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Bolgheri-boom: storia e prospettive della Doc

22 Aprile 2013 Elena Erlicher
Una perla da 1.220 ettari di vigneto, 4,5 milioni di bottiglie prodotte nel 2012 (la maggior parte - 3,8 milioni - rosso e rosso superiore), di cui il 70-75% viene venduto all'estero: sono questi i numeri della Doc Bolgheri, una delle più piccole d'Italia, ma anche una tra le più conosciute al grande pubblico per essere la culla di due miti della nostra enologia, il Sassicaia e l'Ornellaia. In questo lembo della costa toscana, solo una quindicina di anni fa gli ettari allevati a vigneto erano circa 200; ma, grazie al lavoro e all'impegno di produttori che in questa terra e nelle sue grandi potenzialità hanno sempre creduto, in poco tempo c'è stato un vero e proprio boom di investimenti e il comprensorio di Bolgheri si è trasfomato in uno dei più appetiti per la produzione di vino. Sono tanti, infatti, i produttori che negli ultimi anni hanno investito in questa zona, come Gaja, Berlucchi, Allegrini e ora anche Banfi e Zenato. La Cantina di Montalcino ha acquisito 5 ettari da Ambrogio e Giovanni Folonari, proprietari di Campo al Mare; mentre l'azienda di San Benedetto di Lugana (Verona) sta facendo delle prove di vinificazione con uve allevate in un paio di ettari e forse presto se ne potranno vedere i risultati. I 5 LEADER DI BOLGHERI - Alcuni degli autori di questo straordinario successo si sono incontrati al Teatro Roma di Castagneto Carducci (Livorno), sabato 20 aprile, nell'ambito della manifestazione "Castagneto a tavola", per fare il punto della situazione e per discutere delle prospettive future di Bolgheri e dei suoi vini. Stiamo parlando di Nicolò Incisa della Rocchetta (Sassicaia-Tenuta San Guido), Piero Antinori (Guado al Tasso), Lodovico Antinori (fondatore di Tenute dell'Ornellaia), Piermario Meletti Cavallari (fondatore di Grattamacco) e Michele Satta. INVESTITORI FORESTIERI - «Bolgheri è un territorio unico al mondo», ha affermato Piero Antinori, «perché il suo vino non è figlio degli uomini di questa terra, come invece accade a Montalcino con il Brunello e nelle Langhe con il Barolo. La famiglia Incisa ha origini piemontesi, noi siamo fiorentini, Michele Satta è lombardo e Meletti Cavallari bergamasco. La storia ha dimostrato che questo mix di culture ed esperienze è stata la carta vincente di Bolgheri e del suo vino».
VARIETÀ INTERNAZIONALI - E al pari dei suoi produttori, anche le varietà allevate a Bogheri vengono tutte da "fuori". Tra le varietà rosse (il 90% di quelle qui allevate), spiccano il Cabernet Sauvignon con il 40%, il Merlot 25%, il Cabernet Franc 10% (sul quale oggi si stanno concentrando gli investimenti), il Syrah 7%, il Petit Verdot 6% e solo il 2% di Sangiovese (dati Consorzio per la tutela dei vini Bolgheri Doc). «Nel 1983 ho cominciato lavorando il Sangiovese», ha detto Michele Satta, «ma ben presto mi sono adeguato alle richieste del mercato. Sono stato il primo a impiantare Syrah, che ho sposato con il Sangiovese e altre varietà internazionali». «Abbiamo iniziato il progetto Ornellaia con le classiche varietà bordolesi», ha ricordato Lodovico Antinori, «più tardi è nato il Masseto da uve Merlot, adatto al mercato americano che iniziava allora ad approcciarsi al vino e richiedeva prodotti particolarmente morbidi. Masseto (oggi di proprietà di Marchesi de'Frescobaldi, nda) è ora all'altezza dei migliori Bordeaux».
FATTORE CLIMA - Uno dei fattori determinanti del successo di Bolgheri è il microclima ideale. «Mio padre Mario, fin dall'Università, aveva il pallino di pensare che in Italia si potesse competere con le etichette francesi di qualità», ha detto Nicolò Incisa della Rocchetta. «Qui ha trovato il microclima ideale per realizzare il suo sogno, il Sassicaia. Ancor prima della vite, tutto ciò che si coltivava in qusta zona, dava risultati ottimali. Noi producevamo fragole e bulbi da fiore, considerati tra i migliori al mondo». NEL FUTURO - Bolgheri è un territorio di eccellenza, che produce eccellenze come il Sassicaia, leader e traino dell'intera produzione vinicola della zona, e che vuole farsi conoscere e apprezzare sempre più nel mondo. Tanti sono i progetti emersi durante l'incontro: dalla creazione di un "distretto" più ampio dove Bolgheri costituisca il centro, al finanziamento di un'agenzia di marketing, alla possibilità di una rete d'impresa per presentarsi sui mercati emergenti, al riconoscimento di uno "stile Bolgheri", alla valorizzazione dell'immagine del territorio. Mentre è stata esclusa da tutti la proposta di allargare i confini della denominazione.

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