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Banfi sperimenta uve georgiane contro il climate change

26 Aprile 2020 Civiltà del bere

Alla prova nel vigneto sperimentale di Castello Banfi una varietà di uva georgiana: il Saperavi. Potrebbe aiutare la Toscana ad affrontare il cambiamento climatico, che nel territorio ha portato un caldo intenso e piogge più abbondanti.

La sperimentazione di nuovi vitigni è fra le strategie messe in atto da Banfi per affrontare il cambiamento climatico in atto. L’azienda toscana ha messo a punto un vigneto sperimentale di due ettari dove, oltre a studiare la resistenza dei diversi cloni di Sangiovese (per poterli allevare senza l’uso di prodotti chimici), sta testando alcune varietà non ancora ammesse nei disciplinari dei vini toscani. Fra queste spicca il Saperavi, che in georgiano significa letteralmente “tintura”.

L’uva Saperavi, dalla Georgia alla Toscana

Il Saperavi è un vitigno originario delle Georgia, ma è diffuso anche in Armenia, Moldavia, Ucraina, Uzbekistan, Azerbaijan, e in misura minore anche negli Stati Uniti, nelle regioni del Niagara e dei Finger Lakes dello Stato di New York. Si tratta di un’uva dalla buccia scura e dalla polpa rosa, dotata di ottima acidità. Jgor Marini, direttore regionale di Banfi, ha spiegato a The Drinks Business che l’azienda sta cercando uve resistenti alla botrite, con buccia spessa e fioritura ridotta. Queste caratteristiche le rendono più durevoli, in grado di prosperare in Toscana senza trattamenti chimici, resistendo all’intensità del calore e dei raggi solari. Una volta maturate, le uve del vigneto sperimentale di Banfi vengono vinificate in piccoli lotti. Il risultato finale è poi valutato dai ricercatori della Fondazione Edmund Mach dell’Istituto di San Michele All’Adige, dai vivai Rauscedo e dal C.R.E.A.

Contro la minaccia del riscaldamento globale

Negli ultimi 30 anni le temperature italiane sono aumentate sia in inverno che in estate, così come le precipitazioni. Il clima italiano sta diventando sempre più tropicale: l’uva deve quindi essere resistente alle malattie e avere una buccia spessa per sopportare il sole intenso. Ma il fenomeno del riscaldamento globale non sta mettendo alla prova solo il vino italiano: tutte le aziende del Vecchio Mondo stanno cercando vie alternative, come la sperimentazione di vitigni non ufficiali, per poter continuare a produrre vini eleganti, che possano resistere alla prova del tempo.

Una lunga esperienza maturata studiando il Sangiovese

Questi esperimenti partono da quelli condotti da Banfi negli anni Ottanta su circa 650 cloni di Sangiovese, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, che hanno contribuito ad approfondire la conoscenza del vitigno da parte dei viticoltori italiani. Oggi, oltre agli studi sul vitigno principe toscano, c’è molta curiosità per le varietà ibride e gli incroci che non possono ancora essere coltivati nella regione. «L’obiettivo è ottenere in futuro nuove varietà e portainnesti in grado di sopravvivere naturalmente», spiega Marini.

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