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Bilancio Caviro 2010: 2,9 milioni di euro l’utile netto

17 Maggio 2011 Jessica Bordoni
Numeri “vincenti” per Caviro. Il Consorzio italiano con sede a Faenza si conferma primo sul mercato nazionale del vino (9,4% di quota) e l’assemblea dei soci lo scorso 2 maggio ha approvato il bilancio del 2010 con ricavi nell’ordine dei 250 milioni di euro e un Ebitda (margine operativo lordo) pari a 13,5 milioni di euro. L’utile netto cresce di 1 milione di euro: era 1,9 nel 2009 e si attesta a 2,9 nel 2010, con una posizione finanziaria netta pari a 76 milioni di euro. Prendendo in considerazione i singoli settori, il comparto distilleria segna un buon recupero rispetto all’attuale calo dei consumi; le attività collegate all’energia e alla depurazione sono in crescita mentre i ricavi dei mosti concentrati restano stabili. Nonostante la costruzione della nuova centrale termoelettrica a biomasse e il conseguente incremento di mansioni operative, è stata raggiunta la quota zero infortuni sul lavoro per lo stabilimento di Faenza. Quanto alla divisione vino, Tavernello ha lanciato il nuovo Tavernello frizzante in bottiglia da 0,75 che in soli sei mesi ha venduto oltre 2 milioni di pezzi ed è tra i primi cinque prodotti più acquistati nella categoria frizzanti. Nella Grande distribuzione organizzata Caviro è a quota 9,4% a valore e 17,5% a volume, in prima posizione per il comparto del brik e dei private labels e in terza per la produzione in vetro. L’export cresce del +16% sul 2009 con un fatturato di 27 milioni di euro. Caviro è la prima azienda esportatrice di vini italiani in Germania e Russia (+64% sul 2009), mentre in Inghilterra raggiunge il secondo posto (+34%). Ecco il commento del presidente del Gruppo Secondo Ricci: «In un anno di pesante crisi economica e sociale il nostro è un bilancio positivo sia dal punto di vista economico che finanziario. Quest’anno assistiamo a una ripresa dei prezzi del vino che, seppur modesta, è un segnale positivo per il futuro dei viticultori. Vendemmia verde e abbattimenti dei vigneti previsti dagli incentivi comunitari hanno fatto ridurre le quote massime produttive di vino nelle maggiori nazioni – Italia, Francia, Spagna – bloccando il ribasso del prezzo del vino. Ci preoccupa però il forte calo del consumo pro-capite, dovuto sia al mancato ricambio generazionale, visto che i giovani bevono raramente ai pasti, e a motivi salutistici che interessano diverse fasce di età. Il mercato italiano è maturo e rimane solo la prospettiva del commercio estero che tiene e continua a crescere. La reazione dell’azienda ha però consentito di salvaguardare i livelli occupazionali e incrementare la marginalità. Ci aspetta un 2011 molto impegnativo per il perdurare della crisi nazionale. Il primo trimestre ci vede con l’export in crescita di quasi il 20% e il fatturato Italia allineato con il 2010».
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