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I Santa Maddalena dei Vignaioli dell’Alto Adige a Milano

31 Ottobre 2012 Marianna Corte
A Milano lo scorso 29 ottobre è andata in scena la quarta edizione di Vini d’Autore. Organizzato dall’Associazione Vignaioli dell’Alto Adige, l’evento si è svolto al Westin Palace allo scopo di promuovere i prodotti altoatesini. 24 PRODUTTORI DELL’ASSOCIAZIONE VIGNAIOLI DELL’ALTO ADIGE - Alcuni vignaioli della Valle Isarco, Val Venosta, Val d’Adige, Oltradige, Bassa Atesina e Bolzano, per un totale 24 membri dell’Associazione, hanno presentato i loro vini in banchi d’assaggio: Riesling, Sylvaner, Gewürztraminer, Müller Thurgau, senza dimenticare Pinot grigio, nero e bianco, solo per citare alcuni vini, sono stati tra i protagonisti di un evento che ha avuto però nel Santa Maddalena un momento di approfondimento. IL TASTING DEDICATO AL SANTA MADDALENA - Peter Dipoli, presente tra i vigneron con due Sauvignon e con il Merlot-Cabernet, ha guidato la degustazione di sei etichette di piccoli produttori di Santa Maddalena, espressioni tra loro differenti del vitigno Schiava, «tra tutti quello più rappresentativo della regione», così come afferma Peter Dipoli, tra i fondatori dell’associazione oggi presieduta da Michael Goess-Enzenberg. «Il Santa Maddalena, unico vino che dà il nome a una zona, così come avviene in Borgogna, viene prodotto sull’omonima collina vicino a Bolzano laddove il vitigno Schiava trova le condizioni pedoclimatiche ottimali», prosegue Dipoli parlando di un prodotto che «fino a metà degli anni Ottanta era considerato a tutto pasto e che solo dopo è riuscito a ottenere un posto di qualità nella scala delle etichette dell’Alto Adige». Una qualità che fatica a conquistare la critica, precisa Dipoli con una vena polemica, che negli anni ha voluto premiare vini fruttati da vitigni, capaci di conquistare anche il grande pubblico. Eppure il Santa Maddalena - il cui consorzio è nato nel 1923 - dal 1975 è una Doc che oltre al Santa Maddalena prevede altre tre sottodenominazioni, come il Caldaro, la Schiava e il Meranese. SEI PICCOLI PRODUTTORI  - In degustazione, durante l’evento,  anche i vini di sei piccoli produttori, (i vigneti hanno un'estensione dai 5 ai 7 ettari) tutti presenti con l’annata 2010 e tutti produttori che vinificano in acciaio. LE ETICHETTE DEGUSTATE - Nel dettaglio, le etichette sono state: Alto Adige Santa Maddalena Classico Doc di Johannes Pfeifer, con un vino fine nei profumi e di estrema eleganza, come pure elegante si è rivelato il vino dell’azienda Glögglhof-Franz Gojer che con il suo Alto Adige Santa Maddalena Glögglhof ha presentato una referenza di estrema importanza, emblematica della categoria anche grazie a una produzione che avviene tutta nel cuore della collina di Santa Maddalena. Leggermente sotto tono, l’etichetta della Thurnhof di Andreas Berger che produce il St. Magdalener in una “conca” a sud di Bolzano, fuori dalla zona classica. Assai diverso, perché con leggere note di vaniglia, l’Alto Adige Santa Maddalena delle Tenute Loacker, ad agricoltura biologica; stessa morbidezza che si percepisce anche nel Santa Maddalena Classico Doc della Messnerhof di Bernhard Pichler che vinifica nell’area collinare all’ingresso della Val Sarentino. Il percorso di assaggio alla scoperta della Schiava, vitigno che dà un vino di acidità bassa, si è concluso con il Santa Maddalena Classico Antheos della Waldgries di Christian Plattner che, grazie alla follatura operata in cantina, produce un «Santa Maddalena speciale» come ha sottolineato Dipoli, che si è distinto nella degustazione per morbidezza e struttura e che «nell’uvaggio prevede anche vitigni autoctoni».

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