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Com’è andato Vinitaly? Il parere di 30 produttori

Com’è andato Vinitaly? Il parere di 30 produttori

Parola d’ordine: restart. C’era grande attesa per questa edizione di Vinitaly in presenza, sia tra i visitatori (professionisti e wine lover) che tra le aziende partecipanti. Ecco il bilancio di 30 produttori, intervistati dai giornalisti di Civiltà del bere a ridosso della chiusura della fiera.

Testi raccolti da: Jessica Bordoni, Elena Erlicher, Alessandro Torcoli

I numeri ufficiali diffusi dagli organizzatori sono già stati resi noti. Ma com’è andato Vinitaly per i produttori che hanno deciso di non mancare a questa edizione della ripartenza? Durante gli ultimi due giorni della fiera i giornalisti di Civiltà del bere lo hanno chiesto a una trentina di loro, ricevendo impressioni e commenti “a caldo”. Tra i tanti apprezzamenti, non è mancato qualche appunto, con la consapevolezza che si può sempre migliorare, ma che la direzione intrapresa è quella giusta.  

Valentina e Davide Abbona – Marchesi di Barolo

Vinitaly ci ha permesso di ritornare ad un certo grado di normalità, che a ben guardare ancora non c’è perché il senso di oppressione lasciato dal Covid resta forte. Lungi da me banalizzare la situazione contingente, ma credo che oggi abbiamo tutti gli strumenti – a cominciare dai vaccini e dalle mascherine – per contenere le problematiche e muoverci in sicurezza. Allo stand ho visto tanta partecipazione e un pubblico decisamente più competente rispetto a quello che avevo lasciato nel 2019. Vinitaly è diventata una vera fiera di settore. Pochi gli operatori americani, tanti bloccati a causa dei casi di positività, ma a dispetto delle aspettative ci sono venuti a trovare diversi asiatici. E non sono voluti mancare il nostro importatore peruviano e quello greco, entrambi alla loro prima edizione! Per le Cantine Marchesi di Barolo è un momento magico, con tante novità in cantiere a cominciare dal rilancio del brand Cascina Bruciata nel cru Rio Sordo di Barbaresco.

Mauro Altini – La Sabbiona

Dopo due anni di pausa, c’era tutto l’entusiasmo di tornare in presenza e la risposta del pubblico non si è fatta attendere.  Il mio banchetto si trova all’interno della collettiva del Padiglione dell’Emilia Romagna che, per rendere l’area più funzionale, ha previsto alcuni cambi logistici, come l’eliminazione della postazione gastronomica centrale, la creazione di un appoggio aggiuntivo per i singoli stand e l’ampliamento della metratura dei corridoi…. Tutte accortezze che hanno permesso di ridurre al minimo gli assembramenti e rendere l’atmosfera più sicura e accogliente. La novità presentata in anteprima? Il rosato VoltaPagina 2021, blend di Centesimino e Sangiovese. Un nome che dice già tutto sul nostro punto di vista riguardo al futuro.

Valentina Argiolas

Finalmente si riparte! Ho visto tanto ottimismo nelle persone in questi giorni di fiera, nonostante la preoccupazione per la difficile situazione generale. Pochi i volti nuovi, con presenze di operatori soprattutto da Europa e Canada, meno dagli Stati Uniti e nessuna dall’Asia. Ma dopo i due anni di chiusura, Vinitaly ha saputo dare una bella risposta. Non ho riscontrato un gran cambiamento nell’organizzazione dentro e fuori la fiera, e sicuramente ci sono margini di miglioramento. Per esempio nei tempi di durata di Vinitaly: quattro giorni sono davvero troppi, ne basterebbero tre.

Gian Matteo Baldi – Castello di Cigognola e Bentu Luna

Difficile fare un commento a caldo su come è andato Vinitaly. C’era sicuramente un grande desiderio di rimettersi in gioco e in moto, ma anche un senso di mancanza e di nostalgia dopo questo lungo stop causato dalla pandemia. Confesso di essere arrivato a Verona con un certo timore legato alla convinzione che questi due anni avessero portato ad un’ulteriore frammentazione del mercato. Avevo paura che Vinitaly fosse ormai percepita come la fiera dei vini industriali, in contrapposizione alle varie manifestazioni di “vini naturali” che si svolgono in concomitanza, come Summa, Vinnatur, ViniVeri e così via. Detto in altre parole, avevo paura che il consumatore avesse iniziato a snobbare Vinitaly, ma questi quattro giorni mi hanno fatto decisamente ricredere. Intorno a me tanto entusiasmo, ma anche una dimensione autenticamente corale e voglia di concretezza. L’impostazione alla ProWein, più orientata sul business e sempre meno “fiera di rappresentanza”, a mio avviso si è rivelata vincente.

Michele Bernetti – Umani Ronchi

Gli ingressi sono stati numericamente inferiori rispetto alle edizioni precedenti, ma questo non è necessariamente un male, anzi. È mancata la presenza del trade asiatico, in compenso l’Europa è venuta quasi tutta e anche dagli Usa ci sono state visite importanti. Mi ha colpito l’affluenza degli italiani, anche considerando che quest’anno la fiera è caduta a ridosso della Pasqua e gli operatori che lavorano nelle zone turistiche hanno sicuramente evitato di muoversi. Abbiamo preso contatti interessanti con alcune piattaforme di vendita online all’estero, che prima non avevamo mai approcciato qui a Verona. Al di là dei problemi di approvvigionamento e del caro materie prime, ho notato uno spirito positivo e decisamente più professionale. E fuori, l’offerta in città, mi è sembrata più organizzata ed esaustiva.

Elvira Bortolomiol – Bortolomiol e Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore

Quest’anno ricorrono i 100 anni dalla nascita del fondatore dell’azienda, mio padre Giuliano, e lo abbiamo festeggiato qui a Vinitaly con una serie di degustazioni verticali. In fiera abbiamo visto i nostri principali clienti, anche se siamo stati penalizzati dall’assenza della Russia, tra i nostri principali sbocchi. Presente l’importatore ucraino, che ha fiducia in un futuro migliore. L’impressione è che l’organizzazione fieristica sia migliorata, anche dal punto di vista dei servizi digitali, come una rete wifi più performante. Possiamo definirlo un Vinitaly della ripartenza con un sguardo rivolto al futuro, proprio come sta facendo la nostra denominazione Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, che presiedo. Un domani che ci vede proiettati verso la sostenibilità ambientale e sociale, lo sviluppo del turismo, il coinvolgimento delle aziende guidate da donne e delle nuove generazioni.

Raffaele Boscaini – Masi Agricola

Sono state ben canalizzate le due anime di Vinitaly: da una parte il quartiere fieristico con gli operatori e dall’altra la città di Verona con gli eno-appassionati. I ritmi sono stati, perciò, un po’ più rilassati e meno frenetici; anche la logistica è migliorata. Tra i buyer esteri erano presenti soprattutto gli americani e i canadesi, sono mancati invece gli asiatici.

Silvano Brescianini – Barone Pizzini e Consorzio Franciacorta Docg

A mio avviso Vinitaly è diventata la fiera vinicola più importante d’Europa, ovvero del mondo, superando quella che un tempo era Bordeaux e negli ultimi anni era diventata ProWein. Tutto questo è stato reso possibile grazie agli investimenti di Veronafiere, che ha previsto un aumento di capitale di 30 milioni di euro a sostegno dello sviluppo del piano industriale 2019-2022. Una maggiore divisione tra i padiglioni, intesi come spazio per il business, e la città, destinata al pubblico degli appassionati, si è rivelata premiante per tutti. Rispetto al 2019 c’è stato un decremento del numero delle Cantine franciacortine presenti, ma va detto che, per questioni organizzative, bisognava dare conferma di partecipazione entro novembre 2021, quando il Covid e le chiusure rappresentavano ancora una minaccia. Chi non è venuto, ha sicuramente perso una bella occasione. Concludo con un ragionamento che invita ad ampliare la prospettiva. Vinitaly, infatti, porta con sé numerose occasioni di business al di là degli appuntamenti allo stand. Faccio il caso della mia azienda, Barone Pizzini: il mio primo incontro è avvenuto due settimane prima dell’inizio della fiera, con alcuni importatori americani che hanno organizzato un incoming prima della tappa veronese. 

Alcuni dei produttori che abbiamo intervistato in fiera. In ordine di uscita: Valentina e Davide Abbona di Marchesi di Barolo; Mauro Altini di La Sabbiona; Valentina Argiolas; Gian Matteo Baldi di Castello di Cigognola e Bentu Luna; Michele Bernetti di Umani Ronchi; Elvira Bortolomiol; Raffaele Boscaini di Masi Agricola; Silvano Brescianini di Barone Pizzini; Marco Caprai; Matthieu Taunay di Monteverro; Alberto Cusumano; Riccardo Pasqua; Marco Mascellani e Francesco Vallone di Agricole Vallone; Antonio Mario Zaccheo di Carpineto

Marco Caprai – Arnaldo Caprai

Il mio bilancio è sicuramente positivo: nelle persone che ho incontrato ho notato una grande voglia di fare e un forte bisogno di concretezza. Nel nostro stand ci hanno fatto visita soprattutto operatori dei mercati tradizionali, come Canada e Svezia. Di importatore americano dovevo vederne uno e l’ho visto. Abbiamo finalizzato un accordo decisamente importante: + 30% in volume sull’anno precedente. Questo Vinitaly era necessario e sono contento del risultato, ma al tempo stesso mi chiedo se la cadenza annuale non sia da rivalutare, magari prevedendo una formula biennale che consente di limitare i costi aziendali.

Enrico Cerulli – Tenuta Cerulli Spinozzi e Consorzio Colline Teramane Docg

Vinitaly è stata l’occasione per ritrovare clienti e collaboratori. Pochi contatti nuovi, ma di potenziale interesse. L’Abruzzo si è presentato unito e bene, trovandosi di fronte un pubblico sicuramente più strettamente professionale rispetto alle edizioni precedenti. Abbiamo rivisto gli americani, anche sudamericani, ma totalmente assenti gli orientali. E ovviamente i referenti dell’Europa nordorientale. La mia azienda ha presentato la linea Gruè, nata durante la pandemia. Vini da vitigni indigeni, giovani e freschi, dedicati alla tradizione della ceramica che distingue l’antico borgo di Castelli, in provincia di Teramo, non distante dalla nostra Tenuta.

Matthieu Taunay e Andrea Comploj – Monteverro

È stato un Vinitaly molto diverso dai precedenti, in cui certamente si è sentita la mancanza di operatori d’oltreoceano. Usa, ma anche Asia. All’opposto, l’affluenza dei professionisti italiani è stata straordinaria, dalle Alpi al Tacco. In molti non hanno voluto perdersi la possibilità di ritrovarsi dopo due anni e più di distacco sociale e in tutti ho percepito un interesse sincero, la voglia di rimettersi all’opera e tornare a lavorare ai livelli pre pandemici. Ho visto molti ristoratori accompagnati dai loro chef, sommelier, sous chef, addetti alla sala… come se il Vinitaly fosse un viaggio premio da concedersi tutti insieme per cementificare lo spirito di squadra. Questo è un bel segnale, anche perché queste figure professionali sono di fatto i nostri primi e più importanti ambasciatori. Va dato atto all’ente fiera di aver eliminato la quota dei cosiddetti “ubriaconi” che in passato erano una costante a partire dalle 16-17 del pomeriggio.

Alberto Cusumano

È stata tutt’altra cosa rispetto all’ultima edizione, che si è svolta nel 2019. Personalmente, essendo la prima fiera del vino in Italia post-pandemia, l’avrei limitata a soli tre giorni con una chiusura anticipata l’ultimo giorno per rendere agevole anche agli espositori il rientro a casa in aereo. Ci sono tante piccole cose a cui si potrebbe prestare maggior attenzione, soprattutto con una concorrenza all’estero così forte (con Winexpo Paris dietro l’angolo e Prowein alle porte). La domenica, oltre agli appassionati, ci sono i buyer internazionali, il lunedì è dedicato ai ristoratori, ma con la Pasqua a ridosso se ne sono visti pochi. Non guasterebbe, infine, qualche agevolazione in più agli espositori: per esempio qualche ingresso omaggio in più da poter dare a selezionati professionisti del settore.

Francesco Domini – Le Tenute del Leone Alato

In questi giorni abbiamo respirato l’entusiasmo del ritorno e il desiderio di rincontrarsi. Rispetto alle edizioni precedenti ci sono state meno persone e, di conseguenza, l’afflusso è stato più ordinato, sia dei professionisti sia degli appassionati. Ho notato anche un maggior rispetto degli appuntamenti e l’effettiva presenza di tutti quelli confermati. Abbiamo avuto visite soprattutto dall’Italia e dall’America (Nord, Centro e Sud), meno dal Nord Europa, che contiamo di incontrare a Prowein.

Beniamino Garofalo – Santa Margherita Gruppo Vinicolo

Il bilancio di Vinitaly è positivo. Era necessario ripartire, anche in un clima di incertezza. Tra gli stand si è vista meno gente, ma questo ha reso migliore la gestione della quotidianità. Nonostante l’assenza di operatori dall’Asia, abbiamo avuto una forte affluenza dall’Italia e dall’Europa; bene anche gli Stati Uniti. A livello gestionale la fiera ha lavorato bene, e spero che in futuro si percorra una strada sempre più tecnologica. Come ultimo spunto di riflessione, mi chiedo se abbia ancora senso una divisione regionale dei padiglioni.

Priscilla Incisa della Rocchetta – Tenuta San Guido

Noi non siamo presenti a Vinitaly con un nostro stand, ma abbiamo un ufficio dove riceviamo su appuntamento e facciamo assaggiare le nuove annate dei nostri vini. Quest’anno abbiamo riempito la nostra agenda tutti i giorni con operatori nazionali e provenienti dall’America e dall’Europa. Siamo riusciti a incontrare anche gli importatori ucraini.

Piero Mastroberardino

Alla partenza ero un po’ titubante e non pensavo andasse così bene, invece mi sono dovuto proprio ricredere. Ci hanno fatto visita, su appuntamento, in tutte le giornate operatori di mezzo mondo, monopoli inclusi; abbiamo avuto Cina, Hong Kong, Singapore, Nuova Zelanda, Stati Uniti, Canada e, dall’Europa, Germania, Svezia, Norvegia, Islanda. Direi oltre le aspettative. All’ingresso è stato fatto un ottimo lavoro con il fast track degli espositori; mentre al di fuori della fiera la viabilità continua a soffrire.

Simona Natale – Gianfranco Fino

Più Cina che Giappone, ma anche Inghilterra, Australia, Canada. A fare la differenza, però, è soprattutto la qualità dei contatti che ci portiamo a casa: decisamente di alto profilo. Siamo “in pista” da sabato, con l’Opera Wine, e quindi un po’ di stanchezza al termine della fiera inizia a farsi sentire. Ma siamo anche molto soddisfatti di com’è andata. Un tuffo nella normalità di cui avevamo tutti bisogno.

Ettore Nicoletto – Angelini Wines & Estates

È stato un Vinitaly vivace e “domestico”, anche se questa fiera ha la forza e le potenzialità per aprirsi all’internazionale. Gli sforzi fatti da Veronafiere per presentarsi qui oggi sono lodevoli, ma ci vuole ancora più internazionalità e innovazione. Ci vuole un format più aperto al dialogo e al confronto con il resto del mondo, non solo con l’Europa, su temi attuali come la sostenibilità e la digitalizzazione. E bisogna farlo a Verona: il mondo del vino deve incontrarsi qui. 

Andrea Orsini ScatagliniMarchesi Frescobaldi

Siamo molto soddisfatti di come è andata. In fiera siamo finalmente tornati a respirare la passione e l’entusiasmo di un Paese pronto a rinascere e ad andare sempre più avanti, lasciandosi alle spalle definitivamente la pandemia e i suoi postumi. Al nostro stand abbiamo ricevuto le visite che ci aspettavamo. Sono venuti i nostri importatori sia dagli Stati Uniti che dall’Europa, mentre il trade asiatico, com’era inevitabile, si è visto poco. Una vera fiera internazionale, un’edizione da ricordare.

Riccardo Pasqua – Pasqua Vigneti e Cantine

È stato un bel Vinitaly. La mia agenda era fittissima e non ho visto la luce del sole per quattro giorni! Sono segnali importanti, che ci rivelano come il business si mantenga dinamico nonostante le incertezze del presente. In fiera ho incontrato tanti professionisti americani, canadesi, ma anche buyer indipendenti dal Regno Unito. Ovviamente abbiamo sentito la mancanza dell’Asia, ma questo era inevitabile. Non credo di aver mai visto un pubblico così qualificato come quest’anno, e mi riferisco al trade ma anche agli opinion makers, ai critici e ai giornalisti. A Veronafiere va reso il merito di aver diversificato l’offerta per gli appassionati con il Vinitaly and the city nel centro di Verona. Personalmente, crediamo moltissimo nel “fuorisalone” e anche quest’anno abbiamo voluto dare il nostro contributo con l’installazione dell’opera artistica site specific, Amygdala, sulla facciata del Palazzo Maffei Casa Museo in Piazza delle Erbe.

Christian Scrinzi – Gruppo Italiano Vini

Vinitaly è una settimana in cui si parla di vino. Siamo stati sorpresi nel percepire così tanta voglia di confrontarsi nel settore. Da parte dei nostri distributori e importatori, che sono venuti al nostro stand con visite regolari e prenotate in tutte le giornate, c’è stata tanta voglia di ritrovarsi e ripartire, al netto del problema geopolitico in atto. Pesa la fermata del mercato russo, che per noi valeva 3 milioni di fatturato annui. Dal punto di vista organizzativo i servizi per gli operatori e anche i parcheggi hanno funzionato bene. Se c’è stata qualche criticità, si è vista nel traffico: si dovranno fare passi importanti sulla viabilità e anche per un nuovo asset dei padiglioni della fiera.

Elisa Semino – La Colombera

C’era molta voglia di rivedersi, di assaggiare insieme e di tornare ad una nuova normalità. Noi ci riteniamo soddisfatti, avevamo svariati appuntamenti già fissati prima della fiera, che si sono svolti regolarmente, e sono arrivati nuovi contatti. Dal nostro osservatorio, abbiamo notato una buona presenza di operatori dall’Europa, circa il 50% degli americani e pochi asiatici. Anche i ristoratori non erano molti. L’organizzazione è rimasta la stessa di sempre, ma abbiamo riscontrato un pubblico più selezionato rispetto al passato. A Vinitaly abbiamo presentato la nuova Barbera aziendale, Monleale, che proviene dalla zona storicamente vocata per questo vitigno autoctono dei Colli Tortonesi. La fiera è stata anche l’occasione per invitare clienti e importatori a venirci a trovare nella nuova sala degustazione che sarà operativa dal 1° maggio nella nostra Cantina di Vho, Tortona.

Giampaolo Speri

Siamo tornati a cantare dal vivo e non più solo ad ascoltare la musica in LP. Questa è una metafora, ma mi sembra calzante per la situazione che stiamo vivendo. Vinitaly si è rivelata una fiera sempre più orientata al b2b, con un pubblico selezionato. Nel nostro caso abbiamo registrato la presenza di operatori soprattutto dall’Europa e poca Asia.

Sabrina Tedeschi

Usciamo da questo Vinitaly un po’ più ottimisti: finalmente una fiera b2b e una città consumer. Nello stand abbiamo avuto tutto il tempo e la tranquillità per parlare con gli operatori. Siamo soddisfatti dell’affluenza soprattutto canadese, anche se dobbiamo fare i conti con l’assenza dell’Asia, della Russia e dell’Ucraina. Si sono aperte anche nuove opportunità di business, che francamente non ricordavo nelle ultime edizioni. La situazione organizzativa è migliorabile, ma bisogna considerare anche l’ingente numero di persone che una fiera come questa coinvolge. Unico neo, l’aumento dei costi del +60%.

Francesco Vallone e Marco Mascellani – Agricole Vallone

Giornate davvero intense, in cui io e il mio staff abbiamo tirato il fiato solo alle 18 del pomeriggio, ma con un clima decisamente meno caotico e rumoroso degli anni scorsi. Si è lavorato bene, con visite da Belgio, Olanda, nord Europa… Ho notato, di contro, un certo calo da parte degli operatori tedeschi, immagino legato alla vicinanza di ProWein, calendarizzata a un mese di distanza dall’appuntamento Veronese. E a proposito, mi permetto una nota riguardo alla durata del Vinitaly: a mio avviso quattro giorni sono troppi, ridurli a tre sul modello della fiera di Düsseldorf potrebbe essere una buona mossa per ottimizzare le risorse e la logistica.

Marzia Varvaglione

Siamo partiti carichi di aspettative e di curiosità e abbiamo ricevuto ottimi feedback da chi ci ha fatto visita allo stand perché colpito dalle tante novità aziendali. Credo che l’entusiasmo e il calore umano siano stati i driver della fiera: tutto il pubblico era desideroso di incontrarsi e riabbracciarsi dopo due anni di distanza. Il padiglione Puglia era poco affollato e abbiamo lavorato molto bene: siamo riusciti a conquistare cinque nuovi mercati esteri ed espandere la nostra presenza in nuove regioni italiane. L’ingresso la mattina era agevole e abbiamo apprezzato le modifiche effettuate alla porta Teodorico. Si è notata poca affluenza da parte del consumatore finale e dei ristoratori, probabilmente anche per la coincidenza con la festività della Domenica delle Palme.

Angela Velenosi

Certamente un’edizione meno affollata, ma ciò che conta è che abbiamo finalmente rivisto molti importatori da diversi Paesi, eccetto l’Asia e la Russia naturalmente. Ho percepito una grande energia e voglia di reagire da parte di tutti. Abbiamo presentato anche una novità, molto ben recepita dal mercato. Si chiama Ninfa ed è un rosso a base di Montepulciano, Cabernet Sauvignon, Sangiovese, Merlot e Syrah, dal taglio internazionale.

Alessandro Vella – Cantina Produttori Valdobbiadene e Val d’Oca

A Vinitaly ho notato un flusso di visitatori di qualità. Meno ressa rispetto al solito, più relazioni con trade e operatori. La nostra Cantina si è anche presentata con uno spazio più ampio e abbiamo lanciato l’importante restyling sia del brand premium Valdoca sia di Cantine Produttori Valdobbiadene, compresa un bottiglia celebrativa dei nostri 70 anni di storia: il Valdobbiadene Docg Rive San Giovanni.


Antonio Mario Zaccheo – Carpineto

Le fiere sono una necessità per noi, un punto di arrivo; ma è fondamentale una maggior focalizzazione sul vino. Ci sono, invece, troppe manifestazioni collaterali e migliaia di eventi che si svolgono contemporaneamente a Vinitaly e che rischiano di sviare l’attenzione dei visitatori, sia operatori sia appassionati. Quest’anno si è vista una maggior organizzazione negli spazi interni, mentre fuori dalla fiera è il caos, e si avverte la mancanza di una programmazione stradale responsabile.

Sergio Zingarelli – Rocca delle Macìe

Lo scorso ottobre abbiamo preso parte alla Special Edition e siamo rimasti soddisfatti del risultato, con la consapevolezza che erano solo le “prove generale”. Questo Vinitaly è andato oltre le nostre aspettative. Ovviamente sono cambiati un po’ i numeri, però abbiamo visto moltissimi operatori dall’estero, che sono riusciti ad avere più spazio proprio grazie ad una minore affluenza complessiva. Di contro, non sono mancate anche le presenze italiane e tutte di qualità.

Foto in apertura © FotoEnnevi – Veronafiere

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© Riproduzione riservata - 22/04/2022

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