Senza confini Senza confini Mike Veseth

Il gioco del vino è arrivato al game over?

Il gioco del vino è arrivato al game over?

Che futuro attende il comparto enologico? L’amico Mike Veseth, The Wine Economist, prova a delinearlo paragonandolo all’industria dei giochi da tavolo. Ne nascono riflessioni interessanti e l’invito a guardare il presente e il domani con cauto ottimismo.

Cosa c’è da aspettarsi nel mondo del vino nel 2023 e negli anni a venire? Durante il mio recente intervento allo Unified Wine & Grape Symposium di Sacramento, ho spiegato che le sfide che il nostro comparto è chiamato ad affrontare non interessano soltanto il vino; quindi forse possiamo trovare qualche spunto di riflessione guardando fuori dalla “wine box”.
Nel poco tempo che ho avuto a disposizione per parlare, ho preso in esame il caso dell’industria dei giochi da tavolo. Giochi da tavolo? Sì, esattamente, come Risiko e Cluedo per intenderci. Un tempo erano così popolari da far parte del tessuto sociale delle nostre vite. Oggi le cose non stanno più così. In un certo senso quindi potremmo dire che il settore dei giochi da tavolo è stato colpito da forze avverse analoghe ad alcuni dei venti contrari che abbiamo sperimentato nel comparto enologico.

Il cambio generazionale e l’epopea dei videogiochi

La storia della caduta e dell’ascesa dei giochi da tavolo è interessante se la prendiamo a modello per un confronto con l’industria del vino. I giochi da tavolo (e il vino) hanno subìto quattro grandi scossoni negli ultimi anni. Il primo è arrivato sotto forma di cambiamento demografico e socio-economico. Le generazioni si sono avvicendate: i giocatori sono diventati più anziani (i boomers invecchiano) ma al tempo stesso anche più giovani (gen X e gen Z). I volti intorno al tavolo così come le occasioni per riunirsi sono molto diversi da quelli di un tempo.
Ad un certo punto sono entrati in scena i videogiochi. Li potremmo ribattezzare la “birra artigianale” dell’industria dei giochi da tavolo: un prodotto competitivo, moderno, originale. Parola d’ordine: innovazione. C’era sempre un nuovo videogioco da provare. Di contro i giochi da tavolo (e il vino) non erano così innovativi e “incassavano colpi”, mentre i giocatori andavano in cerca dell’ultimo videogame.

La rivoluzione degli smartphone

Poi sono arrivati ​​gli smartphone, che potremmo definire gli “hard seltzer” dell’industria dei giochi da tavolo. È vero: volendo uno può giocare anche sullo smartphone; ma il punto è che la “gamification” è diventata una strategia generalizzata, poiché gli sviluppatori di app cercano di tenere gli utenti incollati ai loro schermi (e quindi di tenere traccia di ogni loro mossa). Anche le applicazioni che non hanno nulla a che fare con i videogiochi utilizzano tecniche di “gamification”. Se vi ritrovate a controllare costantemente le app del vostro smartphone, potreste essere intenti a giocare senza saperlo.
La maggior parte delle volte, se devo essere sincero, il mio smartphone è un po’ come Seinfeld (una nota serie tv statunitense andata in onda tra la fine degli anni Ottanta e Novanta, ndt): “uno spettacolo sul nulla” che guardo ancora e ancora. Questo è il concetto di hard seltzer per me e bibite di questo tipo hanno avuto sul vino lo stesso impatto che lo smartphone ha avuto sui giochi da tavolo.

La pandemia ha sparigliato di nuovo le carte

Infine è scoppiata la pandemia da Covid, che ha colpito duramente sia i giochi da tavolo che l’industria del vino. Riunirsi per giocare a un gioco da tavolo o per condividere un calice in contesti sociali è diventato improvvisamente complicato. Nel caso del vino, le vendite al ristorante, nelle enoteche e nei wine bar si sono completamente azzerate.
La situazione per i giochi da tavolo sembrava particolarmente negativa perché, se avete seguito la storia fin qui, avrete notato che un’intera generazione è cresciuta in un “ambiente di gioco” diverso rispetto al precedente. Era difficile credere che i giochi da tavolo potessero mettere in scena il loro ritorno. Game over quindi. E invece l’hanno fatto! I giochi da tavolo sono tornati! Come?

Il fascino senza tempo dei giochi da tavolo

Un recente articolo del Washington Post di Jacvlyn Peiser suggerisce che il Rinascimento dei giochi da tavolo sia una combinazione di vecchio e nuovo. Le loro antiche virtù – le implicazioni sociali e pedagogiche (di cui ho parlato più approfonditamente nel mio discorso durante il Symposium) – sono rimaste sempre le stesse, ma forse adesso ci appaiono un po’ più preziose perché abbiamo dovuto farne a meno durante la pandemia. E c’è anche un aspetto nuovo: i designer contemporanei sono impegnati a trovare nuovi modi per connettersi con gli utenti e i loro interessi e bisogni.
Ma alla base di questa impennata innovativa c’è il fascino del classico senza tempo. L’articolo del Washington Post si conclude con un commento secondo cui i giochi da tavolo “rimangono” perché riuniscono amici e parenti per condividere esperienze e creare ricordi. Cosa potrebbe esserci di meglio?

Il vino rende tutto migliore

Beh, certo, i giochi da tavolo sono meglio insieme al vino (per chi ha l’età legale per bere). Vino e vita sociale formano un abbinamento perfetto. Ci sono anche giochi da tavolo pensati apposta per gli appassionati di vino. Sapevate, ad esempio, che esiste un Monopoly in edizione speciale Napa Valley?
Quanto è realistico il Napa Monopoly, che si basa sulle proprietà fondiarie della Napa Valley nello stesso modo in cui l’originale è modellato su Atlantic City, nel New Jersey? Ebbene ho controllato su Amazon e il Monopoly tradizionale viene venduto a 11 dollari, mentre la versione Napa a 44. Se quest’ultima è in commercio ad un prezzo quattro volte più alto di quella “base”, dovrà essere piuttosto realistica, non credete?
I giocatori di oggi non hanno rinunciato ai loro schermi, ma hanno riscoperto i piaceri delle interazioni di persona e le vendite dei giochi da tavolo ne hanno beneficiato. È una buona cosa. Dal momento che ho usato i giochi da tavolo come forma per pensare al vino, questo risultato lascia ben sperare. Forse nemmeno le virtù e i piaceri del vino, che lo hanno sostenuto come cultura e industria per millenni, hanno improvvisamente perso il loro valore. Forse, mentre le nuvole si alzano, il fascino classico e senza tempo del vino diventa ancora più evidente.

Il gioco continua

Mi sembra che l’industria del vino, seguendo l’analogia del gioco da tavolo, debba continuare a innovarsi, per raggiungere consumatori con interessi diversi e una capacità di impegno e attenzione inferiore rispetto a prima. Ma nel farlo, è importante non dimenticare i valori e le virtù che hanno reso il vino un elemento culturale costante delle nostre vite.
Si dice che una volta Bernard Arnault, presidente dell’impero del lusso LVMH e attuale detentore del titolo di “uomo più ricco del mondo”, abbia incontrato Steve Jobs, il visionario creatore di Apple. “Pensi che la gente comprerà ancora i tuoi iPhone tra 30 anni?”, ha domandato Arnault. “Non lo so”, ha risposto con franchezza Jobs.
“Pensi che la gente berrà ancora il tuo Champagne Dom Pérignon tra 30 anni?”, ha rilanciato l’americano. “Sì”, ha risposto il francese con sicurezza. “Il vino durerà. Ci saranno Dom Pérignon per generazioni e generazioni”. Al ché Jobs ha annuito. E anche io.

Foto di apertura: © Y. Koppens – Pexels

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© Riproduzione riservata - 07/02/2023

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