Biondi Santi: ritorno al futuro (con il Rosso di Montalcino 2017)

Biondi Santi: ritorno al futuro (con il Rosso di Montalcino 2017)

Abbiamo assaggiato le annate 2017 del Rosso e 2015 del Brunello, firmate dalla nuova gestione della storica tenuta Biondi Santi di Montalcino. È stata anche l’occasione per comprendere le strategie di Giampiero Bertolini, amministratore delegato per conto della proprietà francese di Christopher Descours. Il caso di un Brunello atipico, dove il calice svela da sé un passaggio particolare nella Casa ilcinese.

Luciano Ferraro sul Corriere ha parlato della “cura francese” che ha portato la Biondi Santi a una crescita del +7,4% nell’anno nero 2020. Francese, perché la proprietà è passata di mano, dopo un secolo e mezzo, dalla famiglia Biondi Santi al Gruppo EPI (Européenne de participations industrielles), società di investimento di Christopher Descours, proprietario anche, per capirci, di Piper-Heidsieck e Charles Heidsieck. Eppure, la cura a nostro avviso non è da cercarsi nell’origine, ma nel tipo di proprietà e di gestione; un finanziere – con radici vinicole – e un manager, che si chiama Giampiero Bertolini, amministratore delegato, e che di vini toscani se n’intende, avendo lavorato sedici anni nel gruppo della famiglia Frescobaldi.

Biondi santi
Giampiero Bertolini, amministratore delegato di Biondi Santi, ha lavorato 16 anni nel gruppo della famiglia Frescobaldi.

Ricostruire tra le crepe del mercato

Come molti sanno, la famiglia Biondi Santi ha sempre lavorato d’ingegno e di passione, ma sono state proprio queste ultime ad aprire qualche crepa, sia di tipo finanziario sia di tipo gestionale, nella meravigliosa tenuta di Montalcino. A onor del vero, le crepe ultimamente erano divenute voragini e l’immenso patrimonio del marchio Biondi-Santi (qui col tratto, come scritto in etichetta) era disperso nei fiumi carsici del mercato; c’era, ma non si sapeva bene dove e come scorresse.

L’asset principale è il terreno

La cura manageriale ha portato “un’evoluzione, non una rivoluzione”, come ama affermare Bertolini, che tra i primi obiettivi ha avuto quello di mettere un po’ d’ordine nella rete commerciale appunto, e già questo è servito a recuperare un po’ di terreno. Anche dal punto di vista dei fondamentali, inoltre, ovvero vigna e cantina, le vicissitudini familiari avevano lasciato qualche buco, e anche qui l’evoluzione “conservativa” della nuova gestione ha favorito, ad esempio, il rinnovo di alcune porzioni di vigna, non ritenute più soddisfacenti. Il 28% del fatturato, rimarca Bertolini, è stato impiegato in investimenti. Tra le varie attività, hanno anche condotto uno studio sulla parcellizzazione dei suoli. Il direttore tecnico, Federico Radi, anch’egli toscano doc, è incaricato di portare questa leggendaria tenuta agli estremi dell’eccellenza. «Il nostro asset principale», ha detto Radi, «è il suolo, nella sua eterogeneità e grande potenzialità».

Federico Radi, direttore tecnico, ha parlato dell’eterogeneità e della grande potenzialità del suolo

Global networking

E tornando allo sguardo del manager, e alla sua importanza, a completare il rilancio e la crescita, in un anno in cui la ristorazione e le enoteche, canale preferenziale di Biondi Santi erano fermi, sono stati appunto la riorganizzazione, la “riconnessione” coi clienti nel mondo, come l’ha definita Bertolini. Quel +7,4% di crescita del fatturato (2020 su 2019) andrebbe quindi scomposto, scoprendo che l’estero ha contribuito con tasso a doppia cifra, a ulteriore dimostrazione del lavoro certosino sulla distribuzione internazionale. «E quest’anno, nel primo trimestre, abbiamo già allocato il 66% delle bottiglie, compresi i nuovi grandi formati, che non erano mai stati realizzati in 150 anni di storia».

I grandi formati, di necessità virtù

Quella di imbottigliare in Magnum (1,5 litri) il Brunello 2015, e anche in Doppio Magnum (3 litri) e Mathusalem (6 litri) la Riserva 2013 è un’idea di marketing apparentemente semplice, ma che riporta il vino nel contesto dei più celebrati fine wines del mondo, che competono nell’ambito delle aste anche con questi formati. Non è un caso quindi che Biondi Santi stia tornando in auge alle aste e che il brand sia rientrato nel Liv-Ex, l’indice del valore delle etichette battute all’incanto.

Riposizionare il Rosso

Infine, un’altra decisione strategica significativa riguarda il nuovo posizionamento del Rosso di Montalcino, che Biondi Santi vuole collocare in alto, come second vin alla bordolese, un vino con una sua anima e un suo stile diversi dal Brunello, e di prezzo consono: oltre 50 euro a scaffale circa (contro una media dei competitor ben sotto ai 25 euro).


L’assaggio

Biondi Santi

Rosso di Montalcino Doc 2017

A nostro avviso un grande vino, giustamente non proiettato alla vita eterna, ma godibilissimo nel qui e ora. Non solo. Rispetto al Brunello 2015, di cui scriveremo subito dopo, il Rosso pare più coerente con lo stile Biondi Santi, con quelle attese di eleganza e mineralità. Ha un profumo essenzialmente petroso, con coté di erbe aromatiche (timo secco), tipiche note di lampone, violetta e sanguinella. Al palato è decisamente secco, tornano la nota minerale, e il frutto rosso nel retrogusto. Elegante chiusura, fresca e persistente. Il tannino è ben integrato nel vino e maturo. Finale sapido con tocco di liquirizia.

Viene da un’estate molto calda e secca, ma i vigneti “hanno reagito bene”, spiega Radi, con un tenore alcolico finale moderato, secondo lo stile della maison: 13,5% vol. La vinificazione è stata estremamente tradizionale, con affinamento di grandi botti tra i 10 e i 138 ettolitri di rovere di Slavonia. È stata la prima vendemmia completamente nelle mani di Federico Radi.

Brunello di Montalcino Docg 2015

Certamente giovane, per un Brunello Biondi Santi, ma così generoso, dal frutto maturo e concentrato, con 14,5 gradi che – pur godibile – risulta piuttosto atipico. Il profumo ha note in comune con il Rosso (e questo fa onore alla franchezza dei prodotti), specialmente nelle erbe aromatiche, ma i toni qui sono più intensi e mediterranei. Il frutto ricorda la marmellata di lamponi e fragole. Insomma: più corpo, più frutto, più calore, ma pur sempre minerale. La differenza decisiva sta nella struttura, qui assai ben più robusta, con ottima sapidità e acidità. Notevoli la persistenza e il tannino, deciso e maturo.

L’annata è da ascrivere tra le “calde”, con una coda di freschezza finale, per cui la famiglia Biondi Santi decise di posticipare l’epoca di raccolta a fine settembre, alla ricerca di una maggiore maturazione fenolica. Questa scelta ha fatto aumentare zuccheri e alcol. Insomma, fu una decisione consapevole. Noi da semplici osservatori, ci domandiamo quale fosse la vera ragione; necessità o desiderio di portare il Brunello di famiglia verso uno stile più internazionale? Nella tradizione, infatti, Biondi Santi ha sempre prediletto la finezza alla potenza, anche a discapito di una certa nota verde in annate più complicate. Chissà… ma non ha più importanza, a giudicare dalla conduzione dell’ardente annata 2017 è un caso di ritorno al futuro.

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© Riproduzione riservata - 03/04/2021

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