Dopo la bocciatura dei dazi imposti dall’amministrazione Trump da parte della Corte Suprema, abbiamo fatto il punto (provvisorio) della situazione. Il rischio di paralisi delle trattative commerciali e la corsa ai rimborsi in Usa. Le reazioni in Italia
Grazie alla battaglia portata avanti da un piccolo importatore di vino, la Corte Suprema degli Usa ha dichiarato illegittimi i dazi imposti dall’amministrazione Trump. La sentenza storica che, sulla carta, dovrebbe rappresentare una boccata d’ossigeno per le Cantine italiane ed europee segna, però, l’inizio di un nuovo periodo di incertezza e instabilità a causa delle continue minacce del presidente Usa. Intanto, sono già entrati in vigore dazi provvisori del 10%.
L’uomo che ha sfidato i dazi
Dietro la sentenza c’è la determinazione di un importatore con sede a New York: Victor Schwartz, titolare di VOS Selections e volto della battaglia legale contro la politica commerciale di Trump. La causa è stata promossa a partire dalla scorsa primavera per contestare l’uso senza precedenti dell’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa), la legge del 1977 che ha costituito la base giuridica per introdurre dazi su larga scala. Come riportato da Cnn e Fox Business, Schwartz ha agito dopo aver visto la propria azienda – costruita in quasi quarant’anni di relazioni con piccoli produttori di vino europei – in forte difficoltà. «Il flusso di cassa è la nostra linfa vitale», ha dichiarato, sottolineando come l’obbligo di versare i dazi all’ingresso della merce negli Usa abbia prosciugato le casse di molte piccole imprese come la sua.
La decisione della Corte Suprema e la reazione di Trump
Con sei voti a favore e tre contrari, il 20 febbraio 2026 la Corte Suprema – ovvero il gradino più alto della giustizia americana – ha dato ragione a Schwartz, bocciando l’uso dello Ieepa per imporre dazi. Secondo i giudici, la Costituzione è chiara: il potere di introdurre tariffe doganali spetta al Congresso, non al Presidente (Scotusblog). La sentenza rappresenta un duro colpo per una delle politiche distintive di Trump, che ha subito risposto di avere altri piani per imporre nuovi dazi, definendo il caso una “vergogna” (Jancis Robinson).
La notizia accolta inizialmente con grande euforia
Schwartz ha accolto la notizia con euforia e sul sito dell’azienda scrive: “È un giorno fantastico per la giustizia americana. Abbiamo ottenuto una vittoria storica”. Ha poi ricordato come non si tratti solamente di una questione di politica, ma di principio: “Importiamo vini e liquori che non possono essere replicati altrove perché sono profondamente legati alla terra, alla cultura e alle persone che li producono. Quando dazi doganali ingenti hanno minacciato di smantellare quell’ecosistema, ci siamo battuti per la Costituzione degli Stati Uniti e la separazione dei poteri in essa garantita. Ecco perché abbiamo aderito alla sfida legale contro questi dazi. Non si tratta di politica. Si tratta di preservare l’integrità di un’azienda fondata su lealtà, fiducia e un’importazione senza paura”. Anche all’interno del settore del vino statunitense la sentenza è stata accolta, almeno inizialmente, come una liberazione. Ma l’euforia è durata poco (Meininger’s International).
I nuovi dazi appena imposti
A poche ore dalla sentenza, l’amministrazione Trump ha infatti annunciato il ricorso alla Sezione 122 del Trade Act del 1974 per introdurre dazi globali temporanei, giustificandoli con lo squilibrio della bilancia commerciale. Nuovi dazi del 10% sono entrati in vigore a partire dal 24 febbraio per un massimo di 150 giorni senza approvazione del Congresso. Ma la Casa Bianca sta lavorando per aggiornare l’aliquota al 15% (il massimo consentito da tale legge), senza specificare quando la modifica potrebbe entrare in vigore (Bbc).
Ecco perché il settore del vino non può festeggiare
Il risultato di questa vittoria legale è dunque un paradosso: i dazi sono stati cancellati, ma quasi immediatamente rimpiazzati. «Il mondo del vino paradossalmente non può festeggiare la bocciatura della legittimità dei dazi da parte della Corte Suprema americana», ha affermato Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione italiana vini (Uiv). La bocciatura della Corte Suprema non ha eliminato la volontà politica di Washington di proteggere il mercato interno, ma ha semplicemente cambiato le regole del gioco nel mezzo della partita (The drinks business).
L’effetto boomerang e lo stallo degli ordini
Con numeri (e minacce) che cambiano nell’arco di poche ore, l’incertezza normativa diventa un nemico più temibile dei dazi stessi, scatenando quello che il segretario generale Uiv, Paolo Castelletti, ha definito “effetto boomerang”: «Una sentenza condivisibile nel merito, che però può generare uno stallo negli ordini in attesa di un quadro regolamentativo più chiaro». Uno dei principali rischi evidenziati alla luce della bocciatura dei precedenti dazi è proprio la paralisi delle trattative commerciali. In molti preferiscono rinviare o ridurre gli acquisti, con impatti diretti sui flussi di cassa delle aziende vitivinicole (Uiv).
La corsa ai rimborsi
A complicare ulteriormente il quadro c’è la questione dei rimborsi. La Corte Suprema non si è pronunciata direttamente, rimandando la questione ai tribunali inferiori e alla Corte del Commercio Internazionale degli Usa, un tribunale federale separato che si occupa di questioni doganali. Secondo le stime citate da The New York Times, si parla di oltre 130 miliardi di dollari. Ma tempi e modalità di eventuali rimborsi restano incerti: potrebbero volerci mesi o addirittura anni. Brett Kavanaugh, uno dei tre giudici della Corte Suprema contrari alla decisione della maggioranza, ha definito il possibile processo un “pasticcio” (Bbc).
Le reazioni italiane: prudenza e priorità alla stabilità
Anche in Italia la notizia è stata accolta con un misto di prudenza e preoccupazione, più che di entusiasmo. Gli Usa rappresentano il primo mercato per il vino italiano (il 24% dell’export in valore), ma dato che il settore vitivinicolo odia l’incertezza più dei costi fissi – tanto che nel corso del 2025 l’export verso gli Usa avrebbe già subito un calo del -9%, con una perdita stimata di 177 milioni di euro (dati dell’osservatorio Uiv) – Frescobaldi ha dichiarato che una tariffa “flat” al 15% omnicomprensiva sarebbe addirittura preferibile all’attuale caos normativo. La priorità, secondo Uiv, è la stabilità. In definitiva, il settore guarda con sospetto e attenzione alle mosse dell’amministrazione statunitense, invitando alla prudenza e alla consapevolezza. Confagricoltura, Cia-Agricoltori Italiani e Coldiretti si sono allineate su questa posizione (Uiv).
Un saldo complesso tra aspetti positivi e negativi
Dal punto di vista giuridico, la sentenza riafferma un principio costituzionale fondamentale: il potere di imporre dazi spetta al Congresso. Ma dal punto di vista economico, il settore del vino è tra i più esposti del made in Italy ai dazi statunitensi trovandosi incastrato in una terra di mezzo. La giustizia ha ristabilito l’equilibrio dei poteri, ma il mercato resta in balia di un possibile “balletto” di decreti, ricorsi e nuove misure. Da oggi, comunque andranno le cose, per chi deve vendere bottiglie e far quadrare i bilanci, la vera sfida è ritrovare la stabilità.