Dal mondo Dal mondo Emanuele Pellucci

Dom Pérignon Rosé 2005. L’annata in anteprima assoluta

Dom Pérignon Rosé 2005. L’annata in anteprima assoluta

Rosé is not pink, il rosato non è rosa. Così la celebre maison Dom Pérignon ha presentato a Firenze, in anteprima assoluta alla stampa nazionale, il Vintage Rosé 2005 nella suggestiva cornice dell’antico Teatro della Pergola. Perché il Dom Pérignon Rosé non è pink, cioè rosa? La risposta ce la dà lo stesso enologo della Casa di Épernay, che l’ha seguito passo passo in questi anni di maturazione.

Rosé is not pink. Il Pinot Noir protagonista

«Nel Rosé», ha spiegato Vincent Chaperon, «il Pinot Noir è il vero protagonista, con tutto ciò che questo comporta in termini di attenzione ai processi di vinificazione, assemblaggio e creazione di un’affascinante complessità organolettica. Pur rimanendo uno Champagne, Dom Pérignon Rosé ne varca i confini di gusto e semantici, avvicinandosi al territorio dei grandi rossi. E la maturità aromatica del nuovo Millesimato 2005 ne è testimonianza».

Chianina e Wagyu in abbinamento

Tutto ciò giustifica l’abbinamento del Vintage Rosé con le carni servite durante la cena. «Nell’ottica di paradosso che contraddistingue il processo creativo della Maison» ha detto Valeria Righetti, senior brand manager Don Pérignon Italia, «abbiamo voluto ricreare un confronto tra due gusti assoluti: la carne di Chianina, in omaggio alla regione che ci ospita, e quella di Wagyu, in omaggio al Giappone, che insieme all’Italia simboleggia per i nostri enologi la perfetta armonia di gusto».

Un incontro fra gusti assoluti

Quella al Teatro della Pergola è stata dunque una serata all’insegna della raffinatezza e dell’eleganza di un vino straordinario, di una cucina che ha messo a confronto piatti a base di carne Chianina e Wagyu e di un ambiente storico (la sua costruzione risale al ‘600) quale il teatro fiorentino per antonomasia. Protagonista assoluto del lancio del Vintage Rosé 2005 è stato, come già detto, il Pinot Noir, «forse il vitigno a bacca nera più pregiato e difficile al mondo», ha sottolineato Vincent Chaperon.

L’annata 2005 in Champagne

L’assemblaggio del Vintage Rosé 2005 è costituito dal Pinot Noir, che entra per il 55% (per metà vinificato in bianco e per l’altra metà in rosso), e dallo Chardonnay per il restante 45%. Chaperon ha insistito sul ruolo centrale del Pinot Noir considerato anche che la vendemmia 2005 è stata un’annata estremamente favorevole per i rossi in tutta la Francia, Champagne compresa. Tuttavia, con le piogge autunnali e il timore degli attacchi di botrite, la raccolta delle uve (iniziata il 14 settembre) è stata ulteriormente selezionata.

Dom Pérignon Vintage Rosé 2005 bottiglia

Il Vintage Rosé Dom Pérignon 2005 nel calice

La conseguenza è una riduzione della produzione anche se di qualità eccellente, con una maturità aromatica incredibile. La maturazione sui lieviti è stata di oltre dieci anni e il risultato è di avere oggi un Dom Pérignon Rosé dal colore rosa con toni estremamente brillanti tendenti all’oro, note di frutti tropicali con accenni di cacao e spezie e una vinosità tonica, ricca e persistente dove emergono note amare di arancia rossa.

Vino e coreografia eccezionali

Per un vino del genere anche la coreografia della serata è stata pienamente all’altezza, a cominciare dall’approccio con il Rosé Dom Pérignon 2005: un palco del teatro per ciascun giornalista, con tavolino, piccolo lume, block notes e un calice dove un sommelier versava il prezioso nettare. Pochi minuti per assaggiarlo in solitaria, con il teatro al buio appena rischiarato dalla mega scritta “Rosé is not pink” proiettata sul sipario chiuso con sottofondo di pianoforte, e poi un’interessante visita guidata al sottopalco dove sono custoditi cimeli e attrezzi di un tempo, tra cui una piccola sedia usata da Giuseppe Verdi.

Italia e Giappone protagonisti

Il riassaggio del Vintage Rosé 2005 è proseguito poi nella sala dei costumi di scena con la spiegazione da parte di Vincent Chaperon della filosofia produttiva della Maison, del ruolo del Pinot Noir e del fatto che Italia e Giappone (Stati Uniti a parte) sono i mercati principali delle bollicine Dom Pérignon. Ancora un’occasione per evidenziare la visione originaria del celebre monaco, che si tramanda di generazione in generazione nell’abbazia di Hautvillers, rivolta alla ricerca dell’equilibrio, dell’armonia e della qualità assoluta dello champagne.

La cena stellata di Iyo

Infine, la cena: una lunga tavola al centro del palcoscenico, con un menù a cura degli chef di Iyo, ristorante giapponese stellato di Milano (con la collaborazione dello storico catering Guido Guidi di Firenze), con cinque portate d’ispirazione nipponica ideali per esaltare ancora una volta il Vintage Rosé 2005 e anche l’eccellente Barthenau, il Pinot nero di Hofstätter, a ribadire il ruolo centrale di questo vitigno nel corso della serata. Questo il menù: carpaccio di Chianina, tortelli d’oriente, sushi Iyo, toban yaki e cheese cake. Carni protagoniste, dunque: la chianina, magra, delicata ed elegante, e la carne di wagyu, caratterizzata da un gusto ricco e persistente. Una sinfonia, insomma, anche se sotto al palco non c’era un’orchestra!

Dom Pérignon Vintage Rosé 2005

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© Riproduzione riservata - 26/01/2017

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