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Il Rapporto annuale di Valoritalia

2 Novembre 2021 Jessica Bordoni

L’analisi del Rapporto annuale di Valoritalia parla di una sostanziale tenuta del comparto enologico nel 2020, con una crescita del +1% del vino imbottigliato. Una ricerca a cura di Wine Monitor – Nomisma sottolinea l’importanza delle certificazioni nel percepito sia dei consumatori che dei produttori.

Lo scorso 20 ottobre a Roma è stato presentato il Rapporto annuale di Valoritalia, società nazionale leader nella certificazione dei vini a Denominazione. Lo studio (che può essere scaricato qui) documenta la sostanziale tenuta del settore vinicolo italiano in uno dei periodi più critici della storia recente. Nel complesso il made in Italy enologico ha reagito bene al lockdown, pur nelle difficoltà legate alle restrizioni della mobilità e alla lunghissima chiusura del canale Horeca. Nel 2020 l’imbottigliato ha segnato infatti una crescita del +1%.

Il commento del presidente Liantonio

«I numeri del Rapporto annuale vanno letti con estrema soddisfazione. Testimoniano la bontà del lavoro svolto per far fronte a una crisi senza precedenti», ha commentato Francesco Liantonio, presidente Valoritalia. «Un risultato positivo, agevolato dalla tempestività con la quale le istituzioni hanno affrontato l’emergenza. E sostenuto dalla capacità di enti come i nostri e dall’operato dei player dell’intero mondo produttivo di mantenere saldo il timone, pur di fronte a una tempesta di portata mondiale».

Le certificazioni Valoritalia nel 2020

Valoritalia, come evidenziato nel Rapporto, non ha mai smesso di compiere le sue attività di controllo e certificazione. Nel 2020 le posizioni gestite dall’ente sono state oltre 124 mila. Le visite d’ispezione sono state poco meno di 11 mila, delle quali il 68% in campo e il 32% in cantina. Altri dati da ricordare sono quello legati ai contrassegni distribuiti, che superano quota 1 miliardo; mentre 229 sono le denominazioni gestite, 5 mila le tipologie di vino, 729.601 i movimenti di prodotto registrati e tracciati.

La ricerca sul valore delle certificazioni

Durante la presentazione del Rapporto annuale sono illustrati i dati di una ricerca effettuata dall’Osservatorio Nomisma-Wine Monitor per Valoritalia sul valore delle certificazioni nel percepito di produttori e consumatori. Lo studio ha coinvolto oltre 100 imprese vitivinicole e 1.000 consumatori di vino tra i 18 e i 65 anni. Il campione è stato intervistato in due diversi step di indagine, realizzati a distanza di un anno l’uno dall’altro (a settembre 2020 e 2021). Il quadro che emerge evidenzia un’attenzione sempre maggiore nei confronti delle certificazioni. I consumatori mostrano particolare fiducia nei confronti dei prodotti certificati, mentre nelle aziende aumenta la consapevolezza del quid plus rappresentato dalle certificazioni stesse.

Le direttrici del futuro

«In questo new normal origine, sostenibilità e attenzione alla salute rappresentano le tre direttrici principali nella scelta di consumo degli italiani che coinvolgono necessariamente anche il vino», ha spiegato Denis Pantini, responsabile agroalimentare e Wine Monitor di Nomisma. «La gran parte delle imprese intervistate ritiene infatti che i vini biologici, sostenibili e a basso contenuto alcolico saranno quelli che guideranno i trend di mercato del prossimo futuro. Per intercettare queste opportunità, il ruolo delle certificazioni diventa sempre più importante; in particolare per eliminare quella discrasia esistente nel consumatore tra richiesta di un attributo e acquisto effettivo del vino che lo rappresenta».

Il caso Equalitas

«La ricerca di Nomisma Wine Monitor definisce scenari in costante evoluzione, dove concetti come quello della sostenibilità, declinato nelle sue diverse accezioni, offrono importanti impulsi alle trasformazioni dei mercati e alle richieste degli stessi. Questo sia dal lato della domanda che sul fronte dell’offerta», ha spiegato Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Equalitas. «Il nostro standard di sostenibilità, che in pochi anni ha ottenuto concreti riconoscimenti da parte dei principali organismi internazionali e dei più importanti monopoli del Nord Europa, ne è un felice esempio. La direzione è segnata; e fa piacere vedere come grandi imprese vitivinicole italiane ci seguano in questo percorso sul quale siamo stati tra i primi a muoverci».

Foto di apertura: © Vignamaggio

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