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Giovani produttori: alla Tenuta Casali con Silvia, Daniele e Francesco

15 Marzo 2016 Jessica Bordoni
La certezza è arrivata al ritorno da un viaggio in India. «Il giorno in cui mio padre è venuto a prendermi all’aeroporto ho avuto una specie d’illuminazione. Erano i primi di maggio del 2010... Ho capito che la Tenuta Casali era il posto in cui volevo vivere e lavorare. Solo lì mi sento veramente a casa». A parlare è Silvia Casali, classe 1985, che con il coetaneo cugino Daniele e il fratello Francesco (nato nel 1991) guida l'azienda vinicola di famiglia tra le colline romagnole. Nel suo percorso formativo ci sono numerosi viaggi, dalla Turchia all’India, dove si è "ritirata" alcuni mesi per scrivere la tesi. «Le esperienze all’estero si sono rivelate utilissime per consolidare l'inglese», ci spiega Silvia. E forse per riflettere sul percorso da intraprendere, e farlo diventare realtà. La Tenuta Casali di Mercato Saraceno, in provincia di Forlì Cesena, è stata fondata nel 1978 dai fratelli Valerio e Paolo Casali con l'aiuto del padre Mario. Oggi tocca ai loro figli, Silvia, Daniele e Francesco, protagonisti di un felice passaggio generazionale alle redini dell’azienda.

Tenuta Casali. L’importanza di essere multitasking

Così Silvia ci presenta l'azienda di famiglia: «La nostra è una piccola realtà multitasking, nel senso che tutti all’occorrenza fanno tutto. Noi ragazzi siamo diplomati all’Istituto agrario Garibaldi di Cesena. Io poi mi sono laureata in Ingegneria biochimica a Bologna: volevo lasciarmi una seconda porta aperta, al di là della Cantina di famiglia». Multitasking, ma ognuno nella Tenuta Casali ha il suo ruolo e le sue responsabilità: «Mio cugino Daniele e mio fratello Francesco seguono la parte agronomica e le operazioni in vigna», spiega Silvia. «Io coordino le fasi successive alla vendemmia: dalla vinificazione - accanto all’enologo Emiliano Falsini - fino all’imbottigliamento».

Circa 100 mila bottiglie e il 10% di export, soprattutto negli Usa

L’azienda si estende per 50 ettari, di cui 20 vitati, suddivisi nei poderi Baruccia, Palazzina, Galassino e Le Grete. «I vigneti sono stati impiantati solo negli appezzamenti più vocati per qualità del terreno, esposizione al sole e microclima, garantendo ai vini tannini raffinati e acidità ben integrata. Un ruolo centrale è legato alle escursioni termiche, notevoli soprattutto nei mesi di agosto e settembre quando l’uva è in fase di maturazione. Abbiamo la fortuna di ricevere i flussi di aria fresca che corrono lungo l’asse fluviale della vallata del Savio». La Cantina, interrata, è stata rinnovata nel 1998 con tecnologie di ultima generazione. La filosofia, infatti, mette l’innovazione al servizio della tradizione, ponendo al centro la salvaguardia ambientale. «La produzione si aggira tra le 90 e le 100 mila bottiglie, di cui il 10 per cento è destinata ai mercati internazionali. Almeno una volta all’anno vado negli Stati Uniti. Qualche tempo fa ho avuto modo di seguire una vendemmia in California e durante la permanenza ho girato un po’. Confortandomi direttamente con chi opera nel settore, ho avuto modo di capire meglio cosa piace agli americani, senza dubbio il primo mercato estero sui cui puntiamo».

L’arte della potatura e l’innovazione al servizio della tradizione

Per la Tenuta Casali la qualità è tutto e vengono vinificate solo uve di proprietà. «In questi mesi, a turno, siamo impegnati a seguire i corsi dei Preparatori d’uva Simonit & Sirch. Oggi purtroppo l’arte della potatura si è persa ed è fondamentale recuperarla: tutto parte da lì. Durante le lezioni, di fatto sistematizziamo i concetti e le pratiche che già il nonno ci insegnava a voce». La varietà di riferimento è il Sangiovese, da cui nascono le etichette a denominazione Romagna Superiore e Riserva, ma non mancano rossi a base dell’autoctono Terrano e dell’internazionale Cabernet Sauvignon, mentre tra i bianchi spicca il Trebbiano. «La nostra etichetta Cavaliere Bianco è un Trebbiano quasi in purezza dei Colli della Romagna Centrale Doc, la cui vigna è stata impiantata nel 1985, proprio l’anno in cui io e Daniele siamo nati».  

Il cavallo Milady e la passione per l’equitazione

Silvia è anche una grande appassionata di equitazione. Il suo cavallo, Milady, ha 20 anni ed è con lei da 18. Ogni giorno gli dedica almeno due ore, però di utilizzarla per le operazioni tra i filari non se ne parla: «In vigna con lei ci vado, ma per una bella trottata al tramonto. Il cavallo è un animale troppo nobile per lavorare, almeno per me».

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