Castello di Cigognola: pionieri dell’Indice Bigot

Castello di Cigognola: pionieri dell’Indice Bigot

La Cantina della famiglia Moratti ha scelto di misurare il potenziale qualitativo dei vigneti con il metodo dell’agronomo friulano Giovanni Bigot. La sperimentazione, partita nel 2019, si inserisce nel nuovo corso aziendale che punta a trasformare l’azienda vinicola in Maison italiana del Pinot nero.

Il 2019 ha segnato l’inizio di un nuovo corso per Castello di Cigognola, l’azienda vinicola che la famiglia Moratti possiede nel cuore dell’Oltrepò Pavese. Il titolare Gabriele Moratti e l’amministratore delegato Gian Matteo Baldi hanno infatti presentato ufficialmente il progetto dedicato alle bollicine Blanc de Noirs. L’obiettivo della Cantina è diventare la Maison italiana del Metodo Classico, creando una collezione di spumanti da Pinot nero capaci di competere con i cugini d’Oltralpe e in particolare con le grandi Case di Champagne. Un vero e proprio cambio di passo, insomma, testimoniato anche dallo sviluppo di Stella Wines, il braccio vinicolo di Stella Holding, la società di Gabriele Moratti che include anche alcuni brand di moda, design e cinema, per creare sinergie tra i vari marchi e affermarsi a livello internazionale.

Gabriele Moratti

L’Indice di Bigot presentato al Castello di Cigognola

Dalla volontà di dare vita a una rete di relazioni con importanti professionisti del vino, a febbraio Castello di Cigognola ha ospitato in azienda la presentazione in anteprima dell’Indice Bigot, un innovativo metodo di rilevazione scientifica del potenziale qualitativo del vigneto, illustrato dal suo stesso inventore, l’agronomo friulano Giovanni Bigot. All’appuntamento sono intervenuti, oltre a Gian Matteo Baldi, anche il produttore piemontese Angelo Gaja, a cui Bigot fornisce consulenza da anni, e Stefano Poni, professore di Viticoltura ed enologia dell’Università Cattolica di Piacenza.

Uno strumento concreto per valutare la qualità del vigneto

«Tante volte abbiamo sentito dire che “un grande vino nasce in vigna”», spiega Gian Matteo Baldi. «Ma dietro a questa osservazione assolutamente condivisibile c’è una domanda di fondo che pochi esperti del settore hanno avuto il coraggio di porsi davvero. È possibile misurare in maniera oggettiva la qualità di un vigneto? Dopo numerosi anni di studi e osservazioni sul campo, analizzando centinaia di ettari nei migliori terroir del Belpaese, Giovanni Bigot ha messo a punto e brevettato un innovativo sistema di valutazione scientifico per farlo».

Giovanni Bigot e Gian Matteo Baldi


I nove parametri dell’Indice

Il metodo si basa su misurazioni oggettive. Si analizzano infatti nove parametri viticoli che influenzano direttamente la qualità finale del vino: l’altezza e la produzione della parete fogliare e il loro rapporto, la sanità delle uve, la dotazione idrica, la morfologia del grappolo, la biodiversità della superficie e del sottosuolo, senza ovviamente dimenticare l’età del vigneto. Ciascuno di questi fattori ha un peso specifico differente, la cui valutazione è il risultato dell’osservazione ventennale di centinaia di vigneti da parte di Bigot e del suo staff, così come dello studio dei risultati della ricerca vitivinicola internazionale degli ultimi decenni.
Dalla combinazione dei parametri si arriva a un numero compreso tra 0 e 100 che corrisponde al potenziale qualitativo del vigneto.

Un approccio semplice per l’autovalutazione aziendale

Le misurazioni sono tutte semplici e veloci (è stato calcolato un massimo di 60 minuti totali per vigneto a stagione). Possono essere eseguite anche da chi non ha competenze tecniche specifiche; non servono infatti strumenti particolari, se non la bilancia da campo e l’applicazione 4grapes per registrare i dati (creata apposta per fare un monitoraggio intelligente del vigneto).
L’Indice Bigot, espresso in centesimi, diventa così uno strumento di autovalutazione aziendale. È utile per fissare un livello/risultato da migliorare/raggiungere nel corso delle successive vendemmie e permette di ottenere una classificazione dei propri vigneti.
Tra le finalità c’è anche quella di far capire al consumatore l’importanza che il vigneto riveste nel determinare la qualità complessiva di un vino, offrendogli una valutazione numerica, oggettiva e semplice da comprendere.

I vigneti che circondano il Castello


I test sui vigneti di Castello di Cigognola

«Ciò che ci lega a Giovanni Bigot è la stima personale e professionale, che si è rafforzata negli anni, oltre ovviamente alla propensione alla ricerca della conoscenza, che è da sempre tra i capisaldi del lavoro quotidiano al Castello di Cigognola», prosegue Gian Matteo Baldi. Da qui la scelta di calcolare l’Indice Bigot dei vigneti della tenuta della famiglia Moratti.
«Già nel 2019 abbiamo iniziato a incrociare i risultati della vinificazione delle singole parcelle con le pratiche attuate in vigna e le rilevazioni effettuate durante l’anno. Continueremo a farlo anche nel corso del 2020; vogliamo avere a disposizione un numero di dati maggiore per approfondire le comparazioni e ottimizzare le performance dei nostri appezzamenti. Gli obiettivi sono l’esaltazione e la diversificazione delle caratteristiche individuali dei vigneti, delle singole parcelle, delle esposizioni e dei terreni, in modo da poter valutare le scelte più opportune da fare in cantina».

28 ettari in regime semi biologico e cure omepatiche

La proprietà che circonda Castello di Cigognola si estende per 36 ettari, di cui 28 vitati. I filari crescono lungo il fianco collinare, tra i 300 e i 350 metri di altezza, a diverse esposizioni e pendenze. Il terreno è di tipo marno-argilloso con scarsa presenza di scheletro.
Gli impianti sono a spalliera e Guyot e l’età media delle viti è intorno ai 25 anni, ovvero il culmine in termini di resa qualitativa. La produzione è in regime semi-biologico, alla ricerca di un’uva pulita, integra e scevra di sostanze chimiche.
«Giovanni Bigot guida i nostri collaboratori nel monitoraggio quotidiano delle piante. Il team controlla lo sviluppo fenologico, si adopera per mantenere la sanità e l’equilibrio della vite con il terreno; in caso di necessità, interviene tempestivamente con le misure di minor impatto e aggressività, prediligendo soluzioni omeopatiche. Le scorciatoie e l’omologazione tecnologica sono lasciate da parte in favore della ricerca empirica e della sperimentazione».

Realizzato in collaborazione con Castello di Cigognola.

Questo articolo è tratto da Civiltà del bere 2/2020. Acquista

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© Riproduzione riservata - 30/06/2020

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