Mondo

Mondo

Il Riesling è sempre una superstar

10 Settembre 2020 Anita Franzon

Il Riesling è senza ombra di dubbio il vitigno simbolo della Germania, sia per numero di ettari dedicati che per la fama nel mondo. Il migliore arriva dal Palatinato. Ma i vitigni tedeschi da scoprire sono molti di più.

La rivista tedesca Vinum ha condiviso tutti i numeri legati alla produzione di Riesling in Germania, che vanta 23.960 ettari, il 40% della produzione mondiale di questa varietà, una quantità che lo rende il re indiscusso tra i vitigni tedeschi. 14,566 euro è il prezzo della bottiglia di Riesling più costosa: un Trockenbeerenauslese di Scharzhofberg sulla Saar. 2 sono le note di frutta si trovano spesso in varie forme nel bouquet dei vini Riesling: la mela e la pesca; e 3 i genitori che hanno dato vita al vitigno, secondo la teoria più diffusa. L’anno in cui il vitigno compare citato per la prima volta è il 1435.

Il campione arriva dal Palatinato

Intanto Vinum ha eletto il nono campione del Riesling, che quest’anno arriva dalla regione del Palatinato e si è distinto all’interno pregiato concorso organizzato dalla rivista tra altri 400 produttori e oltre 1650 vini presentati. Il vincitore è Philipp Kuhn di Laumersheim, che ha dimostrato per la quarta volta l’assoluta competenza nella produzione di Riesling con una media di 18,1 punti (su 20) per ben quattro vini.

La Germania oltre il Riesling

Ma per Eric Asimov (The New York Times) il Riesling è solo la punta dell’iceberg del vino tedesco. Il Pinot nero, per esempio, si trova in Germania sotto il nome di Spätburgunder fin dal XIII secolo, quando fu piantato per la prima volta lungo il Reno dai monaci cistercensi, ed è un’uva che faticava a maturare per via clima fresco della Germania, ma il cambiamento climatico – sebbene sia una minaccia per l’umanità – lo ha reso migliore. L’elenco fatto da Asimov include anche Pinot bianco (Weissburgunder), Blaufränkisch, che in Germania è generalmente chiamato Lemberger; Sylvaner e Trollinger, quest’ultimo meglio conosciuto con il nome italiano di Schiava. Nonostante la riscossa delle uve autoctone o tradizionali sia ormai avvenuta in tutto il mondo, la Germania sembra rimasta indietro su questo versante.

Questa notizia fa parte della rassegna stampa internazionale di Civiltà del bere. Per riceverla gratuitamente una volta a settimana in formato newsletter iscriviti qui.

Leggi le altre notizie dal mondo di questa settimana

Mondo

Dazi Usa: il paradosso di una vittoria legale che spaventa il mercato

Dopo la bocciatura dei dazi imposti dall’amministrazione Trump da parte della Corte […]

Leggi tutto

Pro e contro Wine Paris dalla voce dei produttori

Le opinioni discordanti degli espositori italiani che hanno partecipato alla fiera di […]

Leggi tutto

Tutta la verità su Wine Paris tra apocalittici e integrati

È l’appuntamento internazionale più importante, ma sono molti i dubbi sollevati dagli […]

Leggi tutto

Cinque annate di Les Suchots, Vosne-Romanée 1er Cru di Confuron-Cotetidot

Siamo risaliti indietro nel tempo fino al 1999, per testare la capacità […]

Leggi tutto

Il vino secondo i giovani: all’estero condividono le storie

Un enologo senese che si occupa di accoglienza e vendita diretta in […]

Leggi tutto

Senza Meja, associazione di amici e vignaioli “senza confini”

Più che di un insieme di aziende tra Italia e Slovenia, si […]

Leggi tutto

Enoturismo: a che punto siamo?

Il Global Wine Tourism Report 2025 – la più ampia indagine mai […]

Leggi tutto

Pellegrini: l’Ai al servizio della Cyber Cuvée con Mission 3

È il terzo (e verosimilmente ultimo) capitolo del progetto dell’importatore e distributore […]

Leggi tutto

Champagne Louis Roederer: Cristal 2016 abbraccia la luce

Lo Champagne d’eccellenza della Maison francese esce in un nuovo millesimo luminoso, […]

Leggi tutto
X

Hai dimenticato la Password?

Registrati