosità verso il mondo. Un modus operandi a tutto tondo».

L’unione di mondi apparentemente distanti

«Per esprimere al meglio la nostra identità costruiamo un dialogo con realtà all’apparenza distanti dal vino, ma che trovano terreno comune nel condividere lo stesso linguaggio universale, come per esempio l’arte. Il mondo dell’arte contemporanea ci permette di parlare a tutti coloro che sono attenti al bello, alla creatività, all’innovazione. Guardare e interpretare il mondo e la sua complessità è la sfida con cui cerchiamo di distinguerci nel nostro settore», afferma infine Pasqua. E conclude così su comunicazione e innovazione enologica: «Sono vasi comunicanti. Per valorizzare un vino iconico e dalla personalità dirompente è necessario veicolare messaggi con un tono di voce e uno stile altrettanto forte e distintivo».

Il ruolo trainante di Ca’ del Bosco

I riconoscimenti per un’azienda importante come Ca’ del Bosco non sono una novità, ma il titolo di Cantina europea dell’anno evidenzia il suo ruolo trainante all’interno di un continente del vino. Il premio recentemente assegnato è il coronamento di un lavoro durato anni dedicato all’ostinata ricerca della qualità e alle relazioni, come afferma Maurizio Zanella: «Tra i nostri punti di forza vi sono senza dubbio i rapporti e il costante dialogo con i clienti e gli enoappassionati. Questo fa la differenza soprattutto nei mercati esteri dove è importante far percepire la propria presenza, invitando clienti e operatori del settore a visitare la cantina e a vedere con i propri occhi la nostra realtà. In questo modo, con il tempo, abbiamo costruito la nostra reputazione basata sulla fiducia, anche laddove la competizione con altre realtà vinicole è molto forte».

Lo spirito indomito e artistico di Maurizio Zanella

Per Wine Enthusiast “Ca’ del Bosco continua ad ampliare i confini della vinificazione italiana” e lo fa anche andando controcorrente, a partire dallo “spirito indomito del signor Zanella”. E il fondatore conferma: «Il nostro continuo senso di insoddisfazione, nel senso più buono del termine, unito a un pizzico di follia, ci ha permesso di definire un nostro Metodo che oggi è alla base della nostra attività». Allo stesso modo, Ca’ del Bosco ha aperto la Cantina all’arte: «Oggi chi visita Ca’ del Bosco ha la possibilità di ammirare opere uniche, site specific di grandi artisti e non solo. I nuovi spazi, inaugurati a inizio ottobre, sono ricchi di installazioni artistiche nate per valorizzare le aree di affinamento, offrendo ai visitatori un’esperienza nuova, diversa, di tipo sensoriale. Ci piace pensare fuori dagli schemi e di certo continueremo su questa strada», conclude Zanella.

Foto di apertura: Alessio Planeta, Riccardo Pasqua e Maurizio Zanella

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© Riproduzione riservata - 29/11/2023

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