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Crémant de Bourgogne, l’anima pétillante della regione in un viaggio a quattro tappe

20 Novembre 2024 Jessica Bordoni
Crémant de Bourgogne, l’anima pétillante della regione in un viaggio a quattro tappe

Nel leggendario distretto vinicolo francese non nascono soltanto vini bianchi e rossi fermi, ma anche bollicine Metodo Classico con una storia di oltre due secoli alle spalle. In questa prima puntata ci concentriamo sul terroir e sulle uve locali utilizzate per la spumantizzazione.

La Borgogna è uno dei distretti vinicoli più celebri al mondo, eppure ha un lato ancora nascosto, almeno per buona parte del pubblico italiano. Siamo infatti abituati a dividerla in due macro categorie: la Borgogna rouge, con i suoi Grand Cru e Prémier Cru di fama planetaria, e la Borgogna blanche, a cominciare dai leggendari Mersault e Chablis. Ma c’è una terza via ed è il lato pétillante della regione. Parliamo del Crémant de Bourgogne, che ha tutte le carte in regola per reclamare il suo spazio sugli scaffali delle enoteche e dei ristoranti dello Stivale. E ora si accinge a farlo in una modalità più strutturata, sotto il cappello dell’Unione dei produttori di Crémant de Bourgogne (Upecb), che riunisce circa 3 mila realtà, tra cui un centinaio di Cantine imbottigliatrici.

Territori, uve, tipologie

L’arte di produrre spumante in Borgogna vanta oltre due secoli di storia e si sviluppa in tutte le sei grandi aree vinicole regionali: Châtillonnais, Auxerrois-Chablisien-Tonnerrois, Côte de Nuits, Côte de Beaune, Côte Chalonnaise, Mâconnais e Beaujolais. In tutto 250 chilometri e una straordinaria ricchezza di terroir, che si esprime attraverso i quattro vitigni principali della zona: Pinot nero, Chardonnay, Gamay e Aligoté. I vitigni autoctoni della Borgogna sono l’anima stessa del Crémant de Bourgogne e definiscono il carattere unico di questo spumante. Per rispettare il disciplinare, un Crémant de Bourgogne deve contenere almeno il 30% di Chardonnay o Pinot nero, con un massimo del 30% di Gamay a cui si aggiunge un saldo di Aligoté. Queste varietà raccontano profondamente il terroir borgognone, combinando precisione, eleganza e finezza.

Châtillonnais, Chablisien, Auxerrois e Tonnerrois 

Lo Châtillonnais, nella zona settentrionale della Côte d’Or, è quasi interamente dedicato alla produzione del Crémant de Bourgogne. L’85% del vino prodotto in questa area rientra nella denominazione Crémant e rappresenta circa il 10% della produzione totale. L’orientamento dei vigneti, piantati a sud o sud-est, seguendo la pendenza, garantisce una freschezza espressiva ai vini, grazie ad un soleggiamento abbondante nelle stagioni estiva e autunnale. I terreni, prevalentemente calcarei, sono ideali per lo sviluppo di Chardonnay e Pinot nero. La zona di Tonnerre, situata intorno alla cittadina omonima, è stata una delle prime regioni borgognone a produrre bollicine, già dal 1818. I suoli marnosi-calcarei del Kimmeridgiano, tipici di questa area, offrono una base perfetta per la produzione di Crémant freschi e minerali, con lo Chardonnay che qui si esprime con note floreali e delicate.

Côte de Nuits, de Beaune e Chalonnaise

La celebri Côte de Nuits e Côte de Beaune sono un punto di riferimento anche per la produzione spumantistica e in particolare Nuits-Saint-Georges è considerata una delle culle del Crémant de Bourgogne e in particolare del Pinot nero, nell’Ottocento noto come Plan de Beaune. I vigneti si estendono lungo una linea che da Digione si spinge fino a Lione, su suoli sedimentari e marnosi risalenti al Giurassico e al Triassico. La Côte Chalonnaise è legata in particolare al villaggio di Rully, che ancora oggi rappresenta uno dei maggiori centri produttivi. I terreni calcarei e marnosi di origine giurassica e triassica, insieme a rocce metamorfiche paleozoiche, hanno dato vita a suoli acidi, ideali per la viticoltura.

Il Mâconnais e Beaujolais

Ci spostiamo nella parte meridionale della Borgogna, dove si estende il Mâconnais con le sue colline ondulate e i paesaggi rocciosi. I primi vigneron si stabilirono in zona nel XIX secolo, ispirati dalla produzione spumantistica della vicina Côte Chalonnaise. Lo Chardonnay è il vitigno di riferimento e copre circa l’80% della superficie, beneficiando di un clima fresco e ventilato. Da ricordare anche il Beaujolais che può contare su oltre 300 tipi di suoli differenti. Le viti si arrampicano fino a 900 metri di altitudine sui Monti del Beaujolais e la produzione spumantistica risale al XIX secolo, cresciuta nel XX grazie alla creazione di importanti cooperative.

La grandezza di Chardonnay e Pinot nero

Il disciplinare del Crémant de Bourgogne ammette diverse varietà autoctone bianche e rosse, ma le principali sono quattro, con lo Chardonnay e il Pinot nero a giocare la parte dei protagonisti (comprendo oltre l’80% del totale coltivato) e il Gamay e l’Aligoté in qualità di validi aiutanti. In particolare lo Chardonnay, originario del Mâconnais, in Borgogna esprime una vasta gamma di profili, che variano in base al suolo: minerale e fresco, morbido e rotondo, ricco e strutturato. I terreni marnosi, calcarei e argillosi della regione ne esaltano la raffinatezza, la purezza e la precisione. Mentre il Pinot nero – il più antico tra i vitigni borgognoni – è l’antenato di Chardonnay, Aligoté e Gamay. Ama i suoli porosi e ricchi di marna, e a seconda della proporzione di calcare e argilla, può dare origine a profili leggeri ed eleganti o più strutturati e robusti.

Crémant de Bourgogne

Un tocco territoriale con Gamay e Aligoté

Il Gamay, che prende nome da un villaggio nella Côte de Beaune, è diffuso nella Borgogna meridionale, soprattutto nel Mâconnais e nel Beaujolais. Quest’uva storica a bacca rossa predilige i suoli granitici e silicei di queste zone, dove riesce a manifestare al meglio la sua freschezza. Viene usato sia per la produzione di Crémant bianco che rosato.
L’Aligoté, anch’esso originario della regione (dove è presente dal XVII secolo), è un incrocio tra Pinot nero e Gouais blanc e si distingue per la sua capacità di adattarsi a diversi tipi di terreno. Completa il profilo aromatico del Crémant de Bourgogne grazie a una vivace acidità, con note saline, fruttate e iodate.

Foto del servizio: © Upecb

Crémant de Bourgogne, l’anima pétillante della regione. La seconda tappa

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