Fuoco in Cile e acqua in Nuova Zelanda: l’estate disastrosa dell’Emisfero sud

Fuoco in Cile e acqua in Nuova Zelanda: l’estate disastrosa dell’Emisfero sud

Il Cile brucia da un mese e le fiamme devastano aree vitivinicole di storica importanza. In Nuova Zelanda, invece, l’estate si sta concludendo sotto l’acqua: il ciclone Gabrielle ha sommerso diversi vigneti proprio a pochi giorni dall’inizio della vendemmia.

Per approfondimenti: Wine Spectator, Decanter, The drinks business, Jancis Robinson, Wine Spectator, Wine Enthusiast, The New York Times, Decanter, Wine-Searcher e Winetitles Media

La bella stagione nell’Emisfero sud non è stata così piacevole. Se, da una parte, temperature oltre i 40 °C, siccità prolungata e forti venti hanno contribuito alla diffusione (a partire dal 1° febbraio) di incendi ancora non del tutto domati; dall’altra, inondazioni e frane causate da una tempesta di forza inaspettata hanno messo ugualmente a rischio l’annata 2023.

Bruciano aree e vigne storiche in Cile

Le regioni più colpite dal fuoco sono Araucanía, Bio Bio e Ñuble: «Sono aree di grande importanza per la preservazione della tradizione, della cultura e dei vini distintivi cileni», ha dichiarato a Wine Spectator Julio Alonso, direttore di Wines of Chile.
«Gli incendi rappresentano un altro campanello d’allarme dell’emergenza climatica», ha affermato il ministro dell’Interno cileno Carolina Tohá, spiegando come il riscaldamento globale stia rendendo la viticoltura sempre più vulnerabile. Già nel 2017, quello che era stato finora definito “il peggior disastro forestale nella storia della nazione” aveva ridotto in cenere oltre 100 vigneti del Cile, ma gli attuali incendi avranno conseguenze peggiori (Decanter). Trattandosi, inoltre, di regioni principalmente abitate da piccoli produttori e coltivatori, c’è chi sta perdendo tutto, compresi i vigneti secolari (The drinks business).

Danni incalcolabili e piccole speranze

Dopo un mese di incendi, i vigili del fuoco non sono ancora riusciti a domare del tutto le fiamme, e i danni risultano già inestimabili. Gli acri bruciati sono più di 1 milione (oltre 400mila ettari), le case e le aziende distrutte più di 2.100 e almeno 25 persone hanno perso la vita. Nella Valle di Itata, nel centro del Paese, si contano i danni peggiori. Di solito, come accadde anche nel 2017, i vigneti si salvano dagli incendi, ma questa volta anche le piante hanno subito danni irreparabili. Dove non sono state carbonizzate, le uve pronte per la vendemmia 2023 saranno rovinate dall’esposizione al fumo o dai danni causati dal calore. L’unica speranza per una ripresa nei prossimi anni è riposta nelle viti più anziane, in quanto più resistenti di quelle giovani (Jancis Robinson).

Una storia che rischia di essere cancellata

A Itata la viticoltura risale al 1551, quando i missionari spagnoli piantarono le prime viti di Moscatel e País. L’area ospita fitte concentrazioni di vigne secolari custodite da lungimiranti viticoltori che non hanno mai abbandonato la campagna e le tradizioni. Negli ultimi vent’anni l’interesse verso quest’area è cresciuto grazie alla sua storia, che ora rischia di andare perduta (Wine Spectator). Proprio per questo motivo, si parla di “una delle peggiori catastrofi per il settore vitivinicolo cileno”. Secondo Wines of Chile, il disastro riguarda circa 650 produttori. Leo Erazo, co-fondatore di Rogue Vine, ha perso oltre il 90% della sue vigne, alcune delle quali risalivano al 1798. Questo è successo anche perché molte delle coltivazioni si trovano vicine alle foreste di eucalipto, una pianta che brucia facilmente e rapidamente (Wine Enthusiast).

La Nuova Zelanda colpita da una tempesta record

Intanto, dall’altra parte dell’Oceano Pacifico meridionale, a 9.000 km di distanza, il ciclone Gabrielle ha colpito in pieno le aree vinicole della Nuova Zelanda, in particolare l’Isola del Nord. Anche qui la ripresa costerà miliardi e il primo ministro Chris Hipkins ha affermato che accetteranno aiuti internazionali. Intanto, è stato dichiarato lo stato di emergenza nazionale: è solamente la terza volta che accade nell’intera storia del Paese. La Nuova Zelanda non è estranea ai cicloni tropicali, ma le temperature più calde del mare e dell’aria hanno dato alla tempesta una forza inaspettata. Secondo le prime stime, 11 persone sono morte e circa 10 mila hanno perso la casa; inoltre buona parte dell’isola è rimasta per giorni senza elettricità e alcuni ponti sono stati spazzati via (The New York Times).

Le conseguenze per la viticoltura neozelandese

A subire le conseguenze del ciclone sono anche molti viticoltori, le cui cantine sono ora allagate, mentre le vigne sono sommerse dal fango. Alcuni vigneti sarebbero addirittura stati distrutti dai venti e dal mare in tempesta. Le zone di Hawke’s Bay e Gisborne (rispettivamente la seconda e la terza regione produttrice di vino della Nuova Zelanda, mentre la prima è Marlborough, sull’isola del Sud risparmiata dalla tempesta) hanno subito i danni peggiori. Philip Gregan, Ceo dell’ente New Zealand Winegrowers, ha dichiarato a Decanter: «Il ciclone Gabrielle si è verificato all’apice del periodo dell’anno più impegnativo per il settore, ovvero mentre sta per iniziare la vendemmia, quindi è un duro colpo per i viticoltori».

Al via la vendemmia 2023 e la ricostruzione

Chi, adesso, ha iniziato la raccolta, deve affrontare ulteriori difficoltà: come le interruzioni di corrente e la scarsità d’acqua pulita. In ogni caso, l’entità dei danni ai vigneti nelle aree allagate dell’Isola del Nord è ancora in fase di valutazione. Secondo quanto riportato da Wine-Searcher, i produttori stanno cercando di salvare quello che possono: la bonifica e le ricostruzioni sono già iniziate, anche grazie a una forte solidarietà.
«Stiamo lavorando con le associazioni regionali e le agenzie governative per sostenere le Cantine e aiutarle ad accedere alle risorse di cui hanno bisogno per garantire la futura redditività dei vigneti (…). Il finanziamento per la ripresa annunciato dal governo è un buon inizio per rendere possibile tutto ciò», spiega ancora Philip Gregan, questa volta su Winetitles Media.

Foto di apertura: la vendemmia in Cile è funestata da incendi e siccità © M. Palmer – Unsplash

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© Riproduzione riservata - 01/03/2023

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