Dal mondo Dal mondo Emanuele Pellucci

I vini della Bolivia arrivano dalle Ande

I vini della Bolivia arrivano dalle Ande

Se Cile e Argentina occupano i primi due gradini del podio della vitivinicoltura sudamericana (più il primo della seconda, per la verità), precedendo Uruguay e Brasile, negli ultimi anni anche Perù e Bolivia si stanno affacciando sul mercato con prodotti interessanti, seppure in massima parte commercializzati localmente.

In questo contesto, proprio la Bolivia appare come la Cenerentola. Conta poco meno di 4.500 ettari di vigneti e produzione che nel 2018 ammontava a circa 150 mila ettolitri di vino. Numeri limitati, a causa soprattutto delle condizioni ambientali in cui la viticoltura viene praticata sui rilievi delle Ande, ad altitudini comprese tra i 1.750 e i 2.400 metri.

Una tradizione viticola ancora non esiste

La coltivazione della vite sia stata introdotta in America Latina dai colonizzatori spagnoli già nel XVI secolo; in Bolivia però le prime bottiglie di vino sono state prodotte solo a partire dal 1963 da Julio Kohlberg Chavarria, imprenditore figlio di un tedesco e di una boliviana. Grazie ai consigli dei frati francescani di Tarija, situata nella parte meridionale del Paese sul versante andino opposto a quello argentino, Kohlberg dette il via a un’avventura che in oltre mezzo secolo ha fatto della sua azienda la maggior produttrice di vino con oltre 7 milioni di bottiglie all’anno, in parte esportate anche in Russia, Cina e Stati Uniti.

Il “distretto del vino” nella valle di Tarija

Proprio la Valle di Tarija è il centro della produzione vitivinicola boliviana. Qui operano una quarantina di bodegas, in massima parte piccole o piccolissime cantine che vendono direttamente al pubblico. Molte di loro producono vini tradizionali da uve Moscatello di Alessandria e Uva Italia; si tratta di prodotti molto dolci e poco alcolici e pertanto poco adatti al palato dei consumatori internazionali.

Il Tannat, vitigno simbolo e distintivo

Lo sviluppo qualitativo dei vini boliviani si deve perciò alle aziende più strutturate. Queste hanno introdotto alcune varietà internazionali tra cui Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah, Malbec e soprattutto Tannat. Per sfruttare le condizioni ambientali dell’altitudine, le Cantine più importanti hanno privilegiato il Tannat. La buccia più spessa di questa varietà resiste all’intensa luce solare delle alte quote, con il risultato di ottenere vini corposi e ricchi di colore.

Rossi intensi, ma poco longevi

«I nostri vini hanno più tannini e antiossidanti. Gli aromi sono più potenti e il colore più scuro», spiega Ricardo Ortuño, presidente dell’associazione nazionale viticoltori della Bolivia. «È grazie a questo che ci distinguiamo». Come già succedeva in passato anche in Cile, questi vini non hanno grande longevità: anche le migliori riserve non arrivano a conservarsi bene oltre i 10 anni.

Iván Bluske (foto M. Carrasco)

I vini della Bolivia sono pronti per l’export?

«In ogni caso», ci assicura Iván Bluske, personaggio di spicco del mondo vitivinicolo locale, «negli ultimi anni la produzione del vino boliviano è migliorata, tanto da avere oggi l’opportunità di competere su qualsiasi mercato. Tuttavia, se da un lato possiamo contare su un vantaggio importante qual è l’altitudine dei nostri vigneti, dall’altro c’è l’aspetto negativo economico legato all’inesistenza di una politica creditizia che favorisca il produttore. I vini della Bolivia, insomma, hanno tutte le capacità per arrivare sul mercato internazionale, penso però che il problema più grande sia rappresentato dagli alti costi di produzione»

La forza dell’altitudine

Tra le aziende leader c’è sicuramente la Bodega Aranjuez i cui vini si aggiudicano spesso medaglie ai concorsi internazionali. «Pensi che perfino dal Cile ci chiedono il vino boliviano perché ritenuto esotico, in quanto d’alta quota», dice Gerardo Aguirre, responsabile export di Aranjuez. Commenti positivi sui vini boliviani arrivano anche dal critico enologico del Washington Post, David McIntyre, secondo il quale «i migliori Tannat della Bolivia si distinguono come vibranti, raffinati e con una complessità impressionante». Per Gustavo Pinedo, che coltiva 25 ettari di Tannat nella sua fattoria alla periferia di Tarija, gli appassionati di vino «stanno cercando cose nuove e le trovano appunto nei vini di alta quota».

Anche qui sta nascendo l’enoturismo

Un ulteriore incentivo è rappresentato dall’enoturismo, attività che si sta progressivamente diffondendo nel Paese. La crescente importanza dell’industria vinicola della Bolivia porta ogni anno migliaia di visitatori a Tarija: Carla Lema, che lavora come guida turistica a Campos de Solana (altra grande realtà vinicola della città), afferma che l’azienda ha ospitato lo scorso anno circa 12 mila visitatori.

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© Riproduzione riservata - 19/12/2019

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