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Caffè, la rivoluzione tech di Zurigo

Caffè, la rivoluzione tech di Zurigo
La città svizzera offre molte destinazioni ai coffee lover © Zürich Tourism

Dove un tempo si beveva il kafi-crème, oggi si gustano ottimi specialty ed espresso sorprendentemente estratti. Le nuove realtà nell’Industrie-quartier e i locali storici, un tempo frequentati da artisti e intellettuali

Tempo fa Zurigo fece notizia come la città più cara dove bere un caffè o un cappuccino. Ai tempi il costo si aggirava sui 4 euro. Oggi la tazzulella zurighese, costosissima per gli italiani abituati a ben altri prezzi, è stata superata da quella di alcune capitali del Nord Europa come Copenaghen e Oslo, oltre che dalla sgargiante Dubai. Ma resta ai primi posti della lista. Eppure, o proprio per questo, qui abbiamo bevuto alcuni dei caffè più buoni di sempre, sorprendentemente estratti in espresso. Non quelle spremute acide di Coffea arabica tipicamente scandinave che difficilmente incontrano il palato italiano. Ma tazzine complesse, in grado di donare gamme aromatiche per lo più inedite alle nostre latitudini.
Com’è successo che una severa città svizzera diventasse una dei luoghi dove bere caffè eccezionali?

I tecnologici vogliono lo specialty

Caffè espresso lunghi, scuri e amari, e dunque generosamente zuccherati o con aggiunta di panna, come il nazionalpopolare kafi-crème. Tradizionalmente il caffè a Zurigo si beveva così, all’italiana, senza tanti pensieri.
Eppure la Confederazione Elvetica ha inciso profondamente sulla fruizione del caffè come lo conosciamo oggi. Ancor prima della rivoluzione globale delle capsule pubblicizzate dal fascinoso George Clooney, ha fornito al mondo un’altra invenzione rivoluzionaria: il caffè liofilizzato, creato nel 1929 dal chimico di Nestlè Max Morgenthaler.
Se parliamo però di alta qualità in tazza, la strada da prendere è diversa. E arriva in città grazie a un’altra rivoluzione.

Metropoli giovane e internazionale

Nel 2004 infatti Google apre il primo ufficio a Zurigo. Oggi è il principale in Europa, con oltre 5.000 dipendenti, per lo più giovani. Sono stati loro, uniti agli studenti giunti da tutto il mondo per studiare al prestigioso Politecnico federale ETH Zurich e ai fondatori delle innumerevoli startup messe in piedi dai suoi laureati, a trasformare la grigia città dei banchieri (o quanto meno così era spesso percepita) in una metropoli giovane, internazionale e tecnologica. «Lo zurighese da formica qual era si è trasformato in cicala», sintetizza la nostra guida Barbara.
Chi lavora in campo tecnologico (i cosiddetti techies), per cultura e necessità, ama il caffè, e quello buono. È così che negli ultimi sei o sette anni è fiorita una scena estremamente interessante.

Nuovi indirizzi da provare

Iniziamo la nostra esplorazione delle migliori caffetterie zurighesi dalla fine, il quartiere emergente. L’Industriequartier, o Zürich West, vale una visita anche solo per curiosare nelle boutique di seconda mano, i negozi di design e i ristorantini ospitati tra le volte a botte del viadotto ferroviario; per salire i quattro piani di container del flagship Freitag, noto marchio di borse realizzate con teloni di camion riciclati, e giunti in cima godersi la vista dalla terrazza panoramica; per gironzolare tra gallerie d’arte e musei che occupano ex fabbriche e cantieri navali. In un edificio isolato che sembra un diner americano c’è Collective Bakery (Förrlibuckstrasse 160). Qui, su consiglio di Beatrice, designer e barista appassionata, con 2 euro oltre il prezzo base di 4,60 franchi (4,90 euro) proviamo un caffè strepitoso, dalle note di fragola e cioccolato. È un colombiano da competizione, quelli usati nelle gare dei campionati mondiali di barista: come dire la Formula 1 dei caffè.

Una tazzina su misura

Forse il segreto sta tutto nello slogan che campeggia sulla vetrina di Mame (Josefstrasse 160), in un quartiere più residenziale fatto di case color pastello e giardinetti: “Il caffè migliore è quello che ti piace”. E qui tutti cercano di darti la tazza giusta per te, come fosse un abito su misura. Su uno scaffale s’allineano i trofei con i piazzamenti ai campionati dei due fondatori, Emi Fukahori e Mathieu Theis, e dei baristi passati da qui, compreso l’italiano Daniele Ricci, secondo al mondiale del 2023. Come dire che qui il caffè è una cosa seria.
Un ampio spazio luminoso, tra cemento, legni chiari, cactus e piante rigogliose lo scopriamo lì vicino.
Da Miró manufactura de café (Brauerstrasse 58) la pastry chef spagnola prepara sontuosi brunch vegani: ideale per trascorrere un po’ di tempo, chiacchierare o lavorare.
Una chicca e il secondo grande espresso della giornata lo proviamo infine da Commercial – The Project (Feldstrasse 61), a un tavolino di graniglia: effluvio di lavanda, albicocca e lampone.

Alla scoperta dei luoghi storici

Naturalmente in una città con una lunga tradizione non mancano i café storici. Spostandosi verso il lago
Zürichsee si incontrano il Café Odeon, frequentato da Lenin, Mata Hari e Albert Einstein, intellettuali e rivoluzionari, e poi il Terrasse e il Kronenhalle. Per prendervi una pausa dalla caffeina e puntare su cioccolata e dolcetti andate da Sprüngli, in Paradeplatz, o al raccolto e intimo Café & Conditorei 1842.
È invece emozionante varcare la soglia del vicino Cabaret Voltaire, che vide la nascita della più anarchica delle avanguardie artistiche del Novecento, i Dada. A ricordare che l’ambiente internazionale e creativo di questa città ha radici profonde, che risalgono a quando accolse artisti e intellettuali in fuga da guerre e dittature. Gente come Joyce, Wagner, Mann e Röntgen, tra gli altri, che non era insolito incontrare seduti a un tavolino davanti a una calda e scura tazza di caffè.
A discutere, scrivere o, semplicemente, pensare.

Vigneti urbani sulle colline che circondano il lago di Zurigo © P. Federi – Unsplash

Oltre il caffè: ristoranti veg

Orti urbani, vigne cittadine, piazze bordate di tigli e spiagge artificiali. Una startup di carne vegetale nata nell’ambito del Politecnico. E una scena di ristoranti vegetariani, molti stellati. Benvenuti nella Zurigo del Terzo millennio: verde, multiculturale, giovane e veg. La scena gastronomica che fa a meno dei prodotti animali è fatta di localini accoglienti, creati da giovani chef. Stranieri, come l’ispano-marocchina Zizi Hattab, che porta la sua cucina creativa da Kle (Zweierstrasse 114) e nel più informale Dar. O zurighesi Doc, come Noah Rechsteiner di Anoah (Rigiplatz 1) e Fabian Fuchs che dirige le cucine di Neue Taverne (Glockengasse 8) e del delizioso Bauernschänke (Rindermarkt 24). A Zurigo c’è anche il primo ristorante vegano del mondo, in attività continua dal 1898, Hiltl (Sihlstrasse 28): da provare il ricchissimo buffet.

Excursus in vigna

Zurigo è però anche una città di vigne urbane, che si distendono nel territorio metropolitano, sulle colline che circondano il lago di Zurigo o sull’isola di Ufenau e danno vita a etichette a base di Riesling, Sylvaner, Merlot, Pinot nero e di vitigni autoctoni come il Räuschling. La più antica e grande Cantina zurighese è Weingut Landolt, fondata nel 1834 e della stessa famiglia fino a oggi. Anima dell’azienda è il viticoltore Nik Zeljkovic, che oltre alle varietà bianche citate coltiva Zweigelt e Merlot, piuttosto rari nella Svizzera tedesca.

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