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Bindocci confermato alla guida del Consorzio del Brunello

14 Giugno 2013 Elena Erlicher
Fabrizio Bindocci è stato riconfermato presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino. Sarà lui a guidare l'ente per i prossimi tre anni insieme ai vicepresidenti Patrizio Cencioni, Bernardo Losappio e Francesco Ripaccioli. Bindocci, 58 anni, dal 1999 è direttore dell’azienda Il Poggione della famiglia Franceschi, una delle tenute storiche del territorio. Per quanto riguarda il Consorzio è stato vicepresidente dale 1998 al 2000, durante il primo mandato di Filippo Fanti, e nel 2012 è stato eletto presidente, subentrando a Ezio Rivella. L'UNIONE TRA PRODUTTORI - «Sarà un  mandato», ha dichiarato Bindocci, «che trova nell’unione indissolubile tra produttori, Consorzio e territorio, la linfa vitale. La complementarietà tra i grandi produttori, che rappresentano alcuni dei player più importanti del sistema vitivinicolo nazionale, e i piccoli vignaioli, custodi della tradizione, ha fatto grande il Brunello. Grazie a questo il Consorzio potrà svolgere un ruolo di agenzia di sviluppo territoriale e di “catalizzatore di energie” produttive e promozionali. A questo proposito organizzeremo una serie di eventi e manifestazioni “destagionalizzate” per animare il territorio anche nei periodi dell’anno meno frequentati da turisti e appassionati». ATTENZIONE AI GIOVANI E UN CODICE ETICO - Un altro aspetto importante per Bindocci è quello della formazione per i giovani produttori «a quali saranno dedicati dei corsi per migliorare capacità e  preparazione, in un mondo, quello del vino, sempre più proiettato all’internazionalizzazione e alla competizione. C’è poi la novità rappresentata dal codice etico dell’associato: una sorta di forma di autocertificazione con la quale ci si impegna a perseguire la massima correttezza nei rapporti con gli altri consorziati». DIVERSIFICARE LE ZONE PRODUTTIVE - «Da ultimo» conclude Fabrizio Bindocci «ma non per importanza, credo che il Consorzio debba lavorare con rinnovato impegno per  avviare un progetto per la diversificazione delle zone, che non significa stabilire una gerarchia qualitativa dei Brunello più buoni o meno, ma una sorta di carta di orientamento, per clienti e/o appassionati, che, peraltro, il mercato già chiede e, in qualche misura, sta già costituendo. La fisionomia del territorio di produzione del Brunello non è  unica, monolitica e tutta uguale».

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