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Il ruolo trainante delle Cantine leader al centro del Convegno Grandi Marchi

11 Maggio 2012 Andrea Gabbrielli
Per il vino italiano aver raggiunto 4,4 miliardi di export nel 2011 è stato un traguardo difficilmente ipotizzabile appena dieci anni fa. Un risultato di grande importanza tanto più a fronte di un mercato domestico sempre più in affanno. Come e cosa fare per incrementare e consolidare questo successo è stato il tema del convegno sulle “Strategie di leadership per il vino italiano”, promosso dall’International Exhibition Management (IEM) e dalla società di consulenze A & Elle Associati con la partecipazione dell’Istituto Grandi Marchi. L'IMPORTANZA DELLE AZIENDE LEADER - Negli ultimi otto anni l’Istituto ha contribuito con circa 200 iniziative promozionali in giro per il mondo che hanno favorito 15.000 contatti con operatori e centinaia di migliaia con i consumatori. L’intero comparto vinicolo italiano ha beneficiato del traino rappresentato da queste Cantine che secondo lo studio del professor Andrea Rea dell’Osservatorio Vino della Sda Bocconi avrebbero come caratteristiche di essere aziende grandi ma non grandissime ma in grado di muovere volumi e allo stesso tempo di offrire prodotti di alta qualità e affidabilità. Si tratta in prevalenza di aziende a gestione familiare, aperte però anche a management esterni, con un forte rapporto con l’Italia e un portafoglio di referenze ampio che comprende dai vini “popular” sino agli “icon” e a dei veri propri classici (per esempio il Tignanello. Sono vini di grande immagine prodotti da aziende con una buona redditività e con una spiccata vocazione all’export che valorizzano il proprio brand. LA PERFORMANCE DEL CANADA - In questo quadro particolare attenzione è stata dedicata al Canada, un mercato in grande espansione dove l’Italia ha un posto di assoluto rilievo con una crescita del 112% in valore negli ultimi 10 anni. Due i punti di forza della penetrazione italiana: Québec e Ontario, le province leader nelle importazioni di vino italiano per valore e volume. Con un export di 380 milioni di dollari canadesi totalizzati nel 2011 (circa 294 milioni di euro, + 8,7% sul 2010), il vino italiano detiene il 20% del valore complessivo del mercato canadese e rimane saldo in seconda posizione, dietro solo alla Francia (che rappresenta il 22,9% del mercato totale del vino) seguito, nell'ordine, dai competitor del nuovo mondo come Australia, Cile e Argentina. TERROIR, PROMOZIONE  E INCOMING - La crescita complessiva sui mercati del mondo oggi può essere incrementata a patto di elaborare adeguate strategie di leadership, in grado di affrontare un mercato internazionale sempre più competitivo per la grande varietà e diversità dell’offerta, mettendo in campo tutte le suggestioni di cui siamo ricchi, Paese e terroir in primis. Per Piero Antinori, presidente dell’Istituto Grandi Marchi, le manifestazioni all’estero sono un elemento indispensabile alla promozione ma la possibilità di far conoscere dove i nostri vini nascono, è una delle maggiori chances  a disposizione del settore. Non a caso ci ha dichiarato che “Il migliore marketing per le aziende italiane continua ad essere l’incoming degli operatori e dei giornalisti stranieri nel nostro Paese . IGM, NEL 2011 500 MILIONI DI FATTURATO COMPLESSIVO - L'Istituto Grandi Marchi che riunisce 19 tra le più prestigiose cantine italiane (Alois Lageder, Argiolas, Biondi Santi Greppo, Cà del Bosco, Michele Chiarlo, Carpenè Malvolti, Donnafugata, Ambrogio e Giovanni Folonari, Gaja, Jermann, Lungarotti, Masi, Marchesi Antinori, Mastroberardino, Pio Cesare, Rivera, Tasca D’Almerita, Tenuta San Guido, Umani Ronchi) ha registrato, nel 2011, un fatturato complessivo di 500 milioni di euro di cui oltre il 60% realizzati all'estero.

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