Dal mondo Dal mondo Jessica Bordoni

Dom Pérignon 2008: Vintage “atletico” che va oltre l’archetipo

Dom Pérignon 2008: Vintage “atletico” che va oltre l’archetipo

I due enologi francesi Richard Geoffroy e Vincent Chaperon hanno fatto tappa a Milano il 16 ottobre per presentare alla stampa l’edizione limitata del Dom Pérignon 2008 Chef de Cave Legacy Edition (che riporta sullo scudo e sul coffret i loro nomi) e raccontare ai giornalisti questa fase unica e privilegiata del loro percorso e della storia aziendale.

Una Maison per due chef de cave, almeno ancora per qualche mese. Chez Dom Pérignon è in corso un passaggio di consegne epocale: dopo trent’anni di prestigiosa carriera, Richard Geoffroy cede le chiavi della cantina a Vincent Chaperon, che dal 1° gennaio 2019 gli succederà ufficialmente alla guida del prestigioso brand del gruppo LVMH. Il 16 ottobre Richard Geoffroy e Vincent Chaperon, che negli ultimi 13 anni hanno lavorato fianco a fianco, praticamente in simbiosi, hanno tenuto una vera e propria lectio magistralis sull’arte di fare Champagne e sulla filosofia della Maison, presentando Dom Pérignon 2008. L’esclusivo evento si è svolto al 47° piano dell’Allianz Tower di City Life, ad oggi la “terrazza più alta d’Italia”, con vista panoramica su Milano.

 

Richard Geoffroy e Vincent Chaperon, chef de cave di Dom Pérignon

 

L’emozione di Richard Geoffroy

«Per molto tempo mi sono chiesto cosa avrei provato in questo momento: sicuramente una grande emozione, ma anche un senso di profondo appagamento e sicurezza», ha esordito Richard Geoffroy. «Vincent è la persona giusta per far crescere questo grande progetto. È un tecnico preparatissimo, con una padronanza assoluta di tutto il processo di produzione. Ma ciò che conta di più è l’aspetto umano e sono davvero fiero che sia lui a prendere il mio posto».

Il commento di Vincent Chaperon

Gli fa eco Vincent Chaperon, che ha raccontato: «Entrare in Dom Pérignon, ormai più di un decennio fa, è stato un po’ come prendere gli ordini monastici. E non avrei mai pensato di farlo senza donarmi completamente. Ho troppo rispetto per la Maison, per i suoi valori, per Richard e anche per voi giornalisti e comunicatori. Tra gli insegnamenti che devo a Richard c’è proprio questo: fare il vino è una cosa bellissima, ma il vero scopo è condividerlo»

L’andamento climatico del 2008

Poi il discorso si fa più tecnico e l’attenzione si concentra sullo Champagne Dom Pérignon 2008, che ha richiesto più tempo e pazienza rispetto al millesimo 2009, presentato prima: un evento senza precedenti nella storia di Dom Pérignon. «L’andamento climatico è stato caratterizzato dalla predominanza di cielo grigio e velato, condizione singolare in un decennio soleggiato e generoso. Ma il mese di settembre – in maniera tardiva quanto miracolosa – ha ribaltato la situazione, come già successo nel 2000 e nel 2006, o nell’iconico 1966. La maturità ha superato qualsiasi aspettativa», precisa Richard Geoffroy.

 

Dom Pérignon 2008

 

La ricerca oltre l’archetipo

«Ciò che rende uno Champagne davvero grande, oltre alla eccellenza e alla costanza qualitativa, è la capacità di sorprendervi. E perché questo avvenga dobbiamo sorprenderci noi per primi. Ogni anno abbiamo la pretesa di creare qualcosa di nuovo e in questo la natura ci aiuta, obbligandoci a reinventarci. L’obbiettivo, anno dopo anno, è quello di andare oltre all’archetipo, al modello, all’ideale», sottolinea Chaperon.

Dom Pérignon 2008, un millesimo “atletico”

«La vendemmia di Dom Pérignon 2008 è stata una gara di lentezza. Ad oggi resta la raccolta più lunga della storia: quattro settimane contro le due canoniche. Ma come direbbe il nuovo volto di Dom Pérignon, il cantante Lenny Kravitz, in una sua celebre canzone: “It ain’t over when it’s over”. E oltre a questo, abbiamo voluto cercare ancora più maturità, spessore e aromaticità, così da poter rivisitare l’archetipo. Per noi l’equilibrio dell’acidità è l’espressione dell’annata. Il 2008, come già il 1996 hanno un’acidità più elevata rispetto al 2003 e al 2009, ma tutti sono orgogliosamente Dom Pérignon. Creare il Vintage 2008 ha significato aggiungere un po’ di polpa all’osso. C’è più spessore, ricchezza, muscolo, profondità. Con Vincent abbiamo deciso di definirlo “atletico”».

Il progetto P2 Deuxième Plénitude

Per la Maison, ogni millesimo è a sé, ma si collega a tutti gli altri, come puntini di uno stesso quadro armonioso. Ognuno apporta qualcosa di nuovo al brand e ne permette la crescita. Da qui la necessità di guardarsi indietro, di tornare a rileggere puntualmente i millesimi precedenti. Si arriva così al progetto P2, la Deuxième Plénitude, che è di fatto la forma attraverso cui il lavoro di studio e rilettura degli chef de cave raggiunge il grande pubblico di appassionati, connaisseurs e addetti ai lavori. Oggi Dom Pérignon Vintage 2008 ha finalmente raggiunto la sua Première Plénitude, alla base delle Plénitudes successive, ciascuna altrettanto attesa.

 

In degustazione a Milano Dom Pérignon 2008

 

Una grande lezione imparata dalle annate precedenti

«Il millesimo 2008 sarebbe stato così se prima non avessimo creato il 1996, il 2002 e così via? Sicuramente no. Al contrario è figlio di quelle annate, della nostra conoscenza di quei millesimi, che ci ha portato qui oggi. Siamo convinti che con il Vintage 2008 siamo riusciti a spingerci ancora più in là in termini di freschezza. Nel 1996, a dirla tutta e con il senno di poi, avremmo dovuto avere più coraggio: aspettare. La disidratazione delle uve legata al vento ci diede un’illusione di maturità e così iniziammo la vendemmia, ma avremmo dovuto attendere ancora un po’ per raccogliere. E oggi questa è una grande lezione che abbiamo imparato», conclude con orgoglio Richard Geoffroy.

Note di degustazione degli chef de cave

Al naso: L’attacco è complesso e luminoso, un bouquet di fiori bianchi, agrumi e frutta con nocciolo. L’insieme è esaltato dalla freschezza dell’anice e della menta pestata. Gli aromi rivelano infine note speziate, legnose e tostate.

Al palato: Dopo un lungo periodo di attesa, il vino si apre. La coerenza tra il naso e il palato è totale. Il suo profilo affusolato, slanciato, puro, tonico, atletico si impone con calore. Il frutto si manifesta forte e chiaro. L’acidità caratteristica dell’annata è straordinariamente ben integrata. La persistenza è essenzialmente aromatica, grigia, fumosa e molto intensa.

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© Riproduzione riservata - 29/10/2018

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