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Censimento delle Vecchie Vigne: l’Emilia Romagna

2 Aprile 2022 Giorgio Melandri

Benché rare, a causa delle politiche cooperativistiche passate votate alla quantità, le vecchie viti crescono ancora in questa regione. Una piccola comunità di biotipi, tutti da riscoprire. Per segnalare vecchie vigne di oltre i 30 anni d’età scrivere a redazione@civiltadelbere.com.

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L’Emilia Romagna ha una filiera in gran parte cooperativa, che è abituata a rinnovare gli impianti, ma nonostante questo c’è un piccolo patrimonio di vecchie vigne. La prima cosa che salta agli occhi è la scomparsa quasi totale della vite sopra ai 300 m slm. Nel Novecento, infatti, le cooperative hanno chiesto “quantità e grado” e c’è stata una migrazione a valle.
La seconda cosa che si evidenzia è la presenza della Barbera nei vini prodotti nella prima quinta collinare dell’Appennino che accompagna la via Emilia da Piacenza alla Romagna, Lambrusco compresi. Essa è sempre stata usata in combinazione con uve tanniche – Bonarda, Grasparossa, Maestri, Negretto, Sangiovese – alle quali regalava acidità e colore, mai tannini.

Armonia d’insieme

Nella nostra tradizione ci sono stati vini dove i vitigni erano complementari e le vigne una comunità di biotipi e varietà. Erano vini di carattere e quel che perdevano in esattezza veniva guadagnato in personalità. La lezione delle vecchie vigne è questa e dovremmo cercare di portare nella modernità un pensiero che rielabora l’idea di vino sfruttando i profumi, la complessità e la grazia degli insiemi. È la sfida dei post modern wines.

Villa Papiano

Pré, Romagna Sangiovese Predappio Doc

Da una vecchia vigna di 60 anni di Predappio Alta Francesco Bordini ottiene 2.000 bottiglie vinificate con fermentazioni spontanee. L’originalità del territorio, storica enclave di vigne ad alberello della Romagna, con suoli di marne e arenarie e presenza di vene di zolfo, emerge in un vino austero e floreale al naso, pieno di sapore in bocca, con profondità sapida. La vigna è un’arca di Noé della genetica del Sangiovese di Predappio ad acino ellittico, con vecchie piante sane e qualche rimpiazzo di vecchia data.

Podere Fiorini

Le Ghiarelle, Lambrusco dell’Emilia Igt

Una piccola vigna a piede franco conservata in una golena del Panaro protetta dalle sabbie del fiume. Siamo a Savignano e Le Ghiarelle è un’invenzione di Alberto Fiorini che vinifica le uve di 237 giganti secolari con la rifermentazione in bottiglia. Genziana, ciliegia, spezie e una bocca ruvida che accetta la sfida del tempo. Le viti sono in gran parte Grasparossa, ma ci sono anche Barbera, Lambrusco di Fiorano, di Sorbara e chissà cos’altro. Mille bottiglie per un viaggio nella storia del Lambrusco.

Gallegati

Corallo Giallo, Romagna Albana Secco Docg

I fratelli Cesare e Antonio Gallegati hanno recuperato una vecchia vigna di Albana degli anni ’60, una pergola romagnola trasformata a capovolto, per produrre una versione secca piena di pathos. La genetica prevalente è quella dell’Albana della Serra, ma la vigna ospita anche piante di biotipi faentini e altri. Il bianco materico, ma elegante, originale come pochi, con delicati profumi gialli di fiori e frutta. Questa combinazione porta profumi addirittura salati e salmastri.

La Stoppa

Macchiona, Emilia Rosso Igt

Azienda storica dei Colli Piacentini, è stata acquistata dalla famiglia Pantaleoni nel 1973 ed era appartenuta all’avvocato Ageno, che più di 100 anni fa aveva intuito le potenzialità di questi suoli dove sperimentò i vitigni bordolesi. Oggi il lavoro di Elena Pantaleoni e Giulio Armani raggiunge i migliori risultati con gli autoctoni. È il caso del Macchiona, ottenuto da vigne di 40 anni di Barbera e Bonarda. Infinito, terroso ed elegante, alterna frutto e spezie; affilato e pieno di coraggio, scandisce il ritmo nel gioco tra tannini e acidità

Foto di apertura: Le Ghiarelle è un Lambrusco che nasce da 237 viti secolari vicino al fiume Panaro

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