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Appius 2014: la nuova edizione del sogno di Hans Terzer

23 Novembre 2018 Anna Rainoldi
Il sogno di Hans Terzer si realizza anche quest’anno. Appius 2014 è figlio di un'annata difficile, una sfida in più per l'enologo di Cantina San Michele Appiano. E il risultato premia l'audacia con un grande bianco, opulento e prezioso, diverso dalle annate precedenti. Per qualcuno la miglior edizione del progetto Appius, cominciato 5 anni fa con la vendemmia 2010.
Appius nasce per esprimere l'apice qualitativo della Cantina di San Michele Appiano. Ogni edizione è un "pezzo unico", cesellato in base alle caratteristiche dell'annata, ma la formula da cui nasce rimane la stessa. A partire dalla scelta dei vigneti, i più vocati, individuati dopo una serie di microvinificazioni di 3-4 filari per volta. Appius è una selezione della selezione, nata assaggiando alcune barrique del futuro Sanct Valentin «che meritavano di essere imbottigliate a sé», spiega Hans Terzer. «Mi sono detto: possiamo e sappiamo fare di più, un vino che esprima il meglio dell'annata. Lo volevo chiamare "The best of 2010". L'idea è rimasta, il nome no, per fortuna», racconta sorridendo l'enologo.    

Il prodotto unico di un'annata complessa

L'andamento climatico irregolare e piovoso del 2014 ha rappresentato una sfida in più per Terzer. «Ho vinto la scommessa. Da una vendemmia particolare è nato un Appius particolare. Possiamo definirla un'annata "jazz", in cui ho giocato con i vitigni, creando un prodotto unico, diverso dalle precedenti edizioni». Il Sauvignon, in particolare: «Di questa varietà mi sono innamorato diversi anni fa. È il sale del blend, e nell'Appius 2014 ha una presenza più rilevante, il 12%». Insieme a Pinot grigio (15%) e bianco (8%), il Sauvignon arricchisce l'uvaggio a base Chardonnay (65%).

Il processo produttivo

Le uve sceltissime, raccolte nella seconda metà di settembre 2014, provengono da ceppi di 25-40 anni esposti a sudest-sudovest su suoli calcareo-ghiaiosi e morenici. il vino nasce in barrique e tonneaux: dopo la fermentazione alcolica, malolattica e un periodo di evoluzione in legno, le singole varietà sono state assemblate e poste nuovamente ad affinare sui lieviti in serbatoi inox per altri due anni. Il "vino da sogno" ideato da Hans Terzer è una imponente opera corale, come non manca di ricordare l'enologo di Cantina San Michele Appiano: «Il nostro è un lavoro di squadra. Io faccio il capitano, forse, ma il processo di produzione comincia in vigna e si conclude con la vendita».

Appius 2014 nel calice

Appius 2014 conferma il carattere unico dell'annata in un calice generoso, ma ricco di contrasti olfattivi. Elegante e suggestiva l'etichetta, personalizzata in ogni edizione, che in questo caso raffigura la propagazione degli ipertoni, i suoni più nobili che uno strumento è in grado di produrre (realizzata da Life Circus di Bolzano). Se l'annata 2014 si distingue per freschezza dalle precedenti, Appius conserva il fil rouge di un naso ampio e profondo, che vira dalla frutta tropicale al mentolato, con un suadente sottofondo speziato e di vaniglia. Il palato è denso, bilanciato e avvolgente, lungo e sapido nel finale. Un bianco dal grande avvenire, con un potenziale di invecchiamento di oltre 10 anni. E tiratura come sempre limitata: 6.500 bottiglie in tutto (alcune anche in grande formato). Leggi anche: Appius 2013 e Appius 2010-2011-2012 in verticale

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