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Il Rossese bianco dà nettari longevi

25 Ottobre 2018 Roger Sesto

Il Rossese bianco è un vitigno autoctono della Liguria orientale, poi diffusosi a ponente, distinto da un suo presunto clone albese e tanto meno imparentato con il siciliano Grillo, come taluni affermano.

Alessandro Anfosso dell’omonima Tenuta di Soldano (Imperia) è fra i produttori del Rossese bianco. Racconta: «Le piante ad alberello di Rossese bianco che ho ereditato sono prefillosseriche. Una piccola quantità dimora a Poggio Pini a Soldano e un altro micro appezzamento è situato in località Luvaira, a San Biagio della Cima. Oltre a questi ceppi franchi di piede, abbiamo impiantato – sempre a Luvaira – un nuovo vigneto di 1.500 mq».

La descrizione del vitigno già nella Pomona di Gallesio

Le caratteristiche di questo ormai raro vitigno, sono splendidamente illustrate nella Pomona Italiana del Gallesio. Dove si descrive la cultivar in oggetto come vigorosa, dai tralci marroni, divisi in nodi spessi e rilevati, e con foglie piccole. I grappoli sono minuti, spargoli lunghi e regolari. Gli acini sono piccoli, tondi. La loro buccia, in partenza bianca, si tinge durante la maturazione di un rosso sfumato che ha dato il nome al vitigno.

Simile ai migliori Madera

Il Gallesio sottolinea poi la qualità e la finezza del vino generato da questa varietà: “Bianco, sottile, secco, spiritoso e di serbo, e se la vite è in luogo aprico, somiglia ai vini del Reno. Quando se ne limita la fermentazione prende un pizzico che piace a molti, e quando è concentrato acquista uno spirito che lo avvicina al vino di Madera. Né le sue qualità hanno cangiato col variar dei secoli: esso è ancora al presente un vino squisito; e potrebbe stare al confronto dei migliori vini di Europa, se i nostri agricoltori, più solleciti della qualità che della quantità, coltivassero la vite con più riserva, e dassero alla fattura del vino le cure e le diligenze che vi impiegano gli oltramontani”. Quanto risultano moderne e lungimiranti queste considerazioni scritte quasi due secoli fa.

 

Grappoli di Rossese bianco

 

Un’uva (ingiustamente) abbandonata

Sottolinea Anfosso: «Purtroppo è una varietà quasi abbandonata per la sua scarsa produttività a favore del Bosco, nelle Cinque Terre, e del Vermentino in generale. Eppure è capace di generare nettari sontuosi e di grande longevità, come dimostrato da alcune nostre bottiglie stappate di recente e risalenti agli anni Ottanta e Novanta».

Antea, Rossese bianco in purezza

L’Antea Vino Bianco nasce da uve lasciate a macerare intere per 4 giorni, con una vinificazione in acciaio che si protrae per un mese a 14 °C e matura in tonneau di acacia. Qui svolge anche la malolattica, per circa 8 mesi. Si caratterizza per note di lieviti, foglie di limoncella, cedro, mango, muschio, ricordi salmastri e di erbe secche aromatiche, sino a sentori di mela, pera, castagne e pinoli, quasi a ricordarne le sue origini. Caldo secco al palato, offre un grande equilibrio tra calore, polpa, freschezza e morbidezza.

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