Citra, da 50 anni l’orgoglio di essere abruzzesi

Citra, da 50 anni l’orgoglio di essere abruzzesi

Fondato nel 1973, il consorzio riunisce 3 mila soci e 6 mila ettari di vigneto. Da sempre promotore di entusiasmo e senso di appartenenza, oggi rinnova il legame con il territorio grazie ai progetti di zonazione e sostenibilità. E ha brindato al suo compleanno con due etichette di Laus Vitae in tiratura limitata.

Nove Cantine cooperative del Chietino, oltre 22 milioni di bottiglie prodotte, 3 mila soci che coltivano 6 mila ettari di vigneto. Consorzio fondato nel 1973, da 50 anni Citra è un vessillo della vitivinicoltura abruzzese che abbraccia un terzo dei vigneti regionali in un’area che si allunga a cospetto della maestosità della Majella e del Gran Sasso e raggiunge le coste adriatiche. Qui si allevano i vitigni autoctoni Montepulciano, Trebbiano, Pecorino, Passerina e Cococciola, ma anche il Sangiovese e gli internazionali Chardonnay, Pinot, Merlot e Cabernet Sauvignon.

Uomo e natura, storia e cultura, tradizione e innovazione

L’intimo e viscerale nesso col territorio è tradotto dal nome: l’avverbio latino citra, significa “al di là”, “al di sotto”, e identifica la parte di regione a sud del fiume Pescara, dove sono dislocate le nove cooperative. È anche lo storico appellativo di uno dei due principati in cui risultava suddiviso l’Abruzzo nelle carte geografiche del Regno dei Borboni e dello Stato Pontificio, prima dell’unità d’Italia. Citra esprime il legame indissolubile tra uomo e natura, tra storia e cultura, tra tradizione e innovazione. Caratteristiche impresse nelle famiglie di vignaioli come un codice genetico, etico, produttivo e relazionale

Uno storia che dura da mezzo secolo

«Cinquant’anni fa, nasceva il consorzio Citra attuando una grande operazione corale, con una visione lungimirante e vincente, basata sulla consapevolezza che, seppur da soli si va più veloci, uniti si va più lontano», è la voce del presidente Sandro Spella. «Il ruolo di Citra è, ed è sempre stato, quello di creatore di entusiasmo, senso di appartenenza e orgoglio. Promotore di politiche gestionali del “fare” ma anche di scelte manageriali “dell’essere” e dei valori fondanti, identitari e distintivi».
Tappe di un percorso lungo cinque decenni sono state la costruzione dell’attuale stabilimento nel 1985, il ruolo di apri-pista sui mercati mondiali (soprattutto in Nord America) per il vino abruzzese, la realizzazione della bottaia più grande del Centro-sud Italia e la progettazione di un impianto di microfiltrazione unico in Europa. 

Il progetto di zonazione 4 Territori interpreta le tante peculiarità che contraddistinguono le famiglie dei soci viticoltori

Il progetto 4 Territori

Gli attuali progetti parlano di sostenibilità, col raggiungimento della certificazione Equalitas – organizzazione sostenibile”, ma anche di continua ricerca scientifica, zonazione e mappatura dei terreni. «Per meglio capire e interpretare l’unicità del nostro patrimonio territoriale, nel 2017, si è messo in atto un progetto di sperimentazione e ricerca, che da subito ci ha permesso di sintetizzare le caratteristiche fondamentali dei 6.000 ettari controllati da Citra».
Il progetto, denominato 4 Territori e affidato a un team di enologi e agronomi coordinati da Riccardo Cotarella, riveste una «straordinaria importanza non solo per Citra, ma per la qualificazione di tutto il Montepulciano d’Abruzzo e più in generale della valorizzazione della vitivinicoltura abruzzese», prosegue Spella. 

Un progetto di zonazione più unico che raro

«Si tratta di una sfida complessa», evidenzia Fabio De Dominicis, direttore generale, «perché non è mai è stata fatta una sperimentazione di questo genere in un’area così vasta, ma in linea con la mission della nostra azienda: promuovere e valorizzare al meglio la qualità delle uve dei nostri 3 mila soci, che sono l’anima di Citra. Attraverso il progetto di zonazione, finalmente siamo e saremo in grado di dare un nome, un significato alle tante peculiarità del Montepulciano d’Abruzzo e degli altri vitigni autoctoni. Già, le prime evidenze della ricerca stanno mettendo in luce un’infinità di diversità sia dal punto di vista di suoli che dei microclimi. Su tali diversità costruiremo le nuove interpretazioni dei nostri vini, capaci di raccontare al meglio l’enologia abruzzese e l’instancabile e certosino lavoro delle famiglie dei nostri soci».

Laus Vitae Montepulciano 2019 e Laus Vitae Trebbiano 2020, omaggio a D’Annunzio

Figli di questa nuova interpretazione e vestiti a festa con un’edizione speciale in tiratura limitata, i due vini simbolo di Citra Laus Vitae Montepulciano d’Abruzzo Riserva Doc 2018 e Trebbiano d’Abruzzo Riserva Doc 2020, sono un omaggio al compleanno del consorzio abruzzese: due gioielli rari e rappresentativi di questo cammino. 
Il primo, prodotto da un vigneto di 50 anni a 400 metri di altezza ai piedi del Massiccio della Majella, evolve in botti grandi fino al raggiungimento di una complessità strutturale capace di sostenere il successivo affinamento in barrique. Pieno, possente ed equilibrato, è la quintessenza del Montepulciano d’Abruzzo di Citra.

Ambire, tentare, sognare

Il Trebbiano d’Abruzzo Riserva Doc 2020, da uve sulle colline del Chietino, fermenta in barili di legno di primo passaggio dove resta per ulteriori 16 mesi: è un nettare dorato elegante e seducente.
“Elogio alla vita”, “celebrazione della vite e dei vigneti” e “omaggio al Vate”, Gabriele D’Annunzio, e una sua omonima lirica, il nome stesso Laus Vitae è un contenitore di significati ed emozioni. Sulle etichette celebrative, scaturite dall’estro del guru del packaging Mario Di Paolo, compare l’elemento materico del pennino del poeta d’Abruzzo e di riportare alcuni dei versi più significativi della poesia Laus Vitae: “Tutto fu ambìto/e tutto fu tentato./ Quel che non fu fatto/ io lo sognai;/ e tanto era l’ardore/ che il sogno eguagliò l’atto”. «Accudire i vigneti, fare vino, implica a pieno quanto evocano questi versi: ambire, tentare, sognare», specifica Giuseppe Colantonio, responsabile marketing di Citra. «Senza dubbio, i tre verbi scelti da D’Annunzio rispecchiano il sentire che anima i nostri soci vignaioli, i nostri agronomi ed enologi, e tutti coloro che hanno scelto di lavorare in questo affascinante, ma difficile e imprevedibile mondo, perché animati da passione e ardore».

Foto di apertura: i vigneti delle nove Cantine cooperative riunite in Citra si estendono dalle pendici del Gran Sasso alle coste adriatiche

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Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 4/2023. Acquista

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© Riproduzione riservata - 10/03/2024

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