Alla scoperta di Fonzone, un racconto d’Irpinia

Alla scoperta di Fonzone, un racconto d’Irpinia

Da chirurgo a vignaiolo, Lorenzo Fonzone Caccese realizza il suo sogno nei Campi Taurasini. Si lavora secondo i principi della lotta integrata e si procede per microvinificazioni. Vini di territorio da Falanghina, Fiano, Greco e Aglianico esclusivamente in purezza. Il progetto LFC dedicato al fondatore.

Quando era primario di chirurgia della mano all’Ospedale dei Pellegrini di Napoli, Lorenzo Fonzone Caccese lo ripeteva spesso che, una volta raggiunta l’età della pensione, avrebbe smesso di fare il medico per diventare un vignaiolo. La promessa è stata mantenuta. Nel 2005 il suo progetto si è concretizzato in una tenuta modello nelle campagne di Paternopoli, nel cuore dell’areale della Docg Taurasi e della Doc Campi Taurasini. La moderna cantina, quasi del tutto ipogea, domina un colle di 30 ettari, dove si coltivano le varietà simbolo dell’Irpinia: Aglianico, Falanghina, Greco di Tufo e Fiano, da cui la famiglia Fonzone produce vini dalla forte impronta territoriale e varietale. Oggi al comando c’è la seconda generazione, rappresentata dai figli di Lorenzo, Gabriele e Davide, con le loro mogli Silvia e Ria, e il cugino Amedeo. 

Lorenzo Fonzone Caccese e la sua famiglia sono tutti impegnati a vario titolo nella conduzione aziendale

La presenza del vulcano

«L’inizio è stato una specie di start up, avviata da zero con l’impianto delle prime barbatelle», spiega Silvia Campagnuolo Fonzone. «I vigneti si estendono sui due versanti collinari, beneficiando così di diverse esposizioni; l’altitudine va dai 360 ai 430 metri». Anche i suoli sono molto vari: da quelli calcarei a tessiture più sciolte di origine sedimentaria. La riserva idrica è assicurata dai torrenti circostanti, il Fredane e l’Ifalco, che hanno un’influenza importante sul microclima, garantendo escursioni termiche significative tra il giorno e la notte. La vicinanza in linea d’aria con il Vesuvio si fa sentire: nel sottosuolo è presente polvere vulcanica, deposito delle eruzioni avvenute nel corso dei secoli. «Negli anni abbiamo acquisito anche degli appezzamenti a San Potito Ultra, Parolise, Altavilla Irpina e Tufo con altezze che, in alcuni casi, raggiungono i 650 metri».
In campo si applicano i criteri di lotta integrata, lo spazio interfilare è gestito con la tecnica dell’inerbimento di piante spontanee e il suolo è trattato unicamente con concimi organici e sovesci; mentre le potature sono fatte nel rispetto della pianta e in funzione di un carico di produzione molto basso. 

L’unione fa la forza

Impegno, precisione, ordine e rispetto per la natura sono i valori che Lorenzo Fonzone Caccese ha trasmesso ai suoi figli e che regolano il lavoro in vigna e in cantina. «Siamo una famiglia unita e con una visione condivisa. Abbiamo scelto di fare il vino e di farlo bene, portando avanti una produzione di nicchia che oggi si aggira sulle 110 mila bottiglie all’anno. Abbiamo spazio per ragionare su numeri più grandi, ma in futuro pensiamo al massimo di raddoppiare i volumi attuali. Non vogliamo diventare una “aziendona” bensì crescere progressivamente, con un posizionamento alto e distintivo. Il più grande complimento per noi è quando chi assaggia i nostri vini dice che riesce a riconoscere il territorio irpino, la provenienza delle uve, oltre ovviamente alle caratteristiche della varietà».
In questo cammino di crescita, il 2019 ha segnato una svolta importante: l’inizio della collaborazione con Luca D’Attoma, wine-maker consulente di fama internazionale tra i pionieri della viticoltura biologica e biodinamica, che affianca l’enologo interno Francesco Moriano.

La collaborazione con Luca D’Attoma

«Con Luca D’Attoma sono arrivate anche le vasche di cemento, le botti grandi, le anfore di terracotta e di cocciopesto. È cominciata la sperimentazione verso uno stile di vinificazione più personale, per arrivare a cogliere in profondità il grande potenziale delle nostre uve e capire fin dove potevamo arrivare. La svolta è stata quella di gestire le uve effettuando microvinificazioni delle diverse particelle di vigneto. Così capita che una quota faccia una macerazione breve, un’altra media, un’altra più lunga, una in acciaio, una in anfora, un’altra in legno… Almeno una volta al mese ci incontriamo tutti insieme e assaggiamo le basi per capire il comportamento di ogni singola massa. In bottiglia c’è il risultato di tutti questi percorsi in cantina».
La gamma aziendale include otto etichette: nessun blend, solo uve vinificate in purezza. La Falanghina Le Mattine Irpinia Doc occupa un posto speciale: «Gli impianti risalgono al 2011 e all’epoca tutti ci sconsigliarono di impiantare Falanghina, perché il mercato era già saturo. Ma noi ci abbiamo creduto, volevamo fare una Falanghina alla nostra maniera e il progetto si è rivelato vincente. Ci sono stati vari step per arrivare a questo cru, che ha una bottiglia borgognotta proprio come le nostre Riserve».

La gamma dei vini comprende otto etichette solo da uve autoctone vinificate in purezza

Aglianico in rosso e in rosa

L’Aglianico è il protagonista assoluto di due etichette, più una terza in arrivo, a cui si aggiunge la versione rosata. Scorzagalline è un Taurasi Riserva dalla personalità elegante e importante, con un corredo di note terziarie quali tabacco, cuoio, liquirizia e sandalo.
È stato il primo vino aziendale a base Aglianico, prodotto a partire dalla vendemmia 2010, ed è il frutto di una selezione dai filari della sezione più alta del vigneto in contrada Scorzagalline a Paternopoli, con esposizione sud-ovest. Dopo una lunga macerazione sulle bucce, il vino affina 18 mesi in barrique nuove di rovere francese prima dell’imbottigliamento e resta 4 anni in cantina prima di essere messo in commercio.
La firma di Luca D’Attoma è evidente nell’altro Aglianico, il Mattodà, Campi Taurasini Irpinia Doc, che segue un iter di lavorazione molto diverso: una parte del mosto viene fermentata e affinata per 24 mesi in anfora di cocciopesto, l’altra in serbatoi di acciaio.
In entrambi i casi la macerazione è di circa 30 giorni. Dopo la svinatura in primavera, la massa viene suddivisa in tre parti. Una affina in botte grande da 25 ettolitri, una in barile da 500 litri e la terza in barrique di secondo e terzo passaggio per 24 mesi. L’assemblaggio finale avviene in serbatoi di acciaio. «Potremmo commercializzarlo come un Taurasi Riserva, ma abbiamo scelto di farlo uscire come Doc per dare lustro alla sottozona in cui ci troviamo, Campi Taurasini».
Con questa logica sperimentale che prevede vinificazioni separate, tempi di macerazioni e tipologie di contenitore diversi, l’azienda sta lavorando alla creazione di un altro Aglianico, il cui nome è ancora top secret. Si può però già dire che sarà classificato come Taurasi Riserva e uscirà nella seconda parte del 2024.

Il lavoro su Greco di Tufo e Fiano di Avellino

La stessa ricerca ha interessato lo studio sul Greco di Tufo e sul Fiano di Avellino Docg, oggi disponibili in una versione annata e Riserva. «In particolare l’Oikos, il nostro Greco di Tufo Riserva, da quando è uscito per la prima volta, con l’annata 2020, si è rivelato un vero asso pigliatutto dandoci molte soddisfazioni anche in termini di riconoscimenti della critica, inclusi i tre bicchieri del Gambero Rosso».
Il vigneto si trova ad Altavilla Irpina: 1,5 ettari con terreni argillosi, tufacei e calcarei. Le piante, di quasi 40 anni, hanno rese molto basse, intorno ai 20 quintali per ettaro. A fare la differenza è anche la presenza di un clone rarissimo, con un acino più piccolo e dunque più concentrato rispetto a quello tradizionale. «Una parte della massa vinifica e affina in botte di rovere austriaca dalla tostatura leggerissima. Questo ci permette di mantenere l’integrità e la riconoscibilità del Greco, che è ampio e sapido, con una nota di mandorla ed eucalipto finale».
Tra i progetti a cui l’azienda si sta dedicando con passione in questi mesi c’è anche LFC, sigla di Lorenzo Fonzone Caccese. «L’idea è quella di produrre ogni anno una sorta di Riserva del Fondatore con la massa migliore a disposizione tra tutte le uve giunte in cantina», conclude Silvia. «L’obiettivo è quello di uscire con una prima edizione già l’anno prossimo. E sarà un Greco di Tufo».

Foto di apertura: la Cantina si trova nel cuore dell’areale della Docg Taurasi e della Doc Campi Taurasini

FONZONE

località Scorzagalline
Paternopoli (Avellino)
0827.17.30.100
info@fonzone.it
www.fonzone.it
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Realizzato in collaborazione con Fonzone

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© Riproduzione riservata - 16/06/2024

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