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Atlante del vino 2021: l’Abruzzo

11 Luglio 2021 Civiltà del bere

Nella regione dove Montepulciano e Trebbiano la fanno da padroni, Massimo Di Cintio racconta come abbiano preso piede anche le varietà autoctone come Pecorino e Passerina e la tipologia Cerasuolo. Non manca la valorizzazione di microzone in grado di rimarcare sempre più le differenze d’espressione.

L’Atlante del vino italiano 2021 si può acquistare qui

L’Abruzzo del vino nell’ultimo ventennio è profondamente cambiato. È cambiato dal punto di vista qualitativo e ha finalmente mostrato tutto o quasi il valore del rapporto territorio-vitigni-vini di una regione racchiusa tra il mare Adriatico e i massicci del Gran Sasso d’Italia e della Majella in grado di puntare in modo convinto sulla sua identità. Ma l’ha fatto anche con una revisione delle Doc storiche attraverso le sottodenominazioni e ampliando la geografia produttiva con nuove denominazioni, in un sistema adesso capace di esaltare sia i vitigni autoctoni sapientemente recuperati (due tra tutti: il Pecorino e la Passerina), sia tipologie di grande interesse (come il Cerasuolo d’Abruzzo Doc in grande crescita), sia zone e microzone in grado di rimarcare le differenze di espressione delle uve, soprattutto le più diffuse Montepulciano e Trebbiano

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