Dal mondo Dal mondo Matteo Forlì

I vitigni dimenticati della Castilla y León

I vitigni dimenticati della Castilla y León

L’Istituto di tecnologia dell’Agricoltura della regione viticola spagnola riporta alla luce 14 antichi biotipi. Le uve al centro di un evento con Master of Wine a Valladolid. Per gli esperti sono un tesoro ampelografico e potrebbero stimolare nuove denominazioni di origine.

Dall’oblio dell’estinzione al bicchiere dei Master of Wine. La Castilla y León rianima 14 varietà viticole a rischio in un’opera di tutela della biodiversità. Specie che potrebbero rappresentare un radioso futuro per la zona di produzione per il profondo legame col territorio, la capacità di coniugare identità e novità e una sorprendente resistenza ai mutamenti climatici.

Storia ed eredità vinicola

Culla della più grande comunità autonoma di Spagna e terra di battesimo dei primi “re cattolici” – Isabella di Castiglia e Ferdinando di Aragona il cui matrimonio sancì anche l’unione delle corone e dei due regni nel 1469, e diede di fatto impulso alla dominazione spagnola in Europa e nel Nuovo Mondo – la Castilla y León del vino è sinonimo di Ribera del Duero – la Do (Denominación de origen) più importante della regione – Rueda, Cigales e Toro e di uve Tempranillo (Tinta del Paìs), Garnacha, Verdejo e Albillo. O della zona del Bierzo, famosa per il vitigno Mencía, una varietà preservata dai monaci de Compostela che produce vini leggeri e fruttati. Ma nelle vene del territorio scorre anche un’altra eredità, fatta di vitigni dimenticati.

Un vigneto in Castilla y León

La ricerca dell’Istituto di tecnologia dell’Agricoltura

Alla ricerca e al recupero di queste specie si è dedicata dal 1990 Itacyl, Istituto di tecnologia dell’Agricoltura della Castilla y León, che ha condotto ricerche specifiche per identificare i migliori cloni di varietà locali che potessero adattarsi ai vigneti preesistenti e che garantissero una buona resistenza al clima. Il risultato è stato il recupero di 14 vitigni ancestrali con caratteristiche uniche che arricchiscono il patrimonio delle province che circondano Valladolid e Salamanca.

Le 14 varietà ancestrali

Áurea, Bastardillo Chico (Merenzao), Bruñal, Cenicienta, Estaladiña, Gajo Arroba, Mandón (Garró), Negreda, Negro Saurí (Merenzao), Puesta en Cruz (Rabigato), Puesto Mayor, Rufete Serrano blanco, Tinto Jeromo e Verdejo Colorao: alcune di queste inedite varietà hanno già ottenuto il via libera per entrare nella produzione commerciale, altre sono sotto la lente della Oficina española de variedades vegetales (Oevv), tutte sono destinate a dare nuovo impulso al riconoscimento di altre denominazioni con un accento sull’identità territoriale.

La bottiglia di Estaladiña 2019

Sei uve alla prova del calice

Sei sono finite al centro di un evento di degustazione che a fine settembre ha coinvolto i Masters of Wine Almudena Alberca, Pedro Ballesteros e Sarah Jane Evans, il cofondatore e direttore di Alma Vinos Únicos, Paco Berciano, e i ricercatori di Itacyl. Con le loro incarnazioni millesimate 2019 presentate a distributori, sommelier e stampa specializzata.

1 Puesta en Cruz 2019
2 Gajo Arroba 2019
3 Negro Saurí 2019
4 Cenicienta 2019
5 Estaladiña 2019
6 Tinto Jeromo 2019

Acidità, originalità e resistenza al clima

Per i promotori dell’iniziativa si tratta di varietà di sicuro interesse per gli appassionati e per il mercato, grazie ad alcune caratteristiche peculiari. Come l’espressione di livelli di acidità significativi anche in maturazione tardiva e una particolare resistenza ai cambiamenti climatici che stanno portando all’aumento globale delle temperature. Così come sfumature originali, con note rustiche ma una morbida mineralità, rispetto alle tipologie conosciute. «Connotazioni che andranno a portare freschezza e dare una scossa alla scena vinicola spagnola offrendo ai consumatori la possibilità di provare nuove tipologie di vino», è sicuro José Antonio Rubio, ricercatore di Itacyl e tra gli scopritori di questo nuovo tesoro ampelografico.

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© Riproduzione riservata - 05/10/2020

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