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Castello di Querceto: l’importanza del cru

7 Aprile 2011 Roger Sesto
Alessandro François, patron di Castello di Querceto a Greve in Chianti, tiene subito a precisare: «La nostra filosofia produttiva prevede che i nostri vini siano puntuali espressioni del territorio. Questo si può ottenere soprattutto con etichette di notevole complessità e di conseguente lenta e positiva evoluzione nel tempo. L’immagine della nostra azienda è legata a bottiglie capaci di parlare a chi le degusta, sia che esse siano i nostri Chianti Classico, sia soprattutto che siano le nostre cinque etichette da cru, che vanno a esaltare le rispettive vigne di provenienza, che curiamo con potature molto corte ed eventuali diradamenti. Tali modalità operative contribuiscono ad aumentare la longevità dei nostri vini, che – nel caso del La Corte – è comunque determinata in primo luogo dalla peculiarità del terroir». Domandiamo con quali scopi conservino una memoria storica dei prodotti. Ci dice: «Lo riteniamo utile sia per controllarne l’evoluzione nel tempo organizzando periodiche degustazioni anche verticali, sia per essere in grado di soddisfare eventuali limitate richieste di clienti molto importanti. Nel caso del Sangiovese in purezza prodotto con le uve provenienti dalla vigna La Corte, la memoria storica risale a oltre un secolo perché, dopo che la vigna originale ha prodotto per circa 70 anni, essa è stata ripiantata circa 40 anni fa usando i vecchi cloni». Ci facciamo raccontare allora delle annate memorabili proprio del La Corte. «Fra le vendemmie più significative, ancora in ottime condizioni, possiamo citare le 1955, 1964 e 1971, frutto della vigna originaria, e la 1985 e 1990, nate dai reimpianti del 1973». Chiediamo, infine, se abbia una sua annata del cuore. Risponde: «Stabilire un’annata del cuore è possibile solo dando un giudizio strettamente personale. Potrei dare questa definizione alla vendemmia 1985, perché si tratta del primo vino realizzato da me personalmente!».

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