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Il futuro è dei bianchi. Ma l’Italia non è pronta

Il futuro è dei bianchi. Ma l’Italia non è pronta

Una riflessione del giornalista Aldo Fiordelli sul ruolo e la considerazione che ha e che dovrebbe avere il vino bianco italiano.

Pensare al bianco per non andare in bianco. L’ironico e futile calembour nasconde una riflessione seria sulla considerazione che ha e che dovrebbe avere il vino bianco italiano. Non solo da parte dei consumatori, ma anzi e soprattutto dai produttori stessi.

Al Geranium di Copenaghen i due terzi dei vini sono bianchi

La riflessione è nata durante un incontro con Mattia Spedicato, vice general manager del Geranium di Copenaghen. Raccontando la carta dei vini del ristorante considerato numero uno al mondo dalla 50 Best della San Pellegrino, Mattia ha ammesso che nella cantina del locale ci sia una maggioranza di vini bianchi. Almeno due terzi contro un terzo di rossi. Questa proporzione è dovuta alla tipologia di menu naturalmente. Larga preferenza per i vegetali e ampio spazio al pesce. Non c’è dubbio, tuttavia, che proprio questo tipo di offerta sia da considerarsi in buona parte un’anticipazione della tendenza del futuro.

Sorprendente Assyrtiko

Poche ore più tardi, sempre nell’ambito di Taormina Gourmet, dove si era svolto il primo incontro, si è tenuta una degustazione guidata da Yannis Karakasis sull’Assyrtiko. Il Master of Wine greco ha ideato un concorso per selezionare i migliori vini di questo vitigno di Santorini, e non solo, e ha portato in Sicilia una parte della sua “50 Best”. Il risultato è stato sorprendente. L’Assyrtiko greco produce vini potenti e minerali, salati e sferzanti, non senza vinificazioni ambiziose, lunghe soste sulle fecce nobili o legni anche nuovi.
Certo, non è oro tutto ciò che luccica. Bere un bianco da 14.5% vol. va meglio in vacanza in Grecia con la siesta a disposizione e meno in città a Milano per un pranzo di lavoro. Spesso quei vini si portano dietro l’amaro di maturazioni fenoliche importanti. Ciò detto, bisogna ammettere la qualità impressionante dell’Assyrtiko greco e dell’operato dei suoi produttori. Ricapitolando quindi, uno dei ristoranti più in vista del momento al mondo ha una maggioranza di bianchi in carta e nella vicina Grecia si producono bianchi eccellenti.

La situazione in Italia

Nel frattempo l’Italia cosa fa? Stiamo comprendendo la tendenza in fieri? Siamo rimasti alle semplificazioni sui gusti delle varie nuove generazioni che bevono off-dry o siamo in possesso di analisi più approfondite? A mio avviso, in Italia siamo indietro sui grandi bianchi. Di vini epici a parte alcuni nomi naïf dell’Alto Adige ce ne sono pochi.
Di eccellenze se ne contano una o due per regione. Gaja e Rey in Piemonte; Terlano in Alto Adige; il Soave di Pieropan in Veneto; Ornellaia bianco e Batàr di Querciabella in Toscana, dove però il cosmopolitismo della regione ha stimolato forse la produzione di altre eccellenze come il Grand Vintage di Montepepe o il Bòggina Bianco di Luca Sanjust; il Cervaro della Sala in Umbria, protagonista di una silenziosa rivoluzione stilistica negli anni; il Trebbiano di Valentini in Abruzzo; Villa Bucci e il San Paolo di Pievalta nei Castelli di Jesi; alcuni Fiano come ad esempio quelli di Luigi Maffini; la Sicilia di Milo e dell’Etna.

Bisogna puntare sulla nostra biodiversità

Una lista abbozzata e generica, sintesi certo riduttiva del limite che tradisce però oggi questa tipologia di vino nella Penisola. Non c’è produttore italiano che non colga occasione per stappare un Borgogna bianco; ma quando si tratta di fermentare in legno i tentativi si contano sulle dite delle mani. La naturale ritrosia del mercato a consumare vino bianco italiano affinato appena più del solito anno dalla vendemmia sembra aver scoraggiato anche i più ardimentosi enologi. Senza una visione di lungo periodo però su quello che sembra stia succedendo in Europa, nell’alta cucina e nelle altre regioni si rischia di perdere l’immenso vantaggio della biodiversità italiana degli autoctoni sulla quale non abbiamo pressoché concorrenza.
Insomma, per dirla con un altro ironico e futile calembour, sventoliamo con più coraggio la bandiera dei bianchi italiani prima di dover issare quella bianca della resa.

Foto di apertura: © M. Jarmoluk – Pixabay

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© Riproduzione riservata - 29/11/2022

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