Dal mondo Dal mondo Anita Franzon

Nelle bottiglie di vino la capsula è davvero necessaria?

Nelle bottiglie di vino la capsula è davvero necessaria?

La capsula che ricopre il collo delle bottiglie di vino è indubbiamente un accessorio tradizionale e fa parte dell’immaginario collettivo di un prodotto di qualità. Ma sempre più aziende – convinte che si tratti di un’aggiunta ormai puramente estetica e decorativa – decidono di farne a meno per ridurre il loro impatto sull’ambiente. Le capsule sono, infatti, generalmente in alluminio, stagno o PVC e sono usate per milioni e milioni di bottiglie. Per questo motivo decidere di limitarne l’uso potrebbe fare la differenza.

Per approfondimenti: wine-searcher, Decanter e The drinks business


Il sommelier incide la capsula, poi la taglia seguendo la forma circolare del collo della bottiglia, quindi la toglie, svelando il tappo. Questa copertura comparsa per la prima volta nel XVIII secolo per proteggere e assicurare l’integrità del prodotto, da allora fa parte di una ritualità e di una gestualità che, per molti, contraddistingue l’apertura di un vino di qualità.

Un movimento in costante crescita

Eppure, sono sempre di più i produttori di vino che decidono di non aggiungere questo accessorio, considerandolo ormai puramente decorativo. Ne parla in un articolo su wine-searcher la giornalista Kathleen Willcox, che scrive: “È giunto il momento che la bottiglia di vino si presenti in topless (…). Quello che una volta era un movimento clandestino, ora sembra essere in costante crescita”.

Problemi etici e ambientali: le testimonianze dei produttori

«La maggior parte dei consumatori è convinta che le capsule siano composte di alluminio, ma molte, in realtà, sono di stagno», afferma Melaney Schmidt di Landmass Wines, in Oregon. Questo materiale viene estratto in miniere di aree del mondo come Nigeria e Indonesia dove lo sfruttamento di adulti e bambini è ancora all’ordine del giorno, così come quello dell’ambiente. Ecco perché anche Jennifer Reichardt, giovane produttrice californiana, non ha mai preso in considerazione le capsule.
«Siamo tutti concentrati sulla sostenibilità e sulle pratiche ecologiche, ma le capsule vengono spedite con le bottiglie a livello internazionale e poi semplicemente gettate via. (…) La scelta di non usarle è stata vincente per il nostro marchio (…) perché sullo scaffale la bottiglia è immediatamente riconoscibile».

Togliere il superfluo

Ashley Trout, enologa di Brook & Bull nella regione di Walla Walla, spiega: «Ci siamo sbarazzati delle capsule nel 2019 (…) perché era un altro dettaglio inutile di cui preoccuparsi (…). Nel libro Il Piccolo Principe, Antoine de Saint-Exupéry scrive che “la perfezione si raggiunge non quando non c’è più niente da aggiungere, ma quando non c’è più niente da togliere”. Ed è così che produco il vino (…) cercando di far sì che anche il packaging lo rifletta».

L’annuncio di Berry Bros. & Rudd

Se, finora, la rimozione della capsula ha riguardato principalmente le Cantine statunitensi, anche altri produttori stanno considerando questa scelta. In tal senso, è significativo il recente annuncio di Berry Bros. & Rudd, Wine and Spirists Merchants con sede a Londra, che hanno dichiarato di voler eliminare le capsule da diversi vini del loro portfolio come parte di un progetto più ampio nel segno della sostenibilità ambientale tramite la riduzione degli imballaggi e la scelta dei giusti materiali. L’obiettivo è diventare plastic-free entro il 2030. La prima etichetta senza capsula sarà il loro Châteauneuf-du-Pape, annata 2019.
«Come azienda con una storia di oltre 300 anni, è naturale per noi tenere conto delle esigenze delle generazioni future», ha affermato Lizzy Rudd, presidente di Berry Bros & Rudd. E ha concluso: «Speriamo che altre Cantine seguano il nostro esempio e rimuovano le capsule» (Decanter e The drinks business).

Foto di apertura: © the blowup – Unsplash

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© Riproduzione riservata - 18/11/2021

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