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Come cambia il gusto del vino nella storia

29 Ottobre 2020 Anita Franzon

In un mondo che cambia, il vino non fa eccezione. Nell’antichità per esempio era comune l’aggiunta di resine e aromi, poi abbandonata.
Anche la vinificazione di etichette mitiche come Romanée Conti si è evoluta nel tempo, passando dal blend al monovitigno. Oggi incide anche il climate change, che a volte migliora la qualità del vino (come in Germania).

Le prime prove di cui gli storici dispongono sulla produzione di vino risalgono al 7.000 a.C., ma che profumi e sapori aveva? Risponde alla domanda Wine-searcher che spiega come, in antichità, gran parte del vino fosse arricchito con resine, fichi, miele, erbe aromatiche, melograni, nocciole, assenzio e molto altro. In particolare, osserva lo storico Patrick E. McGovern: «Quasi tutti i campioni antichi che abbiamo analizzato fino al periodo medievale contenevano resina». Un’aggiunta che ne alterava il carattere, oltre a essere la “solforosa” del mondo antico. Sebbene l’uso della resina nel vino sia oggi quasi scomparso, la greca Retsina può dare un’idea del gusto che il vino poteva avere nelle epoche passate.

Il gusto del vino nel corso della storia

A mano a mano che ci avviciniamo al presente le informazioni aumentano, ma non diminuiscono i cambiamenti, come quelli riportati nel libro Romanée-Conti. L’autore Richard Olney ricostruisce la storia delle vinificazione del famoso vino dal 1700 a oggi; si passa da un uvaggio misto di uve rosse e bianche e da macerazioni molto brevi e lunghi affinamenti in legno, a metodi odierni che, al contrario, prediligono il monovitigno, macerazioni lunghe e maturazioni in botte più brevi. Ma sono cambiamenti normali, se si pensa che solo negli ultimi 50 anni il vino ha attraversato varie tendenze stilistiche. “L’immensa diversità della storia del vino dovrebbe servire a ricordare che non esiste un punto finale per lo stile enologico”, si legge nell’articolo. “Il vino è destinato ad andare in direzioni impreviste in futuro, con le mutevoli preferenze dei consumatori, la maggiore comprensione della viticoltura, lo sviluppo di tecnologie, nuove uve e un mondo che cambia intorno a noi”.

Il vino tedesco sarà migliore grazie al cambiamento climatico

Le viti sono estremamente sensibili alle variazioni di temperatura; ciò le rende particolarmente interessanti per prevedere le conseguenze del cambiamento climatico e il corrispondente sviluppo di strategie di adattamento. Secondo uno studio ispano-canadese, con un aumento di due gradi centigradi, le regioni adatte alla viticoltura si ridurranno del 56% in tutto il mondo, mentre con quattro gradi in più non sarebbe possibile produrre buoni vini sull’85% della superficie terrestre. Tuttavia, come si legge su Welt, la Germania potrebbe trarre giovamento da questa situazione e coltivare in futuro anche varietà amanti del calore come Merlot o Grenache. Per questo motivo Ernst Büscher, portavoce del German Wine Institute, descrive i produttori di vino tedeschi come «vincitori del cambiamento climatico».

Mentre il vino spagnolo cerca di fronteggiarlo

L’estate si allunga, aumentano le giornate calde, ma il vino spagnolo non si arrende alle vicissitudini del tempo, anche se «in alcune regioni la situazione è molto preoccupante», esordisce David Palacios, presidente della D.O. Navarra. Qui, come in molte parti del mondo, quest’anno la vendemmia è cominciata prima del previsto e una delle decisioni prese dai viticoltori è stata la messa a punto di sistemi di irrigazione per alleviare gli effetti negativi dei lunghi periodi di siccità. Per Lara Da Silva, presidente della D.O. Monterrei: «L’influenza del cambiamento climatico fa sì che i vini abbiano livelli alcolici più elevati e acidità inferiori, avendo carattere più continentale che atlantico»; mentre secondo Diego Pérez della D.O. Utiel-Requena questi cambiamenti portano anche buone notizie: «La qualità del Bobal, una varietà che non ha mai raggiunto valori elevati di gradazione alcolica, ora sta aumentando molto» (Vinetur).

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