Senza confini Senza confini Anita Franzon

Barolo, Amarone, Timorasso e Fiano, i vini italiani elogiati dalle riviste internazionali

Barolo, Amarone, Timorasso e Fiano, i vini italiani elogiati dalle riviste internazionali

Parole di encomio per i vini italiani sulle pagine della stampa estera. Protagonisti i rossi che riscaldano durante l’inverno, Barolo e Amarone su tutti. Ma anche due bianchi del calibro del Timorasso, piemontese molto apprezzato negli Usa, e del Fiano, che oggi viene coltivato in diverse zone dell’Australia.

La rivista Club Oenologique dedica un articolo ai “deliziosi e corposi vini rossi italiani” in quanto “antidoto perfetto alle temperature sotto zero”. Scrive a tal proposito l’autore Guy Woodward: “uno dei piaceri del vino rosso italiano è la sua diversità“.

Club Oenologique e i rossi italiani contro il freddo

Grande attenzione è riservata al Barolo che, con la sua “combinazione intrigante di potenza e finezza”, necessita solitamente di diverso tempo in affinamento prima di poter essere stappato. “Negli ultimi dieci anni però molti produttori hanno fatto sì che i loro vini divenissero accessibili anche prima, in particolare nelle annate più calde”. L’Amarone, invece, è l’ideale per chi cerca “un frutto concentrato e setoso. Non sarà un’opzione a bassa gradazione alcolica ma c’è l’impegno tra i produttori di mantenere tutta la freschezza possibile”. Tra gli esempi riportati spicca il Barolo Docg 2016 di Sordo “equilibrato e audace, ricco e maturo; con profumi di lamponi e prugne sostenuti da tartufo nero e foglie secche e una consistenza delicata al palato”. Citazione anche per il Chianti Docg 2016 Villa Saletta “dalle generose note di frutti a bacca nera, timo e tabacco”.

Su Punch la sommelier Kayla Mensah racconta il Timorasso

«Il vino italiano sarà sempre il mio primo amore», confessa a Punch Kayla Mensah, sommelier di Domestique, un’enoteca di Washington, DC. Kayla apprezza in particolar modo i vini del Piemonte. Tra le sue uve bianche ancora sconosciute per molti negli Us porta come esempio il Timorasso.
«Quest’uva piemontese poco conosciuta si è quasi estinta prima che alcuni viticoltori decidessero di recuperarla».

Alternativa economica a un bianco di Borgogna

La zona del tortonese viene geolocalizzata in base a quella delle Langhe. «A nord-est delle Langhe, dopo le prime sperimentazioni con il Timorrasso del viticoltore Walter Massa negli anni ’80, i Colli Tortonesi sono diventati il centro spirituale della varietà perduta. Dove una volta solo pochi acri sparsi erano dedicati all’uva oscura, i viticoltori hanno iniziato a piantare il Timorasso (…) fino ad arrivare a produrre un grande bianco italiano», spiega la sommelier. Che arriva a definire il Montino, Colli Tortonesi Timorasso Doc 2016 di La Colombera un’alternativa economica a un bianco di Borgogna.

The RiotACT segnala l’ascesa australiana del Fiano

Pare che il Fiano, “originario della Campania, una regione vicino a Napoli, nel sud Italia” – come scrive (quasi) correttamente il magazine di Canberra The RiotACT – sia un vitigno che riscuote sempre più successo tra gli australiani. Preoccupandosi di specificare la pronuncia («fee-ah-noh»), il giornalista ricostruisce il viaggio del vitigno. “Questa versatile uva bianca è stata originariamente importata e piantata nel 1985 da Mark Lloyd a Coriole McLaren Vale, in South Australia e oggi sono più di 100 i produttori australiani, inclusi molti nelle regioni vinicole di Canberra, Hilltops e Gundagai, che lo coltivano”.

Un’uva capace di contrastare il climate change

Sembra, inoltre, che il Fiano sia adatto soprattutto in vista dei cambiamenti climatici che stanno colpendo anche queste regioni, essendo una varietà molto “malleabile”, come afferma Alex McKay di Collector Wines. L’azienda acquista le uve Fiano (la prima etichetta è uscita nel 2018) dalla fresca e elevata regione delle colline del New South Wales (NSW). Specifica McKay: «Penso che la regione di Hilltops sia il posto giusto per questo vitigno, considerando il clima continentale fresco, i vigneti elevati (a circa 600 metri) e i terreni argillosi».

Foto di apertura di Club Oenologique

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© Riproduzione riservata - 28/01/2021

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